Fimar, macchine che “tritano” la concorrenza

Fimar Villa Verucchio
Tritacarne, grattugie, impastatrici, forni, ma anche carrelli e refrigerati per sale pranzo. Fimar, a Villa Verucchio, produce macchine per la ristorazione che raggiungono tutto il mondo, compresi i Paesi più sviluppati del Nord e Centro Africa. 80 dipendenti, un fatturato di 44 milioni di euro (includendo anche la Forcar, altra società del Gruppo) e 100mila pezzi venduti in media all’anno, fanno di questa realtà una delle imprese più in crescita del territorio

di Primo Silvestri

La provincia di Rimini vanta un piccolo distretto di aziende che producono macchine per la ristorazione. Un legame con i numeri del nostro turismo (15 milioni di pernottamenti l’anno e più di duemila alberghi) è facile trovarlo. Fimar, che ha sede a Villa Verucchio, è una di queste aziende, tra le più importanti in Italia e con un buon posizionamento estero, come avremo modo di vedere.
Partita, nel lontano 1974, come una piccola officina di precisione che lavorava per conto terzi, nel 1979 assume la denominazione Fimar e si specializza nella produzione di macchine per la ristorazione. Stiamo parlando di tritacarne, grattugie, impastatrici, lava verdure, tostapane, forni, ecc., in una lunga lista di combinazioni, cui nel tempo si sono aggiunte, in carico ad una società dello stesso Gruppo, la Forcar, linee di carrelli e di refrigerati per le sale pranzo. Perché, come ci spiega il fondatore e titolare, Oriano Tamburini, che ci riceve in sede, “uno degli elementi del successo di Fimar è costituito proprio dalla completezza della gamma dei prodotti che offre. Ad un albergo, meglio ancora se una catena alberghiera, non si può dire: io ti posso dare alcune macchine, per il resto rivolgiti ad altri. Si è più apprezzati e competitivi quando si è in grado di dare una fornitura completa”.
Prodotti, venduti in circa 100 mila pezzi l’anno, che Fimar assembla nei suoi capannoni, mettendo insieme componenti che arrivano da fornitori locali e non (molti i veneti, già impegnati in forniture per Zanussi e altre ditte di elettrodomestici), facendo lavorare un’ottantina di persone.
Gli altri fattori della competitività di Fimar, ci tiene a sottolineare Tamburini, sono: “la continua innovazione dei prodotti, per quanto stiamo parlando di macchine relativamente semplici che costano qualche centinaio di euro, la qualità dei materiali utilizzati (oggi tutto è in acciaio inox), l’applicazione scrupolosa delle norme europee sulla sicurezza, la velocità nelle consegne (per l’Italia, l’ordine parte entro le 24 ore dal ricevimento) e ultimo, ma probabilmente il fattore più importante, l’assistenza tecnica ante e post vendita, garantita in tutto il mondo. Con due tecnici che dallo stabilimento di Villa Verucchio sono in grado di dialogare, in inglese, con i loro colleghi sparsi nei concessionari di tutto il mondo”.

MACCHINE “POLIGLOTTE”

La Fimar realizza due terzi circa del suo fatturato – che si aggira, compreso la Forcar, sui 44 milioni di euro – all’estero. Esporta in tanti paesi, escluso il Nord e Sud America, nel primo caso perché la dimensione del mercato richiede una particolare cautela, nel secondo a causa dei dazi troppo alti applicati alle importazioni. Scorrendo la lista dei Paesi e delle aree geografiche dove le macchine Fimar sono più apprezzate, c’è anche una bella sorpresa, un po’ inattesa: tra i principali mercati esteri c’è il Nord Africa, in particolare l’Egitto, la Tunisia, l’Algeria e il Marocco. Paesi da cui, spesso, le macchine Fimar ripartono per raggiungere altre nazioni del Centro Africa. Sono cioè ri-esportate dai concessionari locali. Rivenditori grossisti, in totale circa 1.300, che sono i veri clienti di questa azienda che non si rivolge direttamente al singolo albergo o ristorante. Ragione per cui Fimar non vende nemmeno on line, per non fare concorrenza ai suoi stessi rivenditori. Questo però non gli impedisce di essere presente sui principali social media.
Una presenza così significativa sui mercati esteri è il risultato della frequentazione costante delle maggiori fiere di settore (Milano, Barcellona, Dubai, Singapore, ecc.) e si regge su un responsabile esportazioni, che praticamente è sempre in giro per il mondo, e un ufficio export, interno all’azienda, costituito da sette persone, tutte donne, che parlano tranquillamente inglese, francese, tedesco e spagnolo. Lingue diverse di loro, che le dipendenti hanno appreso all’Istituto alberghiero, molto apprezzato su questo fronte. Apprezzamenti che non si estendono agli altri istituti tecnici-professionali locali, che spesso, dicono in questa azienda, sono anche poco aggiornati rispetto alle novità. Ma cosa chiede Fimar ad un giovane, quando c’è qualche assunzione in ballo? Fimar chiede nozioni meccaniche di base, mentre la formazione vera e propria viene svolta in azienda, con l’affiancamento a persone più esperte.

RISTORAZIONE E CRISI

La crisi russa, tra embargo e svalutazione del rublo, che inevitabilmente ha fatto lievitare i prezzi interni, non si è sentita solo nella flessione degli arrivi turistici della riviera, ma anche nel calo delle vendite di macchine per la ristorazione. Il peggio sembra però passato.
L’altra crisi, quella più generale, si è fatta sentire, con un calo delle vendite, nel 2009 (lo scoppio è avvenuto nel settembre 2008), poi però c’è stata una ripresa dell’ordine del 3-4 per cento l’anno, lenta ma costante, spiega Tamburini. Tanto che il Gruppo ha potuto inaugurare da poco, non lontano dalla sede principale, un nuovo centro logistico dedicato per intero alle spedizioni.
Infine, c’è il rapporto con il territorio: l’unico neo che il titolare di Fimar segnala a questo proposito riguarda la viabilità della Marecchiese, non all’altezza delle necessità, soprattutto quando a doversi muovere sono grossi camion. E chi esporta ne muove tanti.