Digitale terrestre, un disastro!

A tre anni dallo Switch off, ossia dal passaggio dall’analogico al digitale, i disagi sul territorio riminese continuano. La Provincia dichiara guerra alla Rai e minaccia di rivolgersi alla Magistratura. I consumatori come possono difendersi?

Tra le riforme recenti che hanno peggiorato le nostre condizioni di vita, la tristemente famosa “Legge Gasparri” merita una particolare menzione.
E’ la normativa che a maggio 2004 ha stabilito il passaggio (in gergo Switch off) dall’analogico al digitale terrestre per la ricezione del segnale televisivo, avvenuto nella nostra provincia nel 2010: l’inizio di un vero e proprio disastro tecnologico. In questi tre anni non si contano le problematiche diffuse nel nostro territorio provinciale, specialmente nella zona sud: canali che vanno e vengono, interferenze, disturbi, necessità di continui orientamenti di antenna, che hanno arrecato notevoli disagi e costi ai residenti e alle strutture turistiche impedendo  la visione televisiva  di canali locali e nazionali in particolare in concomitanza dei grandi eventi sportivi (Mondiali ed Europei di calcio, Olimpiadi).
Le cause di questo tipico “fiasco all’italiana” sono molteplici: impianti d’antenna fatiscenti, ripetitori da aggiornare, interferenze, eccessiva distanza dalle celle e, non ultime, sia la morfologia del territorio (in parte collinare) che la sua vicinanza alla Marche che ha “switciato” in un secondo momento.

I tecnici di Rai Way sono stati più volte sollecitati dalla Provincia e dai rappresentanti degli antennisti locali, a risolvere le problematiche senza riuscire, ad oggi, a stabilizzare definitivamente le frequenze.
Convocati più volte presso il Co.Re.Com a Bologna (Comitato Regionale delle Comunicazioni) hanno continuamente rimandato la soluzione a  interventi futuri rivelatasi ogni volta dei veri e propri buchi nell’acqua, come l’ultimo effettuato lo scorso giugno sugli impianti friulani (ebbene sì, la qualità del segnale dipende anche dal Friuli!).

Che fare?
Chiedere il rimborso del canone è impossibile perché esso non è il corrispettivo per la fruizione di un servizio pubblico, bensì una tassa sul possesso dell’impianto televisivo.
Proprio uno dei motivi che hanno permesso alla Rai di vincere il ricorso dell’Avv. Maestri di Ravenna, che era ricorso avanti al TAR del Lazio intentando una class action per 123 utenti ravennati.
Il Tar ha aderito alla tesi della Rai, basandosi però sui dati forniti dalla stessa emittente pubblica che dichiara la copertura al 99,6% del segnale.
Tuttavia il ricorso non è stato affatto vano: potrà essere oggetto di studio come “ causa pilota” per  promuovere un’azione risarcitoria a tutela dei cittadini riminesi nei prossimi mesi: questo è l’auspicio delle associazioni dei consumatori locali convocate recentemente dall’ assessore provinciale ai sistemi informativi Mario Galasso.

FEDERCONSUMATORI RIMINI
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