A.A.A. Cercasi innovazione disperatamente!

Secondo un Rapporto regionale di Unioncamere, la provincia di Rimini non brilla. Restiamo indietro nelle innovazioni di processo e di prodotto, nell’uso delle nuove tecnologie e di fonti energetiche rinnovabili, nell’introduzione di brevetti e nell’assunzione di laureati. Unica nota positiva: la capacità di “accendere la lampadina” laddove ancora non c’è concorrenza

Dal Rapporto sull’innovazione in Emilia Romagna 2013, edito da Unioncamere, lemergono alcuni dati interessanti per la provincia di Rimini, nel bene e nel male.

  1. Più della metà delle aziende intervistate (86 a Rimini, prevalentemente manifatturiere, su un totale regionale di 1.596)  dichiara di non aver introdotto nessuna innovazione di prodotto o di processo nell’ultimo triennio 2010-2012, figurando tra le più arretrate situazioni regionali.
  2. A sorpresa, invece, tra le imprese che innovano, Rimini è al 1° posto per l’introduzione di innovazioni radicali di prodotto, quelle cioè capaci di generare nuovi beni e/o servizi, verso i  quali la concorrenza è quasi, o del tutto, assente. Nel 2013, sono state impegnate in questo tipo di innovazione radicale 13 imprese riminesi su cento, il doppio di Modena, la provincia più innovativa in regione.
  3. Le imprese più innovative sono quelle che hanno come clienti altre imprese, meno innovative quelle che si rivolgono direttamente al mercato finale.
  4. Tra le innovazioni, divenute quasi obbligatorie, c’è l’adozione delle nuove tecnologie di internet: a non avere una connessione sono appena il 2,5% delle imprese, ma poco più di 12 imprese riminesi su cento le utilizza per il commercio elettronico, quattro punti percentuali in meno della media regionale.
  5. I settori più innovativi: nel Riminese sono elettricità ed elettronica, legno, mobili e icomparto delle acque minerali.
  6. Le imprese  favorevoli ad investire sull’innovazione pensano ad interventi soprattutto nei processi di produzione e nella formazione del personale già in forze (più di una su tre), solo per ultimo dichiarano di voler assumere laureati (meno di una su dieci).
  7. A convertirsi verso l’economia verde – una forma di innovazione che protegge e migliora l’ambiente, ma può far risparmiare anche sui costi – a Rimini sono ancora in poche: appena una impresa su dieci utilizza energia  proveniente da fonti rinnovabili, in regione quasi il doppio; meno di una su sei dichiara di aver diminuito le emissioni in atmosfera; due su cinque di avere diminuito la produzione di rifiuti;  un misero tre su cento di aver incrementato il recupero degli stessi, a fronte di otto per  cento in regione.
  8. I ritardi della provincia di Rimini sono confermati anche dall’andamento dei brevetti, cioè di invenzioni registrate e protette. Dallo scoppio della crisi, anno 2007, sia i brevetti europei (EPO) che nazionali sono in calo e si sta tornando ai numeri di inizio Duemila, ben al di sotto dei valori medi regionali, che vede in testa, nell’ordine: Bologna. Modena, Parma e Reggio Emilia. L’intensità brevettuale di Rimini 2013, un indicatore di sintesi che mette insieme invenzioni, modelli e disegni depositati per milione di abitanti, dà come valore 276, quando Bologna ottiene 838 e Milano, il primo capoluogo d’Italia, raggiunge 976 (fonte: ICityLab). Rimini è cioè ad un terzo del livello della prima classificata.

Concludendo…

E’ vero a Rimini il manifatturiero in senso stretto pesa meno che nel resto dell’Emilia Romagna e del Nord Italia (appartengono a questo settore sette imprese su cento, che danno lavoro a 15 addetti su cento, escluso le costruzioni,  la metà della media regionale), nondimeno  rimane un vuoto da colmare, perché è  l’innovazione, da applicare anche nella Pubblica Amministrazione come nel turismo e gli altri servizi, che produce sviluppo,  lavoro di qualità e per ultimo competitività. Per sottolineare questa urgenza basta aggiungere che, sempre a Rimini, tra gli attuali occupati solo 1,5 ogni cento sono inquadrati come quadri o dirigenti, quando a Bologna sono più di 5, a Modena e Reggio Emilia un pò meno di 4, cifra che corrisponde alla media regionale. Quadri e dirigenti fanno lavori più qualificati e guadagnano anche meglio.  Opportunità meno presenti in questa provincia.