Acqua pubblica o no? Intanto aumentano i costi

servizio idrico integratoSecondo Federconsumatori, una famiglia riminese di tre persone con un consumo medio di 150 metri cubi spende 278 euro l’anno. Una spesa a metà strada, in Emilia-Romagna, tra i 220 euro di Modena e i 344 euro di Forlì. Un’occhiata a costi e qualità del servizio idrico integrato mentre torna alla ribalta il tema della gestione pubblica. Che divide i Comuni

Gestione dell’acqua ai Comuni: sì o no? Il tema divide le amministrazioni riminesi. Il mandato di Hera è scaduto e ad oggi la multiutility opera ancora in regime di proroga. ATERSIR, che riunisce i sindaci della provincia di Rimini, deve decidere entro luglio ma i sindaci sono divisi. Il presidente di ATERSIR, il sindaco di Misano Stefano Giannini, ha fatto capire che prendersi la gestione diretta per i Comuni non è cosa facile, in più costerà. “I Comuni dovrebbero risarcire Hera ed AMIR di quanto investito negli anni – riporta il Carlino – cioè 113 milioni di euro totali, e farsi carico degli investimenti futuri”.
Rimini dovrebbe sborsare per il risarcimento 51 milioni, Riccione 17, Bellaria 8, Santarcangelo 4,7, Cattolica 7,8, Misano 7, Coriano 3,4, Gemmano 600mila euro. E il sindaco di quest’ultimo Comune, Riziero Santi, ha detto chiaramente che non li ha. Susanna Vicarelli, assessore a Riccione, ha detto l’Amministrazione è favorevole alla società interna ma che prima valuteranno costi e benefici. Lo stesso ha detto Enzo Ceccarelli, sindaco di Bellaria. Mimma Spinelli (Coriano) si è detta favorevole.

In attesa che si trovi una decisione comune, diamo uno sguardo alle tariffe del servizio idrico integrato, perché alla fine è questa la speranza dei consumatori: che la nuova gestione, diretta o indiretta che sia, non renda il servizio più caro.
La bolletta dell’acqua è in costante crescita, ma la qualità del servizio resta al palo. “La recente revisione delle regole di tariffazione e la cabina di regia nazionale affidata all’Autorità per l’energia elettrica e il gas (Aeeg) non hanno portato alcun vantaggio per i bilanci delle famiglie italiane. Giusto per fare qualche esempio, negli ultimi cinque anni le famiglie con tre figli di Firenze hanno visto lievitare la propria bolletta dell’acqua di ben 336 euro (+34%), mentre a Napoli le coppie con un figlio hanno pagato 162 euro in più (+79%); a Trieste, sempre negli ultimi cinque anni, i nuclei familiari formati da due persone hanno visto crescere la tariffa dell’acqua di 93 euro (+72%)”.
Così scrive nella sua ultima inchiesta sulle tariffe dell’acqua il bollettino di Altroconsumo di dicembre 2014. L’indagine è limitata ai capoluoghi di regione, ma se la tendenza è quella delineata, è difficile pensare che negli altri comuni sia andata diversamente. Per eliminare il caos degli Ato, uno per provincia, dal primo gennaio 2014 le decisioni sulle tariffe sono state demandate all’Aeeg, ma per le famiglie non sembra siano arrivati grandi vantaggi.

Qualche mese prima, Federconsumatori aveva esteso il calcolo dei costi del servizio idrico integrato (comprendente cioè acqua, fognatura e depurazione) a tutti i capoluoghi di provincia, calcolando la spesa 2013 per una utenza composta da tre persone ed ipotizzando un consumo medio di 150 m3, pari ad un consumo pro capite medio di 56 m3/ab/annuo.
Il calcolo, per gli utenti della provincia di Rimini, ha indicato un costo per utenza, comprensivo di iva al 10%, di 278 euro l’anno. Una spesa che in Emilia Romagna si piazza quasi a metà classifica tra i 220 euro di Modena e i 344 euro di Forlì, ma comunque sopra la media nazionale che è di 241 euro.
Per via di una variazione del metodo di calcolo, che prende il nome di moltiplicatore tariffario (theta), i dati 2013 e quelli del 2012 non sono perfettamente confrontabili. Ciononostante, la sua determinazione per l’ultimo anno, approvata dall’autorità competente (Aeeg), contiene un incremento del 6,3% sull’anno precedente, mentre le tariffe effettivamente applicate sul piano locale contengono incrementi ancora più consistenti.
A Rimini il moltiplicatore applicato sulle bollette coincide con quello approvato, e nel 2013 è stato perfino più basso, anche se di poco, di quello dell’anno prima.