Acquisti natalizi: occhio al “tasso zero”

Rn,31/12/05, iper mercato trony©GRPhoto/Riccardo GalliniPagamenti a rate: conviene davvero? Tanti consumatori, anche a Rimini, non fanno la simulazione dei costi prima di stipulare un finanziamento. Tra interessi e spese di pratica, si può arrivare però, in alcuni casi, a pagare il 20% in più. Quanta è lontana l’usura? Conviene sempre pagare dilazionato? Siamo andati in alcuni negozi riminesi in occasione degli acquisti natalizi. E le sorprese non mancano

di Mirco Paganelli

Il periodo delle spese natalizie è cominciato. Sul finire dell’anno, con la tredicesima nel portafoglio (per chi ce l’ha), il pensiero va a cosa regalare (o regalarsi). L’elettrodomestico per la casa, l’automobile per il figlio, il viaggio per la coppia… L’anno scorso, tolte le spese fisse, solo il 9% delle tredicesime rimaneva in tasca agli italiani. Secondo dati nazionali, ogni famiglia conta su meno di duecento euro per i regali natalizi. Eppure, anche se l’estratto conto è una pena, sotto Natale rimane forte il desiderio di concedersi un regalo, e in tanti, non potendo sborsare nell’immediato somme importanti, ricorrono ai pagamenti rateali; spesso anche per poche centinaia di euro. Ma conviene davvero pagare dilazionato? L’equivalente di un caffè al giorno – come molti venditori sponsorizzano – sembra uno sforzo molto più fattibile dello staccare un unico assegno. Ma quanti caffè dovremo berci prima di sostituire la vecchia lavatrice?
Tra chi presta poca attenzione ad asterischi e caratteri minuti, chi ignora le spese di pratiche, o chi semplicemente non prende in mano la calcolatrice per dare un significato a quel “per cento” di interessi, in tanti rimangono spiazzati quando danno un’occhiata gli addebiti sul proprio home-banking.
TRE ha fatto un giro tra i più importanti negozi della zona per capire quali finanziamenti vengono proposti e a cosa fare attenzione.

Lo smartphone è diventato l’oggetto più regalato per la Prima Comunione. Lo zio generoso che vuole donare al nipote l’ultimo modello di iPhone deve sborsare 830 euro. Siamo andati all’Apple store di Rimini. I dettagli della finanziaria vengono espressi solo una volta sottoposta la pratica, però il commesso anticipa che, pagandolo a rate, il telefono costerà alla fine 880 euro, più altri cinquanta per la pratica: 100 euro in più rispetto al costo iniziale, ovvero il 12%. Ma attenzione: se si vuole prendere un Macbook air (dal costo superiore ai mille euro) “lo stipendio deve essere buono” – ci viene sottolineato, senza specificare soglie – altrimenti la società finanziaria respinge la pratica e non valuta altre proposte dalla stessa persona per sei mesi.

Al Megastore Expert, se si capita nel periodo “tassi zero”, si fa un affare dato che le 20 rate non prevedono interessi, né ulteriori spese. La somma del bene va semplicemente divisa per 20, e dilazionata in altrettante mensilità. I gestori sono ulteriormente flessibili e disposti a mantenere le stesse condizioni per meno rate, “però dipende dal prodotto, perché non abbiamo lo stesso margine di guadagno su tutti”. Così, nessun problema per le lavatrici, dove il margine è buono. Per i televisori: dipende dalla marca. “Non tutte le aziende ci garantiscono lo stesso guadagno”, spiegano. Se si vuole ricorrere a più rate, o acquistare al di fuori dei brevi (ma frequenti) periodi a tasso zero, la magia finisce: gli interessi schizzano al 13% a cui si sommano spese di pratica, bolli e costo delle rate. Circa 50 euro.

I periodi a tasso zero raggiungono anche il Conad – Le Befane durante le “settimane sottocosto”. Ce n’è una ogni due o tre mesi. Al banco finanziamenti abbiamo fatto alcune simulazioni. Pagare un bene da 400 euro in 10 rate comporta interessi del 5%; quindi alla fine verrà acquistato per 20 euro in più. Con 15 rate, gli interessi salgono al 7%; 24 rate, 10,5%. Aumentiamo un po’ l’importo? Per un bel televisore da 700 euro, le percentuali aumentano di circa un punto.

Volete rifarvi il bagno? Da Leroy Merlin a Savignano sul Rubicone, indipendentemente dall’importo che si desidera rateizzare (comunque superiore a 500 euro), il tasso d’interesse è del 12,75% indipendentemente dal numero di rate. Quello che è certo è che conviene fare la carta fedeltà (dal costo di 9 euro all’anno) che fa contrarre della metà esatta il tasso di interesse. Così si immagazzinano anche nuovi soci. Chi è libero professionista deve aver dichiarato almeno 9 mila euro nel modello unico. Peccato che oggigiorno non sia così automatico per un giovane guadagnare 750 euro al mese – facciamo notare. E i pensionati? Dall’altro lato del banco, alzata di spalle. Un’alternativa a tasso zero è il pagamento dilazionato: si stacca un assegno, ma l’importo viene addebitato in 3 tranche mensili senza alcuna spesa accessoria. Per chi può fermarsi a tre rate, una buona soluzione.

Da Unieuro su ogni rata si paga una tassa d’incasso di 1,50 euro, più un’imposta di bollo sulla prima rata di 16 euro. Gli interessi vanno dal 8% se si scelgono 12 rate, al 14% se si dilaziona tutto in 24 addebiti. In quest’ultimo caso, un pc portatile da mille euro lo pagheremo alla fine 1.192 euro: il 20% in più!

Cosa si nasconde dietro una rata? Occhio ai beni fallati, spesso capita che lo siano – denuncia Federconsumatori Rimini – e la finanziaria rimane in piedi. “Bisogna fare sempre attenzione alle condizioni contrattuali e ai tassi di interesse. Negli anni c’è stata poca attenzione da parte dei consumatori e ci siamo trovati ad intervenire chiedendo rimodulazione del contratto di finanziamento: la rateizzazione delle rate. Veniva mostrato loro il tasso, ma non l’ammontare della spesa finale. Molti si sono fermati a questo dato senza comprendere l’incidenza effettiva sull’economia domestica”.
Eppure la crisi sta avendo un “paradossale effetto benefico” sul livello di responsabilità della gente: “Oggi si fa attenzione anche alle spese di poche decine di euro – prosegue il presidente -. Prima il consumo era meno attento. Sotto questo aspetto, la crisi può essere vista in chiave positiva”. Intanto è guardata con favore l’”attenzione sociale” dei gestori di beni primari (come luce e gas) che consentono di rateizzare anche i conguagli delle bollette. Certo è che quando i tassi d’interesse – come nel caso di alcuni beni individuati da TRE – superano il 13%, a cui vanno sommate spese di pratica, l’odore di usura non è lontano.