Acquisti pubblica amministrazione: un iter complicato!

fatture-online[1]Gli enti pubblici hanno l’obbligo di ricorrere al Mercato Elettronico Mepa per l’acquisto di beni e servizi. Obiettivo: velocizzare le procedure. Ma il sistema presenta barriere all’ingresso per le piccole imprese che non riescono a partecipare ai bandi per fornitori e le lungaggini burocratiche allungano i tempi. Parola di chi ha seguito la procedura per un’azienda riminese di servizi

di Mara Tamborra

Con la legge di stabilità del 2013 le Pubbliche Amministrazioni hanno l’obbligo di ricorrere al MEPA (Mercato Elettronico Pubblica Amministrazione) per l’acquisto di beni e servizi sotto soglia comunitaria. Questo mercato virtuale è stato concepito di fatto come lo strumento atto a ottimizzare i processi di acquisto di beni e servizi per i valori al di sotto della soglia comunitaria (esempio: per gli appalti pubblici di servizi la soglia è di circa 200.000 euro).
Finalità del Mepa dovrebbe essere quella di garantire il contenimento della spesa pubblica e allo stesso tempo sostenere la crescita economica, favorendo un’ampia partecipazione delle PMI al mercato pubblico. Nella realtà i fatti sono però ben diversi, perché ci sono molte aziende che lamentano la difficoltà di abilitarsi al MEPA. In prima persona sono stata testimone di questa difficoltà e delle lungaggini burocratiche cui si va incontro nel momento in cui si decide di essere presenti su questo mercato virtuale.

L’esperienza

Dallo scorso giugno ho seguito la procedura di abilitazione per conto di un’azienda di servizi di Rimini per cui collaboro.
Per compilare la domanda di abilitazione bisogna scaricare il manuale dal portale e seguire le indicazioni. Sembrerebbe tutto semplice, ma il discorso si complica perché bisogna scegliere una categoria di partecipazione a un bando, quando le categorie presenti non contemplano il tipo di servizi che la nostra società fornisce. In verità le categorie non contemplano tutta una serie di tipologie di aziende che in pratica non sono rappresentate. Ho dovuto armarmi di pazienza per ottenere chiarimenti e dopo svariate telefonate ad un numero verde messo a disposizione per gli operatori, sono riuscita a parlare con una telefonista più disponibile e competente delle colleghe, la quale mi ha spiegato che il bando cui la mia azienda poteva partecipare era alla categoria EVENTI 2010 –servizi per eventi e comunicazione.
La nostra società NON è una società di comunicazione e non organizza eventi, ma ha per oggetto la fornitura di servizi alle imprese e agli enti pubblici (nello specifico gestione progetti europei, progettazione comunitaria, formazione, studi e ricerche ecc). Ho fatto notare questo particolare, ma l’operatrice mi ha rassicurata sulla procedura e così sono andata avanti. Sono passate quasi quattro settimane prima di ottenere l’esito e la prima volta la domanda non è stata accolta, con la seguente motivazione:
“Gentile Fornitore, in relazione alla Vostra domanda di abilitazione per il Bando EVENTI, con la presente siamo a comunicarVi quanto segue. La Commissione, dopo approfondito esame del surrichiamato documento, ha rilevato che il certificato di firma digitale risulta scaduto. La invitiamo a rinnovare la firma presso il suo ente certificatore”.
C’è un piccolo particolare: la firma digitale era valida quando la domanda è stata spedita, ma visti i tempi lunghissimi di attesa nel frattempo il certificato era scaduto e andava sì rinnovato presso la Camera di Commercio. Ho telefonato per chiarimenti, ma purtroppo chi è preposto a rispondere non va oltre le informazioni di rito. Ho anche fatto notare che il nostro certificato digitale era valido quando abbiamo spedito la domanda, ma niente da fare. Mi hanno comunque rassicurata sul fatto che la domanda in sé non presentava alcun vizio di forma e che potevo caricarla nuovamente sul sistema dopo aver rinnovato la firma. Passano altri giorni e ricarico il tutto; la domanda è stata rispedita verso fine luglio. Durante il mese di agosto “chiaramente” tutte le pratiche sono rimaste in attesa di essere esaminate.

Dopo altre due mie telefonate fatte verso fine agosto, mi hanno risposto che avremmo saputo qualcosa entro il 10 settembre. E così è stato. Ecco l’esito della seconda riassegnazione:
“Gentile Fornitore, in relazione alla Vostra domanda di abilitazione per il Bando EVENTI 2010, con la presente sono a comunicarVi che l’oggetto sociale dichiarato non è conforme a quello richiesto dal suddetto Bando di abilitazione. Pertanto si richiede a codesta società la produzione di idonea documentazione attestante il possesso di tale requisito e conseguentemente di modificare la domanda di abilitazione aggiornando il campo oggetto sociale. La presente comunicazione viene inviata ai sensi dell’articolo 10-bis della L. 241/1990”.

Sto tentando di mettermi in contatto col numero verde per capire per prima cosa come mai si accorgono solo in questo secondo momento che l’oggetto sociale non è conforme e poi in cosa consiste la produzione di documentazione attestante il possesso del requisito. L’oggetto sociale non è conforme perché noi non organizziamo eventi, certo che non è conforme, peccato però che la prima volta andava tutto bene e il “problema” era solo il certificato di firma scaduto. Si procede per tentativi e per parlare con qualcuno del call center, bisogna attendere anche 20 o 30 minuti, con tantissime telefonate in coda e con chiarimenti che quando finalmente arrivano, in realtà chiariscono ben poco. Non sarebbe opportuno per snellire le procedure avere un referente che si prenda in carico la pratica? Ogni volta si parla con una persona diversa ed ogni volta bisogna spiegare tutto daccapo. Tutto ciò è inconcepibile. Inoltre c’è da riflettere su come possano poi le Pubbliche Amministrazioni riuscire a reperire la tipologia corretta di aziende, visto che le categorie sono inesatte? Anche in questo caso c’è un enorme dispendio di tempo.

Concludendo, per abilitare l’Impresa occorrono dai 30 giorni fino a un tempo illimitato. Se la domanda contiene inesattezze si perdono poi opportunità di lavoro. E Per fortuna che l’intento era quello di velocizzare le procedure! La realtà è invece solo un groviglio di burocrazia.