Addio 2015, Rimini saluta il vecchio anno con un problema irrisolto: il lavoro

Fila al Centro per l'Impiego di Rimini

Fila al Centro per l’Impiego di Rimini

Nel terzo trimestre calano assunzioni e persone avviate a un nuovo impiego, mentre continua ad aumentare la cassa integrazione. La domanda di personale laureato resta la più bassa in regione, come quella di profili medio-alti

 di Primo Silvestri

L’impressione era di aver raggiunto finalmente la luce in fondo al tunnel. Invece, nel terzo trimestre 2015, stando agli ultimi dati diffusi dal Centro dell’Impiego della provincia di Rimini, sono diminuiti, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (luglio-settembre), sia gli avviamenti al lavoro (- 871) che gli avviati, cioè le persone che hanno trovato un lavoro (- 175). I cali sono stati più significativi nelle voci “alberghi, “ristorazione” e “altri servizi”. Anche se in questo caso pare ci sia stato un copioso utilizzo da parte degli albergatori dei voucher (che non rientrano nelle statistiche), introdotti nel 2008 e riservati ai lavori occasionali: buoni di10 euro lordi per ogni ora di lavoro, di cui solo 7,50 euro finiscono nelle tasche del lavoratore. Compenso, certo, poco attraente per buone professionalità.
Al contrario, sta riprendendo ad assumere la manifattura, con un più 15% di avviamenti, anche se la situazione resta ancora lontana dai livelli pre-crisi.
Su base annuale, nei primi nove mesi di quest’anno, in provincia di Rimini, gli avviamenti sono calati di 1.390 unità, mentre il numero degli avviati è aumentato di 629 unità. Tradotto: una minore quantità di lavoro è stata divisa tra più persone. Il lavoro continua a mancare, dunque. Come testimoniato, per lo stesso periodo e un po’ in controtendenza, anche dall’aumento delle ore autorizzate di cassa integrazione (+ 4,4 %), con l’esplosione di quella straordinaria, per crisi o ristrutturazione aziendale.

QUALE LAVORO?

I grandi numeri, già negativi, non dicono tutto sulla qualità del lavoro richiesto dalle imprese locali. Per questo ci viene in soccorso l’indagine Excelsior sulle assunzioni previste nel settore privato: nel 2015, per ogni cento assunti tra stagionali e non, a meno di 4 viene richiesto un titolo di studio universitario, contro una media regionale e nazionale di 11. Non cambia molto negli anni precedenti.
La distanza si accorcia, ma non scompare, se prendiamo in considerazione solo le assunzioni non stagionali (a Rimini sono stagionali, legate prevalentemente al turismo, circa i due terzi delle assunzioni previste ogni anno): in questo universo più piccolo, la domanda di personale laureato sale, nel 2015, al 9%, a fronte però del 14% registrato a livello regionale e del 15% nazionale. Una differenza, quella tra i laureati richiesti a Rimini e in altre parti dell’Emilia Romagna e dell’Italia, che anche in questo caso si ripropone tutti gli anni. A significare che la storia delle minori opportunità per chi investe in formazione nella provincia di Rimini viene da lontano e non può essere definita un fenomeno recente. Esisteva prima della crisi, iniziata nel 2008, e continua tuttora. La minore domanda di laureati che esprime il turismo, non solo a Rimini (16% i laureati richiesti dall’industria meccanica ed elettronica, a fronte dello 0,6% di turismo e ristorazione locale), avrebbe dovuto essere compensata da una consistente domanda in altri settori, ma questo non è accaduto. Un limite del mercato che avrebbe richiesto, ai decisori locali, una politica economica con indirizzi ben precisi. Politica economica che purtroppo è sempre mancata.
Ma non finisce qui, perché alle minori occasioni di trovare un buon lavoro, che spingono tanti giovani a cercare fortuna altrove, segue anche una domanda più limitata di profili professionali medio alti come: dirigenti, professioni intellettuali, scientifiche e tecniche, che a Rimini sono la metà che altrove. Anche in questo Rimini è ultima in regione.