Allarme casa, addio residenza e diritti

sfratti riminiAccanto alla piaga degli sfratti, in forte aumento in provincia, ce n’è un’altra che sta preoccupando le realtà a sostegno dei più deboli: la perdita della residenza annulla in un colpo solo più diritti: dalla salute al lavoro

di Melania Rinaldini

L’emergenza abitativa è una “tegola” sempre più pesante per il territorio riminese nonostante i tantissimi immobili in vendita e sfitti (questi ultimi sono circa 28mila in provincia), il cui prezzo sta calando visibilmente. Sono raddoppiati in 5 anni gli sfratti nella nostra provincia: a marzo 2014 le richieste di sfratto sono state 185, di cui ben 32 eseguite con l’intervento delle forze dell’ordine (contro le 96 del 2010, di cui 16 con l’intervento). Una situazione drammatica registrata quotidianamente dagli sportelli delle associazioni locali come Rumori Sinistri. Dall’altra parte della medaglia ci sono tantissimi immobili vuoti, anche pubblici. Un altro problema è lo spreco di soldi dei contribuenti nel mantenere edifici non utilizzati.
Conferma il quadro drammatico la Caritas diocesana secondo il cui Osservatorio cresce del 4% il numero di coloro che nel 2013 hanno dormito in strada o in domicili di fortuna. Sempre più persone dichiarano di non riuscire a pagare l’affitto da mesi e di essere a rischio sfratto; numerosi anche gli sfratti ricevuti da coloro che vivono nelle case popolari. Le persone in strada sono aumentate a tal punto che in diverse hanno rifiutato di venire a dormire in Caritas per una settimana per il timore di “perdere il proprio rifugio”, alcuni addirittura per la paura di perdere la “propria panchina”: una situazione davvero disperata. Sono 2.444 le persone che vivono in strada o in rifugi di fortuna: il 71% è straniero e il 29% italiano. La maggior parte di coloro che sono privi di dimora hanno tra i 35 e i 44 anni (748 persone), numerosi hanno tra i 25 e i 34 (645) e tra i 45 e i 54 (635) ma non mancano neppure i più adulti (358 coloro che hanno tra i 55 e i 64 anni) e gli anziani (sono 84 coloro che hanno più di 65 anni). Tra i residenti a Rimini, vivono in strada o in alloggi di fortuna 396 persone. Si perde il lavoro, ci si ammala, si rimane in strada.

Legata alla piaga dell’emergenza abitativa, ce n’è un’altra, altrettanto grave per chi la vive, ma che passa sotto silenzio: la perdita della residenza. “Chi non ha la residenza non può usufruire di quasi nessun servizio, ad esempio non ha diritto al medico di base (può solo recarsi al Pronto Soccorso), non può essere seguito dai Servizi sociali, non può iscriversi al Centro per l’Impiego, non può intestarsi un contratto di lavoro o rinnovare documenti e non può votare. Si tratta di una condizione difficile da gestire, un vero e proprio limbo”. Isabella Mancino, responsabile dell’Osservatorio sulle povertà di Caritas diocesana, spiega con queste parole un fenomeno del quale al momento non si hanno numeri certi sul territorio riminese. “Non siamo ancora riusciti a raccogliere numeri attendibili, ma abbiamo riscontrato una presenza di persone in questa condizione in probabile aumento. Confrontandoci alle riunioni tra operatori di Caritas, Capanna di Betlemme e delle altre realtà, ci siamo resi conto che è un fenomeno reale. Non riguarda solo stranieri, ma anche italiani, soprattutto in seguito a sfratti. Qualora non si trovi un nuovo alloggio dove prendere la residenza, si diventa irreperibili. Il Comune decide, con tempi che variano, di cancellare il nominativo”.

Cosa porta a questa condizione, oltre la povertà?
“L’assenza di una legge nazionale che regoli questi casi. Si tratta di un problema di difficile gestione per le amministrazioni locali. Alcune regioni e comuni hanno trovato modo di ovviare a questo problema, concedendo la residenza in vie fittizie o in modalità scelte ad hoc. In questo modo le persone senza fissa dimora o che non possono prendere residenza dove si trovano (condizione di molti residence/alberghi ma anche di persone ospitanti), possono comunque avere i documenti e usufruire dei servizi per i cittadini, oltre che cercare di migliorare la propria condizione con il lavoro”.

Per accedere ai bandi spesso occorre un reddito minimo, quasi impossibile da avere per chi è disoccupato e in assenza di lavori occasionali in regola.
Nel vicino Veneto, nel 2009 sono stati fatti degli studi di settore per valutare l’opzione reddito minimo. Nel 2013 si è votata all’unanimità la proposta di legge regionale Pdl n.331. Proposta che prevedeva un reddito minimo di 750 euro al mese per chi risiede in Veneto da almeno 2 anni e risulta disoccupato da almeno 6 mesi, con un reddito non superiore ai 5mila euro all’anno, 10mila in caso di nucleo familiare con più soggetti aventi diritto.