Alta Valmarecchia: si stava meglio con le Marche?

Alta ValmarecchiaLa denuncia arriva da alcuni operatori turistici dei comuni passati sotto la provincia di Rimini e la regione Emilia Romagna nel 2009. I dati sulle presenze da allora sono altalenanti: si fa abbastanza per promuovere queste colline?

di Mirco Paganelli

“Si stava meglio quando si stava… con le Marche”. A dirlo a TRE sono diversi titolari di aziende turistiche dei comuni dell’Alta Valmarecchia passati alla provincia di Rimini (e quindi alla regione Emilia-Romagna) nel 2009 con l’approvazione della legge 117 di quell’anno. Nell’ultimo numero, infatti, abbiamo interpellato alcune strutture del territorio che si sono dedicate alla loro riqualificazione in chiave green e abbiamo visto come il certificato più prestigioso in tal senso (Ecolabel) sia distribuito quasi esclusivamente fra aziende dell’ex provincia di Pesaro. Questo perché, a detta dei titolari, “la regione Marche si è ben spesa nel promuovere il turismo d’entroterra anche attraverso gli incentivi all’ecosostenibilità”.
Fra gli imprenditori del turismo di Casteldelci, Maiolo, Novafeltria, Pennabilli, San Leo, Sant’Agata Feltria e Talamello c’è chi le suona di santa ragione all’Emilia-Romagna per essersi “dimenticata di promuovere le colline”. Così abbiamo ampliato la ricerca per sondare lo stato della promozione delle terre agricole con gli occhi di chi quelle terre le “coltiva” in tutti i sensi. Le opinioni sono diverse. Chi sostiene che il passaggio a Rimini abbia migliorato qualcosa (ma senza esultare), chi parla addirittura di regressione. Ma chi protesta è da considerarsi un inguaribile nostalgico (agli italiani, si sa, piace lamentarsi) o abbiamo davvero a che fare con una terra che non sa valorizzare il proprio patrimonio – per nulla inferiore a quello dell’internazionale Tuscany – fatto di prodotti enogastronomici d’eccellenza, paesaggi suggestivi e borghi medievali? I dati sulle presenze turistiche nell’entroterra riminese degli ultimi anni presentano valori altalenanti, con forti variazioni dalla zona negativa a quella positiva, e viceversa, a riprova di un consolidamento dei flussi turistici che tarda a verificarsi.

UNA NON-IDENTITÀ PATOLOGICA

“Scontiamo una non-riconoscibilità del nostro territorio”, denuncia Paolo Benaglia, titolare dell’azienda agricola La Psioun di Uffigliano, Novafeltria. “Il turismo collinare sta vivendo un momento felice in tutt’Italia. L’esigenza dello svago in mezzo alla natura è in aumento. Eppure, in questo, tutta la Valmarecchia non è ben rappresentata. Ci aspettavamo qualcosa di più con il passaggio di provincia, ma vediamo l’attenzione rivolta più che altro alla costa. Non dico che ci sentiamo dimenticati, però sottostimati: non si è saputo sfruttare il patrimonio che abbiamo apportato lasciando le Marche”.
E così, imprenditori come Benaglia si sentono costretti ad organizzarsi autonomamente per farsi conoscere.
“Inseguiamo tutte le iniziative, come la più recente Fattorie Aperte, per attirare ospiti. Il nostro territorio non ha nulla da invidiare alla Toscana o al Trentino”. Cosa manca però per avere lo stesso peso? “Ci serve far riconoscere un brand dell’area, Valmarecchia o Montefeltro che dir si voglia, il quale sarebbe spendibile anche alla più ampia scala regionale o nazionale: diventerebbe una coccarda in più per il paese all’estero”.
Che le amministrazioni marchigiane avessero più cura degli ermi colli di leopardiana memoria lo sostiene il proprietario di un agriturismo di Pennabilli che preferisce l’anonimato. E si capisce presto il perché dai toni duri che usa: “Per il settore agrituristico la provincia di Rimini non fa niente, non ho mai visto nessuno quassù per parlare di promozione, anzi, è tutta una sfilza di ostacoli. Lo stesso vale per la Regione, completamente assente. Le Marche sono più avanzate nel settore agricolo. C’è un Ufficio ben disposto ad ascoltare le iniziative e le problematiche di chi opera nel campo, andando anche all’estero a promuovere i prodotti”.
La crisi si sente, ma per fortuna sono aumentati gli stranieri, soprattutto del nord Europa, che gli hanno permesso in due anni di raddoppiare le prenotazioni dall’estero.

NON ROMAGNOLI, MA… VICINI ALLE MARCHE

Bert e Nel del Camping di Perticara

Bert e Nel del Camping di Perticara

Chi pensa che qualcosa sia migliorata grazie a Rimini è Bert Eigenbrood, proprietario olandese del Camping di Perticara. “In Italia c’è la tendenza a presentare allo straniero, anche nei luoghi turistici, solo scritte in italiano. La provincia di Rimini ci ha invece messo a disposizione del materiale informativo per turisti in inglese di grande utilità: guide e dépliant sullo sport, la cultura, la natura, eccetera”.
Eigenbrood ammette però che, a livello regionale, si fa ancora poco per promuovere le esperienze più naturalistiche come quelle, appunto, dei campeggi.
“Gli hotel hanno numeri più grandi in economia, quindi è normale che ci si curi più di loro. Però ci vorrebbe una piattaforma adeguata che mostri in maniera chiara che tipo di strutture offre questa zona. Noi abbiamo un altro tipo di clienti – continua – e per raggiungerli facciamo promozione da noi stessi. Ci pubblicizziamo su internet e andiamo all’estero alle fiere perché per il nostro tipo di cliente, che non ricorre a tour operator, è importante conoscere direttamente il proprietario”.
Inizialmente Eigenbrood era contrario al passaggio all’Emilia-Romagna, soprattutto dopo aver visto crescere il prestigio delle Marche all’estero, ma oggi tutto sommato ci sta bene. È il suo sito internet, però, a tradirlo, facendo emergere un certo persistente attaccamento alla precedente “dimora”. Nel descrivere la posizione di Perticara nella versione inglese e tedesca del sito, infatti, non dice – ad esempio – “immersa nei colli romagnoli”, ma usa la formula “ai margini della regione Marche”, senza alcun cenno all’attuale – per nulla conosciuta all’estero – regione di appartenenza.

“Meglio i pernottamenti rispetto al comparto ristorante da quando è avvenuto il passaggio di provincia”, rivelano i titolari dell’agriturismo La Cegna di San Leo, “Questo perché da un lato la Riviera Romagnola è molto conosciuta, il che permette di essere trovati quando qualcuno ricerca un pernottamento in zona: basta infatti digitare parole chiave come ‘agriturismi’, ‘rimini e dintorni’ per darci la possibilità di apparire. Per cui il portale turistico di Rimini è un’occasione. Dall’altro lato, la crisi ha ridotto i consumi di pasti al ristorante, sia nel numero che nella quantità del singolo”. Il futuro è percepito come instabile: “Per ora siamo contenti del numero di presenze. La nostra clientela è stabile e composta da turisti che nella maggior parte dei casi ritornano per un weekend o una settimana intera. Però è difficile fare previsioni, l’entroterra passa in secondo piano. È raro che gli uffici turistici della costa indirizzino persone verso di noi. I clienti ci raggiungono attraverso portali come Tripadvisor o agriturismo.it”.
Cosa si potrebbe fare di più? “Invece di incentrare tutto sulla Riviera, serve uno spazio visibile dove promuovere l’entroterra”.
Del turismo collinare, agricolo, naturalistico, tutto made-in-Italy c’è sete, soprattutto fra quegli stranieri benestanti di lunga tratta – come gli americani – e quelli nord Europei – come gli scandinavi – che la Riviera di Rimini vorrebbe tanto riconquistare dopo un fuggi-fuggi generale. Ne sono testimoni anche i dati del primo trimestre 2015 sul turismo della provincia di Rimini che, a fronte di una costa con arrivi diminuiti del 3% e le presenze del 10% (oltre un terzo gli stranieri in meno!), la Valmarecchia ci regala valori opposti (+26% gli arrivi, +37% le presenze). Quello dei soggiorni nella natura è un mercato che tira, complementare al turismo balneare e capace di agganciare nuovi segmenti di clientela oltre che di aumentare il prestigio dell’intero territorio. Ma che debba servire la crisi del rublo per ricordarci di cosa abbiamo alle spalle è alquanto triste.