Redditometro: che caos!

Attilio Befera, presidente nazionale dell’Agenzia delle Entrate, difende con le unghie e con i denti il suo redditometro. Lo ha fatto anche a Rimini qualche mese fa nel corso del convegno “Soldi Nostri, Soldi loro” organizzato dalla BCC Valmarecchia, quando già dichiarava che “se ci fosse stato il redditometro alcuni fatti incresciosi che hanno interessato la Pubblica Amministrazione italiana e che affollano i giornali nazionali non sarebbero accaduti”. Erano i tempi dello scandalo che ha attraversato la Regione Lazio e l’ex Governatrice Renata Polverini – a spasso per Roma a comprare scarpe a bordo di una macchina che si muoveva in contromano –  e ancora poco si sapeva di questo strumento di misurazione della ricchezza degli italiani. Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata. E anche di dubbi: la situazione è ancora incerta tanto che dalla sede territoriale dell’Agenzia delle Entrate della Provincia di Rimini ci fanno sapere che non rilasciano dichiarazioni in merito perché la questione è ancora troppo confusa e in divenire.

Cosa preoccupa e cosa non convince?

Da un sondaggio condotto da IPR Marketing per Plus24 (il Sole 24 ore) è emerso che gli italiani sono preoccupati e non hanno fiducia di questo mezzo di controllo fiscale poiché temono che alla fine a pagare siano sempre i soliti noti mentre per i furbetti non ci saranno problemi (e continueranno ad operare attraverso fatturazioni false o altri stratagemmi che sino a questo momento non hanno impedito, a nessun italiano che volesse farlo, di evadere il pagamento delle tasse). Sempre nella stessa ricerca è emerso che per ora gli italiani non si sono fatti condizionare nelle spese ma che lo faranno in futuro quando il redditometro entrerà a regime. Catastrofico è il giudizio della Cgia di Mestre, per la quale “il redditometro sta diventando uno psicodramma nazionale”.

 

Cos’è il redditometro?

Il redditometro nasce con l’obiettivo di scovare gli evasori delle tasse. Il principio che lo muove è semplice: nessuno può spendere più di quel che guadagna. Quindi, se ci sono delle incongruenze tra quello che entra in tasca e quello che si spende, c’è qualcosa che non va. Se guadagno 5 non posso spendere 10. E se dichiaro allo Stato italiano che guadagno 5 e poi si scopre che spendo 10 ecco che qualcuno mi viene a guardare i conti e a chiedere delle spiegazioni rispetto a quell’avanzo di 5 che non torna.

Il succo è questo. Il problema sorge quando si tratta di chiedere delle spiegazioni rispetto all’avanzo. Siamo sicuri che sarà così semplice dimostrare le incongruenze?
In gennaio è stato pubblicato il decreto che ha dato il via libera a questo strumento di verifica fiscale. Tra le voci di spesa che possono essere verificate dallo Stato sono state inserite delle voci che sino a questo momento non erano mai state prese in considerazione, come le spese per i generi alimentari e l’istruzione dei figli. Spazio anche a palestra e abbigliamento. Una sorta di resoconto della “quotidianità”, mentre sino a poco tempo fa si pensava che il redditometro sarebbe andato a toccare il “lusso”.
Voci di spesa insolita che hanno spinto “sull’orlo della crisi di nervi” anche contribuenti insospettabili che hanno tremato al sentir dire che si devono conservare anche gli scontrini della spesa e dei libri dei figli, per dimostrare che non si è evaso allo Stato.

In realtà esiste uno strumento di autoanalisi, il Redditest (si trova su internet http://redditest.agenziaentrate.it/) dove ognuno nell’intimità del suo pc potrà scaricare il programma e verificare se i conti non tornano. (vedi box)

Cosa accadra?

Da inizio marzo, la Finanza incrocerà i dati (non solo attraverso il redditometro ma anche attraverso altri database come SERPICO e lo Spesometro) che ha a disposizione e farà scattare i controlli fiscali quando rileverà uno scarto del 20% tra quanto dichiarato e quanto speso.

Nel momento in cui vengono individuate delle anomalie il contribuente verrà chiamato negli uffici dell’Amministrazione finanziaria e lì dovrà dimostrare i suoi conti. Poiché l’onere della prova è in mano al cittadino sarà lui a dover portare scontrini, ricevute  e tutti i documenti che possono giustificare le spese in caso di contraddittorio. Anche qui però si è generata un po’ di confusione. Rispetto all’onere della prova la Suprema Corte di cassazione ha emanato recentemente una sentenza (n. 23554/12) nella quale, in poche parole, si attribuiva l’onere probatorio sul Fisco e non sul contribuente. Una sentenza che potrebbe creare un precedente e incrementare le difficoltà di applicazione del redditometro che in molti lamentano, commercialisti inclusi.

Bruno Piccioni, presidente dell’Ordine dei Commercialisti di Rimini, ha dei dubbi sulla sua efficacia, tant’è che in più occasioni lo ha definito uno “strumento che nasce già azzoppato”.

La preoccupazione c’è. Anche se si lavora solo su ipotesi visto che non è ancora stata scritta la circolare esplicativa al provvedimento. Secondo Piccioni potrebbe essere un problema “conservare gli scontrini per anni” e ricordarsi come sono stati spesi i soldi. Il Presidente però precisa – come abbiamo detto in precedenza – che sono le spese più importanti, dal punto di vista economico, quelle che possono fare la differenza. Afferma che “quando parlo di spese mi riferisco all’acquisto di un’auto o di un appartamento, diciamo da 10mila euro in su. Se uno fa un viaggio da 10 o 15mila euro deve essere in grado di giustificarlo in base al suo reddito ma se uno fa, ad esempio, una settimana bianca, non credo che l’Agenzia delle Entrate possa dubitare della provenienza di quei soldi”.
Ma il redditometro scoverà sul serio gli esperti dell’evasione?
Piccioni ha i suoi bei dubbi, derivanti soprattutto dal fatto che girano sull’esonero della verifica ai pensionati. “Mi sembra una cosa poco seria perché se il pensionato ha una Ferrari intestata merita di essere controllato come tutti gli altri”. Insomma la confusione regna sovrana.

Altra questione: il redditometro terrà presente elementi di risparmio o indebitamento?
Altra confusione. Per adesso i commercialisti si limitano ad attendere. Come tutti gli altri.

Angela De Rubeis