Basilea 3, credito: 10 azioni per un miglior rapporto banca-impresa

Insieme alla crisi economica, Basilea 3 ha contribuito alla flessione del credito, anche in provincia di Rimini. Le banche devono rafforzare la loro solidità patrimoniale e selezionare più severamente la clientela. Ma l’impresa può migliorare i rapporti con la banca seguendo qualche accorgimento. Ecco 10 azioni concrete:

  1. produzione costante e sistematica di informazioni quantitative che consentano, anche ai fini interni aziendali, l’apprezzamento di dati gestionali consuntivi e preventivi;
  2. redazione del rendiconto finanziario per mettere in evidenza fonti e impieghi di capitale, capacità di autofinanziamento e individuazione del fabbisogno finanziario e conseguente stima della quantità di credito da richiedere al sistema bancario;
  3. produzione di informazioni qualitative allo scopo sia di valutare il proprio posizionamento aziendale rispetto al settore economico e alla concorrenza, sia di apportare miglioramenti agli assetti organizzativi;
  4. massima attenzione ai dati andamentali riguardanti la puntualità di incassi e pagamenti, il livello degli insoluti, la rotazione degli affidamenti, la frequenza e l’entità degli eventuali sconfinamenti, l’attribuzione dei volumi di lavoro alle varie banche; la conoscenza periodica dei dati della Centrale dei Rischi è di primaria importanza a questo riguardo;
  5. intensificare l’attività interna di budgeting e di business planning, o quantomeno dare più risalto alle previsioni ed al controllo prospettico dei fatti gestionali;
  6. attribuire maggior dignità aziendale alla funzione finanziaria, destinata a rapportarsi in modo sempre più stretto con la controparte banca;
  7. effettuare un’autodiagnosi permanente per meglio presentare i dati ed orientare in modo più favorevole il giudizio di rating delle banche, convincendo tutte le funzioni aziendali che la migliore presentazione dei fatti aziendali -per un’azienda sana- influisce in misura determinante sulla valutazione dei finanziatori;
  8. considerare le alternative al credito a breve termine, come indicato in precedenza, senza trascurare il ricorso al factoring (per monetizzare i crediti commerciali) e al leasing (per agevolare gli investimenti in immobilizzazioni tecniche);
  9. razionalizzare, il più possibile, il numero delle banche con cui operare, ampliandolo per accrescere le possibilità di finanziamento o viceversa riducendolo per selezionare gli istituti più generosi o semplicemente più obiettivi nel giudizio di rating;
  10. «combattere» le banche con le loro stesse armi, nel senso di attribuire ad ogni istituto un vero e proprio rating composto da una scala di valori semplice, ma intuitiva (ad esempio del tipo seguente: 5 ottimo – 4 buono – 3 sufficiente – 2 scarso – 1 pessimo) che valuti i parametri principali, quali il costo del finanziamento (tassi, spread, commissioni, ecc.), la tempestività del servizio (tempi di esecuzione, ecc.) e non ultimo il grado di competenza/collaborazione mostrato a tutti i livelli nel rapporto banca-azienda dai funzionari bancari.

Le nuove norme inducono il sistema bancario a selezionare più severamente la clientela, a razionare il credito e, almeno in parte, ad inasprirne il costo; ma questo riguarda soprattutto le grandi banche e le grandi imprese, le quali dovrebbero subire l’impatto più pesante. Le banche minori, avendo già in maggioranza adeguato nel tempo i parametri richiesti dai nuovi requisiti patrimoniali ed essendo più vicine per dimensione e per territorialità alle Pmi, non dovrebbero trasferire effetti particolarmente gravi sulla loro clientela. Di contro le Pmi scontano una notoria e strutturale condizione di maggior debolezza rispetto alle grandi imprese (più alto indebitamente a breve, carenza di capitale proprio, forte dipendenza dalle banche, scarso utilizzo dei canali di finanziamento alternativi, ecc). Se verrà definitivamente superata l’asimmetria informativa fra banca e impresa Basilea 3 avrà un effetto positivo: favorire per entrambe le parti in gioco (banche e imprese), nell’interesse comune, l’adozione di comportamenti finalizzati, non solo ad accelerare l’attuale lenta ripresa dalla crisi, ma anche a rafforzare le reciproche strutture patrimoniali e a difendere i rispettivi margini di redditività .