Borsa o costume, l’importante è farlo con le proprie mani!

Federica Torroni e Sabrina Borghesi nel loro costume da Cosplay

Le forbici della fantasia

Amano creare e indossare favolosi costumi di leggendarie eroine, hanno spade magiche e scintillanti, sono invincibili, tenaci, forti, coraggiose, sembra proprio appartengano ad un altro pianeta, ma, nella realtà, sono due giovani donne di 22 anni, Federica Torroni e Sabrina Borghesi, l’una di Santarcangelo, l’altra di Novafeltria, che si sono conosciute, tramite un’amica comune, frequentando il magico mondo dei Cosplay, coloro che amano vestirsi come i personaggi dei fumetti o cartoni animati. “In Giappone, patria dei cosplayer – racconta Sabrina Borghesi – molti ragazzi si identificano negli eroi dei manga (fumetti) o degli anime (cartoni animati)”.
Entrambe sono studentesse. Federica frequenta l’Accademia di Belle Arti a Urbino con indirizzo Scenografia. “A febbraio dovrei laurearmi, ho già iniziato gli studi del biennio di specialistica”. Sabrina invece frequenta Design della moda a Urbino e, dopo la tesi, farà un corso di sartoria e modellistica. “Per fortuna – commenta – ho cambiato studi, avevo scelto il Liceo Serpieri con indirizzo architettura, ma ho capito, grazie anche a questo hobby, che non era la mia strada, volevo fare moda”.

Quindi siete capaci di realizzare costumi di scena?
“Si. Non siamo proprio alle prime armi, abbiamo iniziato nel 2007-2008; tutto è cominciato con un corso di taglio e cucito qui a Santarcangelo -dice Federica-. Ho provato, mi è piaciuto ed ho imparato a sviluppare modelli e cartamodelli, poi ho scelto una scuola per imparare a realizzare i veri costumi teatrali; la formazione di questo corso può aiutarmi a raggiungere il mio obiettivo”.

C’è già qualcosa all’orizzonte?
“Penso che il corso di taglio abbia fatto da trampolino; la scorsa estate ho collaborato per la Filodrammatica Marini nella confezione di curiosi costumi e cappelli molto elaborati e a marzo inizierò un nuovo lavoro. Come allieva dell’Accademia invece, parteciperò alla realizzazione dei costumi di scena per il Rossini Opera Festival di Pesaro. La professoressa è una costumista teatrale e ci insegna i vari ‘trucchi’ del mestiere, così aggiungerò altri crediti alla mia formazione”.

Come avete fatto a trovare i tessuti, le decorazioni per i vostri costumi da Cosplayer?
“Questa passione è una molla, ha spinto la nostra curiosità lontano: per completare i costumi delle due Sakure Hikaru e Umi, ci servivano grandi gemme colorate e luccicanti che non trovavamo nelle solite mercerie o negozi di hobbistica/decoupage. Ci è venuta incontro la nostra inesauribile fantasia; abbiamo acquistato, al mercatino dell’antiquariato, delle gocce di cristallo di antichi lampadari e le abbiamo pitturate coi colori da vetro. Le gemme più straordinarie e luccicanti le abbiamo noi. Si sa, del resto la passione aguzza l’ingegno”.
Questo è lo spirito che anima Federica e Sabrina, quando decidono di realizzare un nuovo costume disegnano, tagliano, modellano, dipingono ogni sorta di materiale diventando una magica fucina di arti e talento; sanno fare di ogni pezzo un capolavoro di bellezza e maestria. “Anche il costume di Belle, non facile da eseguire, l’ho ricavato da un tendaggio (tipo veneziano) di color dorato”.

La sfilata dei Cosplayer a Lucca quali opportunità vi ha dato?
Quella di “strafare”, di variare, di rendere i nostri sogni tangibili, gli stessi sogni che vediamo riflessi negli occhi sognanti dei bimbi che ci guardano estasiati”.

Ambra Magi di Rio Fashion Lab, con la madre

Quelle borse… antiscivolo

Giovani, simpatiche, moderne, trendy. E soprattutto ecologiche. Piacciono alle giovanissime e sono pratiche per le signore di ogni età. Le nuovissime borse, borsette, pochette, tracolle, shopper della collezione inverno 2013 della Rio Fashion Lab, esposte in tanti modelli e per tante occasioni diverse, fanno bella mostra sulla bancarella di una Fiera o di un mercatino. A crearle è la giovanissima Ambra Magi, di Gradara, 25 anni. “Non sono cineserie – precisa la stilista – le produco nel piccolo laboratorio artigianale che ho in casa. E sono tutte rifinite internamente (tasca) e nei particolari”.

Sei titolare del piccolo laboratorio artigianale?

“Si, mi danno una mano anche mia madre ed i miei fratelli, ma rimane tutto in famiglia. La mia produzione è tutta sul banco, non ho magazzino; man mano che vendo qualche pezzo lo riassortisco, ma non sempre trovo lo stesso materiale. Ci sono alcune borsette con inserti di stoffa-tappezzeria old england che sono veri pezzi unici. Cerco di non avere molto magazzino, perché diventa un investimento fare una scorta di materiale; di solito acquisto l’occorrente per fare 2/3 borse”.

La borsetta è all’insegna della sostenibilità; finta pelle e “tessuto” animalier sintetico (finta pelliccia) e poi manici e tracolle, tutte in ecopelle.

“Per ottenere abbinamenti particolari –precisa Ambra – mi servo anche di ritagli, di scampoli, di tessuti di campionari. Il recupero avviene nel rispetto di un principio sostenibile; non si può buttare del materiale che ancora può essere usato. Nessuna risorsa deve andare perduta”.

Da quanto tempo hai cominciato?

“Ho iniziato 2 anni e mezzo fa. Dopo la maturità (Tecnico Turistico) non trovando occupazione, ho iniziato a fare la barista. E qui è scattata l’idea. Nei bar il tappetino antiscivolo è molto presente per chi sta dietro al banco, si impiega nelle coperture dei ripiani, nei lavelli (ma anche nelle docce); è un materiale leggero, gommoso, elastico. E’ assolutamente sintetico. Così giorno dopo giorno, lava un bicchiere, lava l’altro, il tappetino era sempre lì, sotto i miei occhi…”.

Come ti è venuta l’idea di usare questo materiale così particolare?

“Ho sempre sfruttato fantasia e inventiva per realizzare cose carine grazie alla mia creatività. Poi è arrivata l’idea e ho fatto i primi tentativi, cucendo a mano, col filo da pesca… piccole cose, per me. Un giorno andavo al bar col portacellulare, un giorno con la pochettina, e in tanti mi prendevano in giro… poi ho ricevuto anche dei consensi e, un passo alla volta, ho iniziato a fare un prodotto un po’ più rifinito.

Naturalmente la vendita non è iniziata subito, occorre del tempo per realizzare vari modelli, farne un assortimento, vedere ciò che il pubblico gradisce di più, bisogna studiare sempre qualcosa di nuovo, che possa catturare l’attenzione…”.

In che senso?

“Sto cercando di stare al passo coi tempi; adesso va il militare (mimetico), lo zebrato, lo stile anni ’60, bisogna essere in continua evoluzione. La giovane acquista il bauletto, la signora la shopper, la ragazzina compra la borsina con la stampa, la studentessa adora la tracolla per la palestra…”.

Pensi che tutto questo sarà il tuo futuro?

“Ogni vendita è una soddisfazione, per me è una conferma al mio lavoro, le faccio io, ogni pezzo che vendo mi fa capire che… funziona! Ricordo, al mio primo mercatino, avevo le lacrime agli occhi. Riuscire a vendere, di questi tempi, qualcosa che non sia di primaria necessità, è veramente una grande soddisfazione!