Camera di Commercio: le idee prima delle persone

Manlio Maggioli, presidente uscente della Camera di Commercio di Rimini

In questi giorni si decide il successore di Manlio Maggioli alla guida della Camera di Commercio di Rimini. Le categorie appaiono divise tra due nomi: Fabrizio Moretti, attuale presidente provinciale di CNA, e Gianni Indino, presidente di Confcommercio Rimini. In attesa di scoprire chi avrà la meglio, un’anticipazione dal nuovo numero di TRE del commento del direttore del nostro mensile, Primo Silvestri.

Nella corsa al rinnovo delle cariche della Camera di Commercio di Rimini, si parla molto di nomi, qualche escluso protesta, ma poco di idee e della missione dell’Ente in un momento così difficile per l’economia locale.
Ricordiamo, perché non tutti lo sanno, che le entrate delle Camere di Commercio sono costituite da una tassa camerale (diritto) annuale (240 euro per il 2014), stabilita dal Ministero dello Sviluppo Economico ed obbligatoria per tutte le imprese, piccole e grandi, appena nate e consolidate. Considerando che in provincia di Rimini ci sono più di 35 mila imprese, le entrate derivanti dal  diritto annuale sono state pari a 9,868 milioni di euro, che con l’aggiunta dei diritti di segreteria (1,89 milioni) e altre piccole poste hanno consentito alla Camera di Commercio di Rimini d’incassare, nel 2013,  qualcosa in più di 12 milioni di euro. Tolti i 3,2 milioni spesi per il personale (76 dipendenti), i 2,3 milioni per il funzionamento, gli ammortamenti e accantonamenti, per gli interventi economici, che “ hanno lo scopo di promuovere il sistema delle imprese e lo sviluppo dell’economia” come  recita il Bilancio d’esercizio 2013, restano appena  2,8 milioni di euro, cioè il 23 per cento delle entrate.

Bisognerebbe partire da qui e per esempio proporre, in un triennio (perché la crisi che dura da sei anni non consente tempi troppo lunghi), di portare la spesa per gli interventi economici almeno al 60- 70% delle entrate. La futura dirigenza della Camera di Commercio dovrebbe cioè impegnarsi a reinvestire nell’economia buona parte dei diritti che arrivano dalle imprese. Questo consentirebbe di andare oltre il raddoppio della spesa attuale, con beneficio – se le risorse verranno usate bene – per tutta l’economia e il lavoro locale.
Gli investimenti devono supportare con maggiore forza e determinazione tutte quelle iniziative che possono aiutare le imprese locali ad essere più creative, innovative, competitive e internazionali, perché questo è l’unico modo per stare sul mercato da protagonisti, creando buone opportunità di impiego per i tanti giovani e meno giovani che lo cercano (ricordiamo che tra disoccupati ufficiali e scoraggiati in provincia di Rimini ci sono più di 25 mila persone senza lavoro). In questa direzione la futura Camera di Commercio dovrebbe investire in modo consistente sul futuro Polo Tecnologico previsto per Rimini, ampliandone anche le funzioni e gli ambiti. Per esempio, lavorando per convincere sempre più aziende a collaborare sul tema dell’innovazione, che è uno dei punti deboli del nostro sistema rispetto alle altre Regioni d’Europa, come rilevato dall’ultimo Panorama Regionale dell’innovazione 2014 della Commissione Europea. Le nostre aziende brevettano e innovano meno rispetto alla media non solo europea, ma dell’Emilia Romagna. Perché risiede qui la vera competitività e non nel costo del lavoro, il nostro comunque in linea con la media europea: 28,1 euro l’ora in Italia, 28,4 euro nei paesi che hanno adottato l’euro.
Un altro fronte su cui investire massicciamente è quello delle giovani imprese (start up). Rimini dovrebbe diventare un luogo dove giovani talenti, locali e provenienti da tutto il mondo (lo sta facendo persino Santiago del Cile), trovano l’ambiente ideale per sviluppare le loro idee e le loro nuove imprese. Un luogo appetibile perché supporta, offre condizioni logistiche, finanziarie, scientifiche e formative di primo livello.
Di recente ha fatto notizia l’enorme crescita che ha avuto la startup Delivery Hero, nata a Berlino nel 2010, un portale di ordinazioni on line per ristoranti, che in meno di quattro anni ha già messo in rete oltre 60 mila esercizi di 14 paesi, con 5 milioni di pasti serviti ogni mese e un volume d’affari di 306 milioni di euro. Il suo slogan è: “la via più semplice per il vostro cibo favorito”. Rimini non sarebbe stato, forse, il luogo ideale per far nascere una impresa di questo genere? Perché qui non sarebbe mai potuta nascere? Semplicemente perché manca un sistema, cioè un ambiente in senso alto, che lo consente, attrae, stimola, supporta e trova interlocutori credibili.
Se questo territorio vuole diventare leader nell’innovazione e non un lontano inseguitore sempre in affanno, gli investimenti sul futuro devono essere più selettivi e chiaramente orientati. La Camera di Commercio potrebbe giocare la sua parte da protagonista.
Infine un’ultima nota sul sistema che le Camere di Commercio hanno di eleggere gli organi direttivi, tutto in mano alle associazioni di categoria, nell’idea che queste siano rappresentative dei settori dell’economia. Senza nulla togliere al ruolo delle associazioni, credo sia utile cominciare a ragionare sulla loro evidente crisi di rappresentanza (come anche l’ultimo esito elettorale ha reso manifesto, premiando proprio il candidato che più si è scontrato col sindacato). Associazioni diventate esse stesse imprese (spesso più grandi della maggioranza di quelle iscritte), non di rado impegnate più alla conquista di quote crescenti di potere e alla loro stessa sopravvivenza che alla difesa e promozione degli interessi delle aziende e dell’economia locale (per esempio, nessuno ha mai protestato per le sanzioni stratosferiche comminate dall’Agenzia delle Entrate per il ritardo di un giorno nei pagamenti o per semplice sviste).
In questo contesto costituirebbe una vera rottura col passato consentire a tutte le imprese che pagano di partecipare al voto, potendo scegliere su liste e programmi alternativi. Non so se la legge lo consente, ma le leggi si possono cambiare.

Primo Silvestri