Cinema e audiovisivi, finanziamenti in arrivo

spiaggia, telecamere, tv

In Emilia Romagna il settore della produzione cine-audiovisiva è vivace.
Quasi 4000 gli operatori contati dalla Regione, una trentina a Rimini. Grosso il problema dei finanziamenti, finora al lumicino. Speranze arrivano dalla nuova Legge regionale 20/2014 che introduce un fondo di 2 milioni di euro l’anno e allarga la sfera tematica dei progetti finanziabili. Pochissimi produttori riminesi sono riusciti finora ad aggiudicarsi i bandi

di Melania Rinaldini

Per le piccole produzioni spesso i lungometraggi sono miraggi lontani: troppo alto il costo da investire. Dall’altra parte, le web series e i corti (documentari compresi) si moltiplicano a buon ritmo, frutto di progetti artigianali e professionalità in costante cammino. Nonostante le mille difficoltà il nostro territorio, sia regionale che provinciale, è ricco di registi, attori e operatori professionisti che investono tempo e dedizione nella produzione di film e audiovisivi in genere.
L’Emilia–Romagna vanta la film commission più vecchia dello Stivale. “Le film commission sono nate negli Stati Uniti per esigenze di produzione, servivano a dare i permessi per girare e l’assistenza necessaria agli operatori – spieg

a Claudia Belluzzi, responsabile e tra gli ideatori dell’Emilia–Romagna Film Commission – poi queste realtà sono arrivate anche in Europa. In Italia siamo stati i primi a pensarci. Era il 1997, il nostro fu un vero e proprio progetto sperimentale, un caso pilota”.

La Film Commission dell’Emilia Romagna

Come se la passa ora il panorama delle attività cinematografiche e audiovisive in regione?
“Dal punto di vista produttivo il nostro territorio è sempre stato molto fertile, gli esempi sono tanti, dai più famosi ai meno. Questa regione è una fucina di talenti. Per quanto riguarda invece il punto di vista burocratico–legislativo, siamo un attimo in stallo, a causa della caduta della giunta regionale”.
Quali sono le novità in arrivo?
“C’è una grande novità, la legge regionale 20, del 23 luglio scorso, che introduce nuove regole in materia di cinema e audiovisivo. Purtroppo questa legge è stata a lungo inattuabile per la caduta del governo regionale e le nuove elezioni. Stimiamo, con la nuova giunta regionale, che si possa iniziare a lavorare seguendo queste indicazioni a partire dal 2015. Speriamo, al più tardi, da marzo”.
Cosa introduce nello specifico questa legge?
“Fino ad ora non c’era mai stata una legge specificamente dedicata a questo settore. Inoltre, si tratta di una norma presentata da quattro assessorati regionali in sinergia: Cultura, Attività produttive, Turismo e Formazione professionale. Una vera e propria riorganizzazione del settore per promuovere la produzione in regione. Fino ad ora la Film Commission non aveva un proprio fondo specifico, ma solo un budget limitato e questo, ovviamente, ci metteva molti vincoli nel poter finanziare i progetti. Con questa legge si istituisce un fondo apposito in parte nutrito dai fondi europei”.
Con quali conseguenze?
“Allargheremo sicuramente le aree tematiche dei progetti presentabili, così da coprire non solo documentari e animazione (le uniche due aree finanziabili finora dai bandi regionali), ma tutti i generi dell’audiovisivo. Al momento non posso ancora dire esattamente quali saranno le aree, ma ci sarà un ampliamento significativo”.
La Film Commission avrà quindi più capacità di gestire i fondi per lo sviluppo del settore, di che cifra si parla?

“Certo, coordinerà tutti i progetti. Si tratta di un programma triennale al quale sono destinati 2 milioni e mezzo circa di euro l’anno: poco più di 1 milione di euro già oggi destinati da altri capitoli di bilancio, da risorse conferite alla Regione dallo Stato e dall’Unione Europea nell’ambito della nuova programmazione 2014-2020. L’idea è quella di abbracciare appieno il settore. Verranno anche istituiti corsi di formazione specifici per le figure professionali”.
La proposta di legge non è stata presentata da un solo assessorato, quali sono i settori toccati?
“Si è voluto intraprendere un progetto di sviluppo e promozione del territorio regionale ad ampio spettro. Unire l’aspetto culturale al suo risvolto economico è abbastanza scontato, ma si è voluto anche inserire la promozione del territorio. I prodotti culturali veicolano fortemente l’immagine di un territorio ed è grazie alle produzioni in regione che vogliamo mostrare al mondo una nuova immagine, più completa di questa regione. Dove Rimini non è solo mare e Bologna non è solo centro storico, per intenderci. L’altro settore toccato è quello delle attività produttive. Questa legge prevede anche dei contributi per le piccole sale cinematografiche che si impegneranno a diversificare le proprie proposte, offrendo le sale anche come contenitori culturali. Ricordo che l’Emilia–Romagna è la terza regione in Italia per consumo di cinema e ai primi posti per digitalizzazione delle sale, dati ufficiali dicono che a giugno 2014 quasi l’80% delle sale aveva concluso il processo”.
Un territorio fertile e una fucina di talenti, quindi, ma controllando i bandi proposti sinora dalla Regione, compaiono pochi i nomi di operatori del Riminese e in genere dalla Romagna. Quanti sono gli addetti ai lavori?
“Come Film Commission avevamo già fatto un primo censimento degli operatori del settore nel 1997, poi verificato circa 4 anni fa. All’incirca gli operatori sono 3.800 in regione”. Si va dal regista allo sceneggiatore, dalle case di produzione a stilisti, costumisti e fotografi.
Nella pagina dedicata alla provincia di Rimini ne contiamo poco più di 30. Poca cosa rispetto alla provincia di Bologna, ma occorre ricordare che l’iscrizione al registro è volontaria, non obbligatoria.

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Il commento degli addetti ai lavori

Tra i nomi dei pochi partecipanti di questa provincia ai bandi indetti dalla Regione Emilia Romagna c’è quello di Bottega Video Srl (Gruppo Icaro Communication) che per appena due punti, con la sua proposta di un documentario sul Ponte di Tiberio per i suoi duemila anni, non è riuscita ad entrate tra le dieci proposte finanziate dall’ultimo bando di aprile della Film Commission regionale. Da sempre questa società riminese produce servizi audiovisivi, dai reportage giornalistici ai documentari storici e culturali legati al territorio, ma trovare risorse per finanziare nuove realizzazioni è un’impresa alquanto ostica. “Se fino a qualche tempo fa – spiega la responsabile Progetti, Serena Biondini – era più facile ricevere finanziamenti da Comuni e Provincia, con il calo delle risorse pubbliche oggi ci si deve ingegnare a trovare altre forme di sponsorizzazione”.
Nella nuova legge regionale Bottega Video ripone molte speranze. “Per la prima volta viene istituito per il settore audiovisivi un Film Fund di 2 milioni di euro l’anno. Un bel salto rispetto ai budget dei bandi che abbiamo visto finora (in media uno l’anno). L’ultimo al quale abbiamo partecipato prevedeva un budget di quasi 180mila euro – continua Biondini –si comprende come fosse impossibile per la Film Commission finanziare più di dieci proposte”.
Ben venga dunque la nuova legge ma l’impasse attuale che sta vivendo la Regione (le elezioni si terranno il 23 novembre, come noto) contribuisce a tardare l’introduzione di questo Film Fund “che era stato annunciato entro il 2014”.
Prevale la sfiducia. “Con la crisi degli ultimi anni e la ristrettezza delle risorse pubbliche siamo costretti a guardarci altrove.”
Quali le strade alternative?
“Noi guardiamo soprattutto ai fondi europei. Bisogna partecipare al Bando Media del programma ‘Europa Creativa’ oppure presentare progetti relativi ad altri programmi finanziabili, dove possa esserci una parte audiovisiva. Ma la competizione è altissima e i requisiti sono molto alti”. Altra pista da sviluppare, il crowdfunding, una pratica di micro-finanziamento dal basso che mobilita persone e risorse. “Teniamo sott’occhio anche il tax credit (finanziamento da parte di privati non necessariamente del settore, in cambio di agevolazioni fiscali, ndr.) ma anche qui la burocrazia non fa che ostacolare il settore: valido solo per le produzioni cinematografiche, il Parlamento aveva esteso il tax credit a tutto il settore audiovisivo, ma finché non verrà fatto un decreto attuattivo, rimarrà una prerogativa solo del cinema”.
In attesa che si scioglino questi nodi burocratici e legislativi, Bottega Video riesce a prendersi qualche soddisfazione con le reti tv nazionali. La serie Radici per Rai 3 è infatti una delle sue produzioni.

Chi aveva provato ad attingere a fondi regionali è anche Carlo Trevisan di Dream Factory.
“Ho proposto il nostro progetto fantasy Il ciondolo della luce più volte in due anni alla Emilia–Romagna Film Commission. Purtroppo si trattava di un progetto che esulava dalle due aree tematiche (documentario e animazione) dei bandi, quindi nonostante i complimenti non potevamo iscriverci agli stessi”.
Anche Trevisan ha optato, come alternativa, per il crowfunding.
“Siamo arrivati a 35mila euro, ma non sono ancora abbastanza, purtroppo, per il progetto. Stiamo anche in allerta sul fronte tax credit, cioè siamo entrati in contatto con imprenditori non del settore che potrebbero finanziare il nostro progetto approfittando così di questo meccanismo, ma ancora non abbiamo stretto accordi. Mi auguro che la legge 20/2014 porti nuova linfa al settore – auspica Trevisan – e che i fondi non rimangano in uno stretto circolo come accade con quelli europei dove i requisiti per accedervi spesso sono quelli di aver già prodotto almeno due film, con il risultato paradossale del ‘cercasi apprendista con esperienza’”.