Commercio, il “vecchio” torna di moda

“Lino" Spada del laboratorio Matilda di Rimini

In tempi di ristrettezze e spending review è giusto rivedere le voci di bilancio dell’economia domestica; quindi frenata sugli acquisti e basta sprechi. Si fanno i conti con le proprie possibilità, e, quando si tratta di abbigliamento o scarpe, a fronte di un nuovo acquisto, si adotta il vecchio sistema del “riciclo”: aggiustare, riparare, rimodernare, andando alla ricerca di quegli artigiani, i pochi rimasti, che sono in grado di eseguire questo tipo di lavori.

Fare l’orlo ai pantaloni, allargare o stringere una gonna, rimodernare un abito, rivoltare un cappotto, cambiare la fodera alla giacca, rimpicciolire di una taglia…erano abilità sartoriali che un tempo la casalinga svolgeva assieme al rammendo dei calzini e dei pantaloni. Da molti anni però, col vestiario pret-a portèr, la figura sartoriale è quasi scomparsa, e, assieme a lei, tutti quei mestieri artigianali di aggiusto e piccola sartoria, che facevano risparmiare denaro. “Ora fuori vecchi vestiti e abiti anni ‘70-‘80” confida Manuela Amati del Laboratorio Matilda di Rimini. “Qualcuno li chiama vintage, altri lo chiamano risparmio, ma la crisi si aggira anche così, svuotando le soffitte e regalando nuova vita a capi e accessori rinvenuti nei cassetti di vecchi armadi. Occorre anche trovare una sarta capace di fare aggiusti e, visto che siamo pochissime, non è facile. Sono tre anni che aggiustature o riparazioni su abiti, cappotti, gonne e pantaloni sono aumentate sensibilmente. Arriva di tutto, dal pezzo di qualità a quello del mercato, e a volte si rischia di spendere più per un orlo che per il valore del capo”.

Gli artigiani confermano però che l’atteggiamento dei clienti è cambiato.
“Ora, ci chiedono di fare lavori e aggiustare l’impossibile, molti vengono con i soldi contati e vogliono trattare sul prezzo. Ma quando si offre un lavoro veloce e ben fatto come un orlo, andare sotto gli 8-10 euro non è semplice”.
Molte persone sono alla ricerca di un nuovo impiego. E’ un lavoro difficile da imparare il suo?

“Non proprio, ma non si impara subito. Devi farti l’esperienza, non immagina quante donne vengono qui e non sanno attaccare un bottone…C’è abilità e occorre un po’ di fantasia, di giudizio; per i lavori sartoriali dobbiamo adattare gli aggiusti su capi già tagliati, cuciti; è più difficile che partire da un capo nuovo”.
Qual è il lavoro più richiesto?

“Sostituire cerniere, rammendare strappi nei pantaloni, che spesso si rompono nel cavallo. Facciamo i rinforzi con la tela antistrappo. La scorsa settimana ho anche allargato di 7cm un piumino (più di una taglia), perchè alla cliente non andava più. Ho fatto una serie di modifiche e la signora era soddisfatta”.
Di questo lavoro si può farne un mestiere, per una giovane?

“Forse non lo considerano, ma non è un lavoro che cercano di imparare, in questo campo tutte vogliono fare la stilista, ma quasi nessuno arriva. Ci vuole molta passione per rimodellare, tagliare, aggiustare, stringere, allargare, far rifiorire a nuova vita qualcosa che non si usava più, passione, fantasia e umiltà”.

“La gente apre cassetti e armadi – aggiunge Natale Spada, detto Lino, del Laboratorio Matilda – ma mentre per borse e accessori il lavoro è aumentato, per le scarpe è calato”.
Quanto alle tariffe, Spada dice di subire spesso il confronto coi ‘calzolai’ cinesi. “In pochi anni hanno aperto tre, quattro laboratori. Dicono di fare riparazioni come noi, ma clonano e copiano tutto, il materiale è scadente e il lavoro è eseguito banalmente. Io invece faccio soprattacchi con gomma buona, che durano molto di più!”.

Laura Carboni Prelati