Crisi, Rimini rischia 5.000 posti di lavoro

Una fotografia della situazione attuale. Tiene il numero complessivo di imprese ma solo l’industria ha perso 3.000 posti di lavoro. Mille licenziati nel 2013 secondo la Cgil di Rimini, più di 9 milioni di ore di cassa integrazione con crescita della Cig in deroga tra le aziende più piccole. Ma c’è spazio anche per i paradossi: le domande di disoccupazione, raddoppiate dal 2008, oggi subiscono un calo perché i lavoratori non riescono nemmeno più a raggiungere i requisiti necessari

di Primo Silvestri – Alessandra Leardini

La crisi della ditta di scarpe Valleverde, poco prima la dichiarazione di fallimento di Aeradria, la società che gestisce l’aeroporto di Rimini, mentre i tavoli provinciali anti-crisi attivati nel 2013 sono stati ben 55, 17 in più dell’anno prima. Ogni tanto scoppia qualche caso a ricordarci quanto il tema del lavoro sia diventato urgente e opprimente per la nostra provincia. Purtroppo le previsioni dicono che nemmeno per quest’anno ci saranno grossi miglioramenti, perché le imprese prima di fare nuove assunzioni vogliono vedere quanto consistente e duratura sarà la ripresa, e secondo alcune previsioni non sarà un fulmine, perché se il PIL dell’Italia dovesse passare dal -1,8% del 2013, allo 0,7% nel 2014 e all’1,2% nel 2015, ciò non sarebbe comunque sufficiente per creare tanti posti di lavoro.

Tengono le imprese ma perdiamo lavoro

Secondo le ultime elaborazioni del Sistema informativo sul lavoro e le imprese delle Camere di Commercio (Smail), che mette insieme gli archivi di queste ultime e dell’Inps, le imprese attive nell’ultimo anno in provincia di Rimini hanno grosso modo tenuto, con un leggero calo di qualche centinaio ma con un saldo positivo rispetto alla data d’inizio della crisi (da sottolineare che circa un terzo hanno meno di cinque anni di vita), mentre è il lavoro ad aver subito l’arretramento più consistente con la perdita, da giugno 2012 allo stesso mese del 2013, di quasi 5 mila posti (complessivamente da 135 mila  a meno di 130 mila addetti, tra dipendenti e indipendenti, tornando sui livelli del 2010). Con l’avvertenza che i lavoratori in cassa integrazione sono considerati ancora occupati, quindi la situazione, se non ci sarà per loro un rientro al lavoro pieno, potrebbe ulteriormente peggiorare. In Emilia Romagna, per avere un confronto, sono andati persi nell’ultimo anno, 34 mila addetti e 64 mila circa dall’inizio della crisi.

Chi soffre di più, chi meno

Da giugno 2008 a giugno 2013, ad aver perso più posti di lavoro nel Riminese sono stati l’industria, più di 3.000, in particolare il tessile-abbigliamento, legno e mobili, prodotti in metallo e fabbricazione di macchinari, e le costruzioni con circa 1.500 addetti in meno.
Ha parzialmente compensato queste perdite il settore dei servizi, che con oltre 92 mila addetti copre il 71% del totale, assumendo, nello stesso arco di tempo, un po’ meno di 3.000 persone, in particolare la ristorazione, l’informatica e le telecomunicazioni, l’assistenza sociale e i servizi sanitari.
Più in dettaglio, i servizi che hanno offerto più opportunità di lavoro sono stati: riparazione e manutenzione, fornitura di elettricità e gas, raccolta e smaltimento rifiuti, software e consulenza informatica, attività di direzione d’azienda e consulenza gestionale, studi di architettura e ingegneria, ricerca scientifica e sviluppo, servizi di vigilanza, servizi per edifici e paesaggio, istruzione, assistenza sociale e sanitaria, attività creative e artistiche, servizi per la persona.
A livello comunale a risentire di più della crisi (2008-2013) sono stati, per il calo delle imprese, i comuni di Mondaino, Montegridolfo e Montefiore Conca, per la perdita di lavoro Montegridolfo, Casteldelci, Coriano e Montecolombo.  Tengono invece gli addetti del capoluogo Rimini e di Riccione, che insieme raccolgono 75 mila occupati,  più della metà del totale provinciale.

Gli ammortizzatori sociali

A fare il punto sulla crisi è anche la Cgil di Rimini che ricapitola i numeri del 2013. L’anno appena trascorso ha segnato più di 9 milioni di ore di Cassa Integrazione Guadagni (Cig), numero di poco inferiore ai 9 milioni e 187mila ore di ammortizzatori utilizzate nel 2012. Sia per la Cig ordinaria che per quella straordinaria si registra una diminuzione (rispettivamente di 294mila e 683mila ore) ma secondo i responsabili della Cgil riminese non c’è nessun segnale di inversione di tendenza rispetto all’anno precedente. Lo dimostra il preoccupante aumento delle ore di cassa integrazione in deroga, ammortizzatore sociale riservato alle imprese più piccole che non possono fare ricorso alla Cig tradizionale. In questo caso c’è stato un aumento, in un anno, di 825mila ore, e il dato è ancora parziale visto che in regione Emilia Romagna 4 milioni di ore di cassa integrazione in deroga devono ancora essere autorizzati. Da settembre 2008 a settembre 2013 la Cig in deroga (sia ordinaria che straordinari) ha riguardato, con un totale di 14,4 milioni di ore, circa 11mila lavoratori riminesi e 1.500 sedi di lavoro.
Ci sono poi le persone che il lavoro l’hanno definitivamente perso per colpa della crisi. Da gennaio a settembre 2013 i numeri elaborati dalla Cgil parlano di 1.035 licenziati per esubero di personale, iscritti nelle liste di mobilità in provincia, con un aumento di 326 persone rispetto alle 706 dell’analogo periodo 2012. Questo numero, precisano i responsabili del sindacato, fa riferimento solo ai licenziati in procedure collettive (legge 223/91) in quanto non è stata ancora prorogata l’iscrizione nelle liste di mobilità dei licenziati in seguito a procedure individuali (legge 236/93).

“E’ una situazione davvero preoccupante – sottolinea Graziano Urbinati, segretario generale Cgil Rimini -. La crisi arriva a consuntivo. Se dovessero venire a mancare gli ammortizzatori sociali ci sarebbero 5 mila persone senza lavoro, a tanto corrisponde, infatti, il monte ore di cassa integrazione fatto nell’ultimo anno”.
L‘appello del sindacato è che si tenti ogni mossa possibile per salvare le aziende in difficoltà. “E’ necessario rifinanziare gli ammortizzatori – conclude Urbinati – e tutte le realtà del territorio devono mettersi insieme per salvare le aziende, evitare i fallimenti, perché quei posti di lavoro una volta persi, lo sono definitivamente”.

Domande di disoccupazione al raddoppio

Un altro indicatore della crisi occupazionale in atto (indiretto e parziale perché la richiesta di requisiti d’accesso di fatto riduce la platea) è costituito dall’andamento delle domande per l’indennità di disoccupazione, ordinaria e con requisiti ridotti. Quest’ultima adatta soprattutto per  i lavoratori stagionali.
Dall’inizio della crisi le domande ordinarie di disoccupazione sono più che raddoppiate, passando da meno di 8 a più di 16 mila. Aumento del 41% anche per domande con requisiti ridotti.  Nell’ultimo anno c’è stata invece una lieve diminuzione, ma questo non tanto perché la situazione sia migliorata, ma semplicemente perché un numero crescente non riesce a raggiungere nemmeno i requisiti minimi necessari (la lettera che pubblichiamo nella pagina seguente, ne è un esempio). Paradossalmente le statistiche delle persone che chiedono una indennità di disoccupazione calano perché la situazione è ulteriormente peggiorata. Dovrebbe accadere il contrario, ma questa è la realtà imposta dai Governi nazionali che si sono succeduti.