Cultura sempre più povera a Rimini

Fratelli di Taglia

Giovanni Ferma (Fratelli di taglia) durante un’esibizione

Il territorio riminese è ricco di imprese culturali e associazioni che quotidianamente lavorano e investono in cultura. Calano i contributi pubblici, ma sono anche poche le realtà locali che partecipano ai bandi di Regione Emilia Romagna e Ministero. O che possono permetterselo. Ne abbiamo incontrate due: Fratelli di Taglia e Motus

di Melania Rinaldini

I finanziamenti pubblici continuano ad essere in calo, in particolare quelli per il settore dello “spettacolo dal vivo”.  Nel 2013 la Regione Emilia Romagna ha attribuito al settore un finanziamento complessivo di 14.560.350 euro, un budget inferiore a quello registrato nel 2012. La provincia di Rimini, tra finanziamenti regionali e statali, si è aggiudicata 975mila euro, una delle somme più basse in Emilia Romagna, superiore solo a quella raccolta da Forlì-Cesena.
C’è chi ha tristemente affermato che “con la cultura non si mangia”, niente di più sbagliato. Anche una piccola comunità, come la provincia di Rimini, ospita imprese culturali e associazioni che quotidianamente lavorano e investono in cultura. Eppure sono ancora pochi i soggetti che presentano domanda di finanziamento a Regione e Ministero, nonostante i bandi emessi: nel 2013 sono state, rispettivamente, 35 e 13.

FRATELLI DI TAGLIA, L’OTTICA DI UNA “VERA” AZIENDA

Tra i pochi attenti a queste occasioni c’è la compagnia teatrale I Fratelli di Taglia. “Essere beneficiario di un finanziamento pubblico è importante, ma molti sottovalutano l’impegno che c’è dietro” esordisce Giovanni Ferma, uno dei due fondatori della compagnia.
Che cosa rende impegnativa questa esperienza?
“Si tratta di presentare un progetto e di seguirlo pedissequamente fino al completo svolgimento. Ci sono molte regole da rispettare, tra le quali, ad esempio, il fatto che la compagnia deve fare almeno 90 recite in un anno. Un tempo 90 recite erano fattibilissime in un breve periodo, ora ci vogliono tutti e dodici i mesi dell’anno. Purtroppo la crisi economica ha fatto molti danni dal punto di vista dei cartelloni teatrali e degli spettatori. Anni fa si partiva in tournée e si stava via settimane per le repliche di uno spettacolo, ora spesso si sta via qualche giorno, a fine spettacolo si smonta subito tutto e si torna a casa. Molte repliche sono state tagliate. Ciononostante il pubblico continua a venire a teatro”.
Se le date sono poche c’è il rischio di non rispettare le regole per i finanziamenti…
“Sì, noi da 10 anni rientriamo nei criteri per i finanziamenti pubblici, ed è frutto di un duro lavoro quotidiano. Si ricercano continuamente nuove piazze dove vendere gli spettacoli, si consolidano i rapporti già avviati da tempo. La difficoltà nel fare impresa teatrale è proprio quella di avere una struttura solida per mantenere i progetti. Occorrono un minimo di 1000 giornate lavorative per essere riconosciuti come compagnia di produzione e almeno una produzione all’anno. Non dimentichiamo che abbiamo del personale, dei dipendenti a tempo indeterminato. Siamo una vera e propria azienda di cultura. Esportiamo i nostri prodotti, i nostri spettacoli, anche fuori dal territorio riminese, in Italia e in Europa”.
I Fratelli di Taglia hanno da poco concluso un lungo incarico come gestori del Teatro del Mare di Riccione (2009 – 2014).
“Nel corso degli anni la media del pubblico è cresciuta costantemente – si legge nella nota stampa resa pubblica a ottobre – assestandosi nella stagione 2013/2014, per gli spettacoli a pagamento, sui 217 spettatori in media ad appuntamento (su 287 posti disponibili). Agli spettacoli con biglietto d’ingresso hanno preso parte 45.120 spettatori (…). Dal foyer fino al palcoscenico, il Teatro del Mare è sempre rimasto connesso con il suo territorio attraverso collaborazioni, ospitalità, mostre, laboratori, incontri, allestimento degli spazi e residenze creative dedicati alle realtà artistiche, culturali, formative e sociali riccionesi ed emiliano-romagnole.”
La compagnia, specializzata nel teatro per ragazzi, mantiene la direzione artistica del Teatro CorTe di Coriano.

Andrea Gallo (Motus), spettacolo “Nella tempesta"

Andrea Gallo (Motus), spettacolo “Nella tempesta”

SEMPRE IN… MOTUS, MA “IL 2015 SARA’ PIENO DI INCOGNITE”

La compagnia Motus è sostenuta dal Ministero dei Beni Culturali, dalla Regione e dalla Provincia di Rimini, con una contribuzione pubblica che nel 2014 ha rappresentato il 25% delle entrate.
“Non riceviamo un contributo comunale, a differenza di tutte le altre compagnie come la nostra” racconta Elisa Bartolucci, che in Motus si occupa di amministrazione e organizzazione.
Quali sono le difficoltà nel gestire un’impresa culturale come la vostra?
“Il 2015 è un anno di grandi incognite dovute soprattutto alla riforma del nuovo decreto ministeriale e alla scomparsa dei contributi provinciali. La difficoltà è quella di riuscire a mantenere una struttura solida e fissa, necessaria per il buon svolgimento del lavoro, che si sostiene principalmente grazie alla produzione artistica, vendita degli spettacoli e all’attività all’estero. Questo significa un oculato controllo di gestione, una continua ricerca di risorse per una sostenibilità dei progetti, molta generosità e professionalità nel fare le cose, e tantissimo lavoro. Inoltre il fatto di non avere un nostro spazio ci costringe ad essere sempre nomadi e di non poter lavorare sul nostro territorio come vorremmo.”
Quante persone lavorano ai vostri spettacoli/produzioni?
“Le nostre produzioni sono sempre differenti: abbiamo prodotto un’opera musicale (King Arthur, alla Sagra Malatestiana di Rimini) coinvolgendo un ensemble di 9 musicisti 3 cantanti e 2 attori. Solitamente lavoriamo con un minimo di 2 e un massimo di 5 – 6 attori, 2 – 4 tecnici, assistenti alla regia, poi c’è un nucleo fisso di 3 persone che si occupa di amministrazione, produzione, comunicazione e promozione all’estero. La direzione artistica, la regia e la drammaturgia sono di Enrico Casagrande e Daniela Nicolò, che seguono attivamente la creazione in tutto il processo, anche quello più tecnico.”