Da Rimini all’Europa: opportunità per chi cerca lavoro all’estero

Crescono i riminesi che fanno esperienze lavorative o di tirocinio all’estero. Aumenta l’età: a fare la valigia sono anche ex capi d’azienda colpiti dalla crisi

di Mirco Paganelli

Il lavoro è sempre più fluido sullo scacchiere europeo e l’internazionalizzazione un’occasione di crescita in tempi di vacche magre. Crescono i riminesi che scelgono di fare esperienze lavorative o di tirocinio all’estero. Non esistendo un database unico provinciale, TRE lo ha ricostruito a partire dagli uffici pubblici locali che si occupano di mobilità internazionale.
Sono circa 150 i riminesi che ogni mese si rivolgono all’Eures di Rimini, lo sportello della rete europea dei servizi per l’impiego presso il Centro per l’impiego provinciale. “Di questi, circa i due terzi poi parte – rivela il consulente Jean C. Pirini -. Vengono qui perché hanno già le idee chiare sul percorso da intraprendere o per affinare il progetto”. Da sottolineare che circa un terzo dei partenti non è alla prima esperienza oltre confine. Non più solo giovanissimi: anche gli adulti circolano; persino ex capi d’azienda costretti a chiudere per la crisi e che si offrono magari come trasfertisti.

Perché si parte?

“Per l’assenza di lavoro a casa, ma anche per l’esigenza di imparare, o consolidare, un’altra lingua. Non solo la seconda: conoscere un terzo idioma è sempre più importante e si è disposti a farlo svolgendo professioni non in linea col proprio percorso di studi”. Si parte per partire senza sapere con certezza se si tornerà o meno; l’importante è diversificare il curriculum. I paesi prediletti sono quelli di lingua anglofona, ma anche Germania (per la buona occupazione) e Scandinavia (per i servizi al cittadino). Meno quelli dell’Est.
Salgono anche gli stranieri che vengono a Rimini
a lavorare. Quelli passati tramite Eures sono stati 15 nel 2013 e 6 fino all’aprile di quest’anno. Tra questi c’è chi ha concluso la stagione invernale nel paese d’origine e fugge in Riviera per quella estiva, oppure c’è chi è ricercato da aziende locali che necessitano di personale multietnico per dialogare con clienti stranieri. Le principali provenienze sono Francia, Belgio, Germania e Austria, dunque economie piuttosto stabili, a riprova di un’Europa sempre più mobile e unita dal punto di vista lavorativo, e quindi anche culturale, a partire dai giovani.
Fino a qualche tempo fa anche la Provincia di Rimini ospitava stagisti stranieri nei propri uffici (10 nel periodo 2010-2012) esperti in varie discipline (statistica, informatica, agricoltura, ufficio stampa…). Tutto fermo in seguito al recente cambio della normativa sui tirocini che prevede la retribuzione minima obbligatoria di 450 euro mensili. “Non ce lo possiamo permettere”, dicono dall’Ufficio del personale.

A chi rivolgersi?

  • Eurodesk è la piattaforma dedicata all’orientamento sui programmi comunitari per i giovani ed è presente nel comune di Rimini presso il Punto Europa dell’Urp. “Negli ultimi anni sono aumentate le richieste di informazioni, difficile parlare di numeri – spiega la responsabile Milena Cecchini -. Abbiamo notato una diversificazione dell’utenza: se prima venivano quasi esclusivamente giovani diplomandi o diplomati, oggi sono sempre di più gli adulti. La maggior parte di loro o non lavora o non è gratificato da quel che fa; persone disorientate, con idee confuse e senza domande specifiche, in cerca di una guida”.
  • Si sono appena concluse le selezioni per i 10 borsisti riminesi del Progetto Leonardo gestito dall’Ufficio per le Politiche giovanili della Provincia. I ragazzi svolgeranno uno stage di 4 mesi tra Londra, Parigi, Bruxelles, Valencia e Malta presso enti pubblici e privati di vario genere, dagli studi professionali alle ong. Ne sono passati 10 su 40 candidati. Ogni borsa vale 3 mila euro.
  • A Pesaro invece si trova Europe Direct, l’ufficio più vicino a Rimini che si occupa di “Erasmus per imprenditori” al quale anche i riminesi possono rivolgersi. Il programma gestisce sia aspiranti imprenditori che desiderano affiancare aziende estere per un periodo di apprendimento, sia capi d’azienda ospitanti. Sebbene l’ufficio sia letteralmente esploso di richieste – nell’ultimo ciclo è stato il terzo in Europa con 29 relazioni gestite – quest’anno non si è presentato alcun riminese né tra i giovani né tra gli imprenditori. E ci si continua a domandare perché non apra uno sportello anche a Rimini.