Dove investono gli italiani? Pericoli in agguato

Gli italiani investono meno in titoli pubblici e più in azioni e fondi comuni. Occorre però difendersi dal rischio di una possibile nuova bolla

Secondo l’ultimo rapporto della Banca d’Italia la ricchezza pro capite netta delle famiglie italiane (che comprende case, terreni, risparmi, ecc.) è diminuita dal 2007, soprattutto in termini reali, scontando cioè l’inflazione. Niente di drammatico, ma da oltre 350 mila euro di ricchezza pro-medio per famiglia, si è scesi un po’ sotto. Le prime stime per il 2013 parlano di un ulteriore calo. Un segnale evidente delle difficoltà in corso.
Più della metà di questa ricchezza è costituita da abitazioni e circa un terzo da attività finanziarie, ossia i risparmi e le varie attività liquide, come il contante, il risparmio postale e i conti correnti bancari.

Alla fine del 2012, prosegue il rapporto, solo le attività finanziarie ammontavano a oltre 3.670 miliardi di euro, in lieve crescita rispetto al 2011. Quasi il 42 per cento di queste era detenuto in azioni e obbligazioni private, titoli esteri, prestiti alle cooperative e altre partecipazioni e quote di fondi comuni di investimento. Il contante, i depositi bancari e il risparmio postale rappresentavano un altro 31 per cento mentre la quota investita direttamente dalle famiglie in titoli pubblici italiani (Bot, Btp, ecc.) non supera  il 5 per cento. Rispetto al 2011, la quota di ricchezza detenuta in titoli pubblici italiani è leggermente diminuita  scendendo sotto i 30 miliardi di euro dell’anno prima. Da ricordare che negli anni ’90 del secolo scorso gli investimenti delle famiglie in titoli pubblici avevano raggiunto il 21 per cento.
La quota detenuta in azioni e partecipazioni (circa 550 miliardi di euro, pari al 15 per cento)  è invece tornata a salire rispetto ad un anno prima, ma nel 2000 ammontava a circa un quarto delle attività finanziarie totali.  Dopo un precedente calo, è tornata ad aumentare anche la ricchezza detenuta dalle famiglie italiane in fondi comuni d’investimento (266 miliardi di euro correnti nel 2012, ma erano arrivati a 421 miliardi nel 2005).

Perché i titoli pubblici perdono quota? I rendimenti sono in discesa un po’ dappertutto, a parte gli USA.  Questo potrebbe fare propendere per le azioni,  ma attenti perché le quotazioni, in particolare negli Stati Uniti e in Giappone, stanno raggiungendo valori molto alti, addirittura superiori a quelli pre-crisi. Tanto che qualcuno parla già di una nuova bolla che sarebbe pronta a scoppiare, con le conseguenze già note. Le uniche borse che sono ancora sotto i valori pre crisi sono quelle europee, dove l’economia va però un po’ più a rilento.