E’ riminese la moneta che genera energia!

La microturbina ideata dal riminese Michele Focchi con l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, è un brevetto mondiale. Dalla sua mente è nato anche il secondo robot più veloce al mondo, in attesa di un altro grande progetto: portare a Rimini un polo di ricerca sulla robotica

La totale assenza nella sua amata Romagna, di ricerca sulla robotica: questo il cruccio del riminese Michele Focchi. Michele capisce molto presto quale sarà il suo destino, prima ancora che in Italia si sviluppino indirizzi universitari ad hoc. Si iscrive a vari corsi, ma nessuno di questi soddisfa il suo desiderio di unire l’ingegneria e la creatività al servizio del progresso. Poi la svolta quando il Politecnico di Milano istituisce il primo corso in Italia di Ingegneria dell’automazione. Michele Focchi è tra i primi 80 laureati. Dopo tanti curriculum inviati, qualche colloquio e un impiego non del tutto soddisfacente, approda all’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova: “Feci un primo colloquio telefonico in inglese e spagnolo – ricorda – poi arrivò quello vero e proprio, dove ebbi modo di presentare alcuni miei progetti universitari elaborati nel corso delle mie esperienze a Valencia e in Brasile.”

Inizia così la sua “avventura” da ricercatore di robotica, quali sono i frutti del suo lavoro?
“Ho lavorato a un importante progetto con il mio collega Emanuele Guglielmino, progetto che ha portato nel biennio 2010 – 2012 al brevetto mondiale di una microturbina.  Si tratta di un dispositivo in grado di estrarre energia da fluidi in pressione. La microturbina ha numerosi potenziali utilizzi:  può essere impiegata in ambienti in cui sono presenti gas e/o aria in pressione, quali condotti del gas o impianti industriali, portare elettricità anche in zone  impervie, estese o inagibili, dove non è possibile utilizzare cavi. Può lavorare come sostituto di batterie o in sinergia con esse e come generatore d’emergenza. La produzione può raggiungere anche i 30 Watt, inoltre ha una durata di 10 anni senza necessità di manutenzione. Tutto in un oggetto grande come una moneta da 1 euro.”

Un’invenzione che è valsa molti riconoscimenti, tra cui quello della “Start Cup Ricerca – Sole 24 Ore”, e il “Premio Nazionale dell’Innovazione 2013” conferito dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ma non è l’unico ambizioso progetto al quale ha preso parte. Mi racconti dell’ultima invenzione del suo team.
“Con i miei colleghi (si tratta di team internazionali ndr) abbiamo creato e costruito il 2° robot più veloce al mondo, il suo nome è HyQ, Hydraulic Quadruped, si tratta di un automa a quattro zampe. Possiede una centralina interna con un sensore vestibolare che lo fa stare in equilibrio, inoltre riesce a salire e scendere gradini e individuare ostacoli. Prevediamo di farne altri modelli, anche bipedi.”

La robotica in generale è spesso poco considerata e vista talvolta con diffidenza dai più (della serie “non saremo più capaci di far niente senza tecnologia”), in che modo invenzioni come HyQ possono essere di aiuto?
“Innanzitutto ci tengo a sottolineare che l’Iit (Istituto Italiano di Tecnologia), di cui faccio parte, ha nel suo statuto come principio basilare che i suoi progetti di ricerca abbiano ricaduta tecnologica effettiva, cioè con brevetti e spin off. Nello specifico HyQ è progettato per sostituire la presenza fisica dell’uomo in situazioni di pericolo e/o emergenza, come in ambienti contaminati (centrali nucleari, industrie chimiche…) o edifici crollati.”

Attualmente il prototipo di HyQ si trova a Londra, esposto al pubblico per la prima volta, al Natural History Museum, nel frattempo i media internazionali hanno dedicato articoli e servizi al vostro lavoro. Manca però un tassello importante al suo progetto personale…
“Sì, ma ci stiamo lavorando. Si tratta di un mio grande desiderio, cioè di portare un polo di ricerca nella mia città. Ho parlato di questa idea al direttivo dell’Iit e la cosa ha interessato molto, così abbiamo preso contatti con Confindustria Rimini, di cui allora era presidente mio zio, Maurizio Focchi.”

Focchi senior, a sua volta, conferma l’interesse di Confindustria Rimini: “Si tratta di un progetto molto ambizioso, ma anche molto interessante al quale Confindustria intende lavorare” commenta l’ex presidente “ abbiamo avuto vari incontri con i rappresentati dell’Iit, con uno scambio di visite tra Genova e Rimini. Il nuovo presidente Paolo Maggioli porterà avanti il progetto; al momento stiamo stilando una lista di aziende del bacino riminese che potrebbero essere interessate dai risultati ottenuti dal polo di ricerca. I tempi non saranno brevissimi, l’iter è lungo, ma gli incontri con i delegati dell’Istituto genovese sono stati molto positivi.”
L’obiettivo è quindi di entrare nel circuito delle collaborazioni che l’Iit ha in tutta Italia (tra le quali anche con il Politecnico di Milano e il Centro Protesi INAIL di Vigorso di Budrio) questo rappresenterebbe per Rimini un importante ritorno economico e culturale. Si tratterebbe, infatti, di rendere la città meta di studiosi e ricercatori internazionali, ottenendo così non solo un technology transfert dalla ricerca alle aziende, ma anche un indotto tutto da stimare. Al momento il progetto è in fase embrionale, ancora non sono state chiamate in causa le aziende riminesi ma, visto l’interesse dell’Iit e di Confindustria, non rimane che ben sperare.

Melania Rinaldini