Energia dal legno: chi l’ha detto che non si può?

C’era un tempo in cui le scelte “verdi”, legate al settore ecologico- ambientale, erano osteggiate sia dagli industriali che dal mercato e venivano considerate battaglie di retroguardia, puramente ideologiche. Negli ultimi tempi tutto è cambiato. L’economia verde sta conquistando ruoli sempre più importanti e potrebbe rappresentare, anche nel nostro territorio, un volano importante di sviluppo e crescita, assieme alla possibilità di offrire nuovi posti-lavoro per molte persone.

Marcello Fattori, sindaco di Maiolo e presidente della Comunità Montana Alta Valmarecchia, ha una sua idea in proposito. “E’ giunto il momento di rilanciare questo territorio rendendolo autonomo dal punto di vista energetico e per far questo si possono interpretare le risorse locali – spiega -. Io ho un mio progetto: occorre lanciarsi nella green economy”.

Quale potrebbe essere il piano di sviluppo da mettere in atto?

“Alla base del mio progetto c’è la salvaguardia ambientale e quella delle risorse locali. Tutti conosciamo le applicazioni atte a sfruttare l’energia che ci viene dalla natura (solare, eolico, termico). Alcuni di questi sistemi, alternativi al petrolio, trasformano in energia pulita alcune risorse naturali, senza procurare un impatto negativo sull’ambiente. Sono convinto che, nel territorio dove vivo e in tutta la Valmarecchia, si potrebbe sfruttare una delle principali risorse a disposizione, il legno, trasformandola in energia. Anche le zone circostanti (Pennabilli, S.Agata, Casteldelci, Parco Sasso Simone e Simoncello) sono ricche di boschi e foreste; qui il legname è sempre stato considerato un valore, una delle nostre maggiori ricchezze”.

Per avere legname occorrerà tagliare gli alberi?

“No. Un tempo nel mio paese, si cuoceva quel buon pane, conosciuto in tutta la valle, nel forno a legna, alimentando il fuoco con fascine ricavate dai rovi; servivano parecchie fascine perché Maiolo aveva 7 forni; inoltre d’inverno tutti scaldavano la casa e cucinavano con la stufa a legna. La gente del posto si approvigionava appena fuori della porta di casa, con arbusti e alberelli selvatici o con tronchi di vecchie piante malandate. Naturalmente il “lavoro” di fare scorta di legna per l’inverno aveva due risvolti utili: buon legname da ardere per scaldarsi e cucinare e una  buona manutenzione periodica svolta a cura del podere, atta a tenere puliti fossi, canali e argini. Un’altra fonte di approvvigionamento utile è rappresentata dai detriti legnosi che trasporta il fiume. Dopo le piogge autunnali, si accumula nell’alveo, sulle sponde e sugli argini, un’enorme quantità di detriti legnosi; a volte la corrente del fiume è talmente impetuosa da sradicare gli alberi che spesso, trasportati dalla piena, vanno ad ostruire le arcate dei ponti, ostacolando il normale flusso delle acque a valle. Queste problematiche creano anche gravi problemi di sicurezza per ponti e strade”.

A livello di risorse, queste due fonti potrebbero essere sufficienti?

”Questa è solo una prima indicazione utile. Se non subiscono manutenzione le zone adiacenti al fiume, neppure i boschi possiamo dire che siano in situazioni migliori. Ultimamente, chi possiede una stufa od un camino, pensa al Pellet o al cippato (scaglie di legno) per riscaldarsi; di conseguenza si è contratta molto la vendita ed il commercio del legname locale. I boschi, andrebbero invece ripuliti da piante infestanti che impediscono anche al sottobosco di crescere, alterando l’equilibrio ambientale. Il legname, in stato di abbandono, diventa inservibile, va disperso e l’ambiente si degrada. E qui si innesta la mia idea. Se venisse creata una centrale (a biomasse) si potrebbe bruciare tutto questo materiale legnoso per ricavare energia pulita!”.

Ma la centrale non c’è!

“No, è un progetto in lunga prospettiva. Penso però che ci dovrebbe essere un ente o un’organizzazione che dia una motivazione e la giusta remunerazione per far sì che vengano utilizzate le risorse locali per un’ energia pulita a basso costo; vi sono incentivi europei per queste piccole centrali a biomasse. Si creerebbe una sorta di filera del legno multifunzioni: manutenzione a boschi ed aree silvestri, alle zone demaniali lungo i fiumi, il legname produce energia e nuove possibilità occupazionali sul territorio. Se l’uomo riesce a trovare delle fonti di reddito per rimanere a presidiare il territorio, ovviamente ne guadagna la società”.

Economicamente parlando, il mercato è complesso e di difficile ingresso. I trend che trattano le biomasse, non seguono il normale andamento economico, ma dipendono dalla crescente richiesta di fonti di energia alternative. La filiera della bioenergia è lunga e articolata: si va dalla raccolta delle materie prime (materiali vegetali prodotti da coltivazioni o la manutenzione e potatura forestale) al loro trasporto e stoccaggio. Questi primi step sono seguiti dal pretrattamento delle biomasse e dalla loro conversione finale in energia. Perchè un progetto possa andare in porto, occorre un accordo tra aziende private, amministrazioni pubbliche locali e istituti di finanziamento.

Laura Carboni Prelati