Enti pubblici, acquisti centralizzati: risparmio non… Comune

Dal 2012 è obbligatorio per le Pubbliche Amministrazioni il ricorso agli acquisti centralizzati on line tramite un portale internet dedicato. L’obiettivo è di aiutare i Comuni a risparmiare ma non sempre è così. Per non parlare degli ostacoli della burocrazia…

di Mauro Bianchi

Un comune della provincia di Rimini aveva bisogno di tre scope. Ne ha dovute comprare cinquanta perché il sistema elettronico al quale è obbligato, come tutte le pubbliche amministrazioni, a ricorrere per acquisti, prevedeva quella come soglia minima di spesa. Un caso molto curioso che rende ben evidente un paradosso. Si inventano stratagemmi per favorire la spending review e aiutare gli enti pubblici a risparmiare alla fine si finisce per incentivare il contrario se non lo spreco.

Ma a chi si rivolgono le pubbliche amministrazioni per fare acquisti se devono rispettare i criteri della spending review avendo l’obiettivo proritario della razionalizzazione della spesa?
Molti non lo sanno, ma è dal 2000 che per tutti i loro acquisti gli enti pubblici utilizzano delle piattaforme digitali, e dal 2012 devono acquistare direttamente tramite Internet. Ma l’uso di questi strumenti, come abbiamo visto, non sempre serve a tagliare i costi delle forniture di beni e servizi.

Di cosa si tratta?

Consip è la società totalmente partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze a cui è stato  affidato, fin dal 2000, lo sviluppo e la gestione operativa del Programma di Razionalizzazione della spesa per beni e servizi della Pubblica Amministrazione.
Il Programma per la Razionalizzazione degli Acquisti nella P.A. (Pubblica Amministrazione) si inserisce nell’ambito del Piano Italiano di e-Government e si basa essenzialmente su modelli innovativi di gestione degli acquisti finalizzati a razionalizzare la spesa ed a semplificare i processi di “procurement” pubblico, nel rispetto dei principi di trasparenza e concorrenzialità. Le attività sono orientate secondo il sistema delle convenzioni quadro e del Mercato Elettronico della P.A. (Marketplace) quale strumento per acquisti sotto la soglia comunitaria, cioè 200.000 euro per le amministrazioni locali, 130.000 euro per quelle statali. La piattaforma è gestita attraverso cataloghi elettronici a cui le imprese preventivamente abilitate  (i fornitori di beni/servizi) possono partecipare. Il Programma mette a disposizione delle amministrazioni strumenti di e-procurement (acquisti in rete) e ha il suo centro operativo nel portale www.acquistinretepa.it.
Il Mercato Elettronico della P.A. (MePA) è un mercato digitale in cui le amministrazioni possono acquistare, per valori inferiori alla soglia comunitaria, i beni e servizi offerti da fornitori abilitati a presentare i propri cataloghi sul sistema.
Consip
definisce con appositi bandi le tipologie di beni e servizi e le condizioni generali di fornitura, gestisce l’abilitazione dei fornitori e la pubblicazione e l’aggiornamento dei cataloghi. Accedendo alla Vetrina del MercatoElettronico o navigando sul catalogo prodotti, le Amministrazioni possono verificare l’offerta di beni e/o servizi ed effettuare acquisti on line, confrontando le proposte dei diversi fornitori e scegliendo quella più rispondente alle proprie esigenze.Tale modalità di acquisto, per le sue peculiarità, è più adatta ad acquisti frazionati ed esigenze specifiche.

Secondo Consip, i principali vantaggi del Mercato Elettronico per le Amministrazioni sono:

  • risparmi di tempo sul processo di acquisizione di beni e servizi sotto soglia
  • trasparenza e tracciabilità dell’intero processo d’acquisto
  • ampiamento delle possibilità di scelta per le Amministrazioni, che possono confrontare prodotti offerti da fornitori presenti su tutto il territorio nazionale
  • soddisfazione di esigenze anche specifiche delle Amministrazioni, grazie a un’ampia e profonda gamma di prodotti disponibili e la possibilità di emettere richieste di offerta

E’ veramente così, o ci sono dei problemi?

Report (Rai 3) in una inchiesta dell’ottobre 2012 ha messo in luce alcuni “buchi neri” del sistema di acquisti in rete.
Secondo la trasmissione, invece di risparmiare, con gli acquisti centralizzati si spende talvolta di più che andando dal fornitore di fiducia. E questo già per i piccoli acquisti di cancelleria, acqua per i laboratori, personal computer. Altri Comuni hanno utilizzato i fornitori selezionati da Consip per servizi rilevanti come l’illuminazione pubblica, con pessimi risultati e costi superiori al previsto. Inoltre, a detta di Report, non c’è chiarezza su sistema dei controlli sui fornitori, sulla qualità e serietà dei prodotti in catalogo. C’è il sospetto di “cartelli” di aziende che si spartiscono la torta dei grandi appalti ed hanno rapporti “ambigui” con la politica.
In effetti, la torta Consip è enorme; nel 2012 Comuni, Province, Regioni, ministeri ed enti di ricerca hanno speso circa 115 miliardi di euro all’anno. La Consip ha “presidiato” una spesa complessiva di oltre 30 miliardi di euro, bandendo gare su convenzioni e appalti specifici per un valore complessivo di 6,1 miliardi, mentre le amministrazioni hanno effettuato acquisti per 3,4 miliardi di euro.
L’anno scorso la Consip ha realizzato risparmi per 6,9 miliardi sulla spesa per beni e servizi (+12% rispetto al 2012). Quest’anno potrebbe arrivare a 7,6 miliardi, anche se il potenziale è di 10 miliardi. (cfr. Il Sole 24Ore del 13 febbraio 2014).

La parola ai Comuni riminesi

“Il Comune di Verucchio ha quattro aree di spesa, ciascuna effettua acquisti sul Mepa per le esigenze che le competono” spiega a TRE la D.ssa Varotti , responsabile URP del Comune. “Si va dall’acquisto di beni materiali come ad es. bandiere, libri, carta, o tecnologici come personal computer, tablet – ma anche servizi, come le pulizie o la manutenzione delle strutture. La responsabile pare piuttosto soddisfatta di queste piattaforme d’acquisto e stima un risparmio tra il 10 e il 20% rispetto all’acquisto diretto sul mercato locale.
La verifica è stata fatta richiedendo preventivi alle ditte locali e raffrontandoli con le offerte a catalogo. Nel Mepa in effetti c’è la possibilità di scegliere tra più offerte e tra diverse categorie di rapporto qualità/prezzo. Ormai l’utilizzo del Mepa è vicino al 100% delle procedure di acquisto comunali. Ogni decisione di spesa rivolta a fornitori non presenti sul Mepa va motivata ed è comunque circoscritta.
Le procedure di acquisto sul Mepa sono in genere più complicate per i servizi, in quanto la garanzia di affidabilità non è direttamente verificabile. Un esempio: la rilegatura dei libri avviene con una ditta locale conosciuta e affidabile. Per le imprese di pulizie il Comune ha riscontrato un risparmio dell’ordine del 30-40% avvalendosi di Consip, che ha attivato un invito di offerta alle aziende su base d’asta con un tetto massimo e si è potuto scegliere la migliore offerta selezionandola tra le ditte di area Romagna.
In genere le procedure di acquisto e selezione dell’offerta sul Mepa richiedono un’ora di tempo: occorre cercare il prodotto con dei termini chiave, valutare le aziende fornitrici, gli importi, le quantità, i tempi di consegna. Ma il giudizio globale per la Varotti è decisamente positivo.

Il Comune di Riccione ha indetto la gara per la fornitura delle mense scolastiche tramite Consip, con un notevole risparmio e un buon rapporto prezzo/qualità. Per il Dr. Della Rosa dell’Ufficio Economato, “i ribassi sono significativi, dal 20 al 30%” e comunque si riscontra una grossa risposta dei fornitori in grado di soddisfare bene le esigenze della P.A.
Per la spesa corrente l’uso del Mepa è al 90% e il risparmio è effettivo, ma ci sono delle limitazioni per acquisti sotto un certo importo (200 euro). Per questo il Comune si può avvalere dell’Agenzia Regionale degli Acquisti, dove l’importo minimo per ordine è di 150 euro.

Invece in Comuni piccoli, come Mondaino e San Leo, l’uso del Mepa è decisamente difficoltoso, anche per la carenza di linee internet veloci  (San Leo, ad esempio, non ha Adsl). La geom. Giuliana Generali, responsabile tecnica del Comune di Mondaino, esprime una certa perplessità nell’uso delle piattaforme on line, specie per la manutenzione ordinaria: se si rompe un rubinetto della scuola e si deve sostituire il pezzo, racconta, conviene rivolgersi alla ditta locale. Nonostante sia obbligatorio passare per Mepa e Consip, si motivano gli acquisti in procedura extra tramite gare informali che valgono un buon 60/70% delle spese. “Ad esclusione degli acquisti di carta o materiale per ufficio – spiega la D.ssa D’Antonio del Comune di San Leo – conviene risparmiare rivolgendosi a fornitori ‘a km. Zero’. Inoltre riscontriamo malfunzionamenti degli articoli acquistati (toner per stampanti, ad esempio) o ritardi nelle consegne”.
Solo per la manutenzione straordinaria gli acquisti digitali sono la quasi totalità. I piccoli comuni non hanno magazzino né le risorse per acquistare grandi quantità, e rilevano più o meno le stesse problematiche anche per i comuni limitrofi. “Si dovrebbe pensare piuttosto a una centrale di acquisti consorziata dei piccoli comuni dell’entroterra, anche se è di difficile fattibilità” sottolinea Generali.

In definitiva, il sistema di acquisti on line della PA raggiunge i suoi obiettivi di razionalizzazione e risparmio solo sulla scala media/grande. Qui, per il piccolo comune vale ancora il principio della spesa “a Km. Zero”.