Equitalia: più sei piccolo, più ti tartassa

EquitaliaPer debiti fiscali accertati inferiori a mille euro il Fisco riscuote il 40%, per quelli superiori a dieci mila euro appena il 4%. E non mancano le ingiustizie, come ci racconta un lettore…

di Primo Silvestri

In Italia, la pressione fiscale reale, cioè le tasse effettivamente pagate dai contribuenti che le versano, è arrivata al 53,2% del Pil nel 2013. La stessa pressione è del 37,6% in Spagna, 40 nel Regno Unito e 27,7 negli USA. Una bella differenza. Riducendo l’economia in nero la pressione potrebbe scendere: tanti governi hanno detto di provarci, ma al momento nessuno ci è riuscito. Poi dai giornali (appena luglio scorso) leggiamo titoli di questo tipo: “Equitalia (la società che raccoglie le tasse per conto dell’Agenzia delle Entrate, ndr.) si arrende: dai grandi evasori recuperati solo 10 miliardi su 300”. Il tre per cento!

Di tutte le imposte evase e accertate Equitalia riesce ad incassare tra il 7 e l’8%. Ma questa è una media e non avviene per tutti così: per debiti fiscali accertati inferiori a mille euro riscuote il 40%, per quelli superiori a dieci mila euro appena il 4%. In sintesi, Equitalia agisce in modo regressivo:  si accanisce contro i piccoli, ma lascia stare, o non riesce a farlo, i medio-grandi. Cioè lavora molto dove c’è poco da recuperare (ed è giusto recuperare, per evitare equivoci),  poco dove ci sarebbe tanto da prendere. Contro qualsiasi logica.

Un’altra problematica riguarda le modalità che vengono usate dal Fisco, il quale scrive e si comporta come se tutti i contribuenti, persone o imprese, non aspettassero altro che di fregarlo, sempre e comunque.  Per tutta risposta, la scure del fisco non perdona.
Un lettore ci ha raccontato di aver ricevuto lo scorso giugno dall’Agenzia delle Entrate questa lettera, a firma del Direttore provinciale: “Gentile Signora/re, le comunichiamo che abbiamo effettuato un controllo formale della dichiarazione Unico 2012 da lei presentata per verificare la correttezza dei dati. Il nostro controllo ha comportato la rettifica di alcuni dati per i motivi indicati nelle pagine seguenti, dove troverà …le rettifiche e il riepilogo delle somme dovute, comprensive della sanzione e degli interessi previsti. Se effettua il versamento entro 30 giorni…la sanzione del 30% sarà ridotta al 20%… Potrà usufruire della sanzione ridotta anche se decide di pagare a rate…”.
Cos’è successo? Causa un errore involontario per un CUD non considerato, il contribuente ha chiesto la detrazione per figli a carico, ma superando, anche se di poco, il reddito del figlio le 2.840,51 euro, non ne aveva diritto.
Un fisco civile avrebbe controllato e verificato l’errore, avrebbe scritto assumendo come leale il comportamento del contribuente e chiesto di versare il dovuto, al massimo applicando un minimo di interesse (non il 3,5%, quando la stessa Agenzia rimborsa i crediti d’imposta dopo anni pagando, di interesse, poco più dell’uno per cento).

Al contrario, l’Agenzia delle Entrate, presumendo che i contribuenti siano tutti dei potenziali  evasori, li condanna a prescindere, ed applica subito il massimo della sanzione, poi per non sembrare troppo cattiva la riduce un po’, a condizione di pagare subito. Un fisco normale non tratta come evasore chi semplicemente ha commesso un errore.
Così i 793 euro da restituire, del caso di cui sopra, sono diventati, con sanzioni ridotte e interessi,  1.004 euro, cioè il 27% in più. Per l’Agenzia, una “sanzione ridotta”.
Ma non finisce qui. Perché se pagate tutto entro trenta giorni, l’Agenzia vi  manda  il modulo F24 (quello per pagare le tasse) precompilato e vi resta solo da versare. Ma se decidete di rateizzare, possibilità prevista, preparatevi a riempire decine di moduli perché l’Agenzia, per venirvi incontro e facilitarvi il compito, vi chiederà di riportare “tutti i codici tributo delle somme che intendete pagare, riportati nei singoli prospetti allegati”.  Più il calcolo degli interessi per i giorni di ritardo.  Compito che quanto meno vi richiederà una visita ad un Caf o dal vostro commercialista, che non lo farà gratis, perché sono operazioni per niente facili. Quasi una penalizzazione e un onere aggiuntivo per chi non vuole, o non può, pagare subito. E che richiederà, quando questa montagna di moduli arriverà all’Agenzia, altrettanto lavoro par essere registrati, sistemati e archiviati.  Lavoro che probabilmente potrebbe essere speso per compiti più redditizi. La neo direttrice dell’Agenzia delle Entrate si è presentata  chiedendo “basta aggressioni all’Agenzia delle Entrate”: in verità è l’Agenzia delle Entrate che dovrebbe mettere fine alle aggressioni, nel linguaggio e nei comportamenti,  contro i contribuenti corretti. Cominciando col distinguere chi vuole adempiere ai suoi obblighi,  dai veri evasori.
L’atteggiamento dei cittadini-contribuenti cambierà quando anche il Fisco, oltre a diminuire le sue pretese,  si farà più rispettoso e meno altezzoso.