Europee 25 maggio, umori italiani: ancora fiducia verso l’UE

Cosa pensano gli italiani, riminesi compresi, dell’Unione Europa? Da un recente sondaggio emergono alcune sorprese. I favorevoli all’euro sono ancora la maggioranza (53%) seppure in calo. Piace la BCE, meno gli organi di governo. Bene le multe per i paesi che si indebitano troppo, male la capacità dell’UE di rappresentare gli interessi dell’Italia.

di Primo Silvestri

Secondo l’Eurobarometro, un sondaggio che periodicamente, su temi diversi, la Commissione Europea realizza tra i cittadini di tutti i 28 Paesi che ne fanno parte più i candidati all’adesione all’UE, alla domanda “Quali sono i principali problemi dell’Ue in questo momento” la disoccupazione (prima) e la situazione economica (seconda) sono state le risposte più gettonate. L’immigrazione, su cui qualcuno fa perno per creare allarme sociale, viene considerata un problema solo dal 16% degli intervistati (uno su sei), mentre non gode migliore apprezzamento il tema dell’energia e cambiamento climatico, che preoccupa solo 1% del campione. Di fronte all’emergenza lavoro, invece, gli italiani e gli europei rimproverano l’Europa di non fare abbastanza. Il 64% degli intervistati italiani ritiene che l’Ue non stia ponendo i presupposti per creare più occupazione. Gli scontenti sono in crescita rispetto al 61% dell’ultimo sondaggio del luglio 2013.

Gli italiani che si dicono favorevoli all’Unione economica e monetaria, con l’euro come moneta unica, sono il 53% del campione a fronte del 36% che si dice contrario, mentre l’11% è indeciso.  Si conferma dunque una maggioranza assoluta di consensi pro-euro, nonostante un calo rispetto al 59% dello scorso sondaggio. Nell’eurozona, i favorevoli sono il 63%.

Altra domanda: “Cos’è l’Unione Europea per gli italiani”? Per il 36% degli intervistati l’UE rappresenta l’euro (ma solo 17 dei 28 Paesi dell’UE aderiscono alla moneta unica) mentre il 28% la identifica con l’abbattimento delle frontiere e la libertà di viaggiare, studiare e lavorare all’estero. Solo il 10% sceglie la parola pace di fianco all’UE, e il 15% la democrazia.

La sede della Banca Centrale Europea a Francoforte

Guadagna stima agli occhi degli italiani – forse perché se ne sente parlare sempre più spesso o magari perché al vertice c’è un italiano come Mario Draghi – la Banca Centrale Europea (BCE). Si tratta di una quota minoritaria, ma rispetto all’ultimo sondaggio quanti si fidano della BCE sono passati dal 28 al 31%. Gli italiani che si mostrano scettici sono invece diminuiti, anche se di poco, dal 55 al 53%.
Pur restando di gran lunga superiore a quella nelle istituzioni italiane, la fiducia nella Commissione europea scende dal 35 al 32% e quella nel Parlamento europeo dal 41 al 36%. In linea con questa tendenza, la fiducia complessiva nell’UE è in calo, ma di poco, dal 25 al 23%.
Parallelamente, partendo da un livello già basso, sono in calo anche i consensi per le istituzioni nazionali, ad eccezione dei partiti che mantengono inalterato un modestissimo 7% di fiducia. Governo e Parlamento nazionali suscitano la fiducia di appena il 10% degli italiani, le autorità locali e regionali del 14% (tutti comunque in calo rispetto ai sondaggi precedenti).

Ci sono poi alcune sorprese. La prima, coerente con gli sforzi di riduzione della spesa pubblica, è che una netta maggioranza di italiani è convinta che l’introduzione di multe a livello UE per i governi che spendono o si indebitano troppo, sia una misura efficace per contrastare la crisi finanziaria ed economica: lo pensa il 70 per cento del campione italiano, sopra la media UE (63%). Gli italiani sono anche nettamente favorevoli all’approvazione preventiva dei bilanci nazionali da parte delle autorità europee, uno degli elementi cardine della nuova gestione economica europea. Il 66% ritiene questa misura efficace per uscire dalla crisi, a fronte di una media UE del 58%.
Sostegno altrettanto chiaro va al cosiddetto primo pilastro dell’Unione bancaria europea, la supervisione centralizzata a livello UE delle banche. Il 69% del campione italiano è a favore di tale misura, che trova d’altra parte il 70% di sostegno a livello UE e  il 76% di consensi nell’eurozona.
Allo stesso tempo, il 68% degli italiani e il 73% degli europei pensa che sia importante aiutare la base industriale europea per renderla più competitiva, promuovendo l’imprenditoria e le nuove competenze.

L’Europa però è “distante”. Il 79% degli intervistati italiani, in aumento negli ultimi mesi, ritiene che le proprie opinioni non siano rappresentate nell’UE. Il 71%, anche questo in crescita, pensa inoltre che gli interessi nazionali non siano sufficientemente presi in considerazione a livello europeo.
Stando così le cose, per il 55% degli italiani intervistati l’Unione europea non va nella giusta direzione. Questa opinione è condivisa dalla maggioranza relativa (47%) degli europei.
Segue che la maggior parte del campione italiano si dica pessimista sul futuro dell’UE, mentre è ottimista il 51% degli europei.

In sintesi, l’Europa ha ancora ampi margini di consenso, ma le sue istituzioni devono fare di più per stare vicino ai reali bisogni dei cittadini, che la vedono ancora come opportunità, non come pena da espiare per errori di cui la maggioranza non ha nessuna responsabilità.