Finanza per tutti: rendimenti, il tasso non è tutto

FINANZA PER TUTTII rendimenti dei titoli pubblici continuano a scendere e molto probabilmente, come già accade per quelli americani, giapponesi e perfino tedeschi, caleranno ancora. Il rischio per il futuro è di rimetterci invece di guadagnare. Occhio però a rivolgersi al mercato azionario: tanti titoli perdono

I rendimenti dei titoli pubblici sono scesi così in basso che bisogna investire a quindici anni per ottenere un interesse che si avvicini al 2%. Questo è bene per lo Stato, che così per il suo debito spende meno di interessi, ma non è una buona notizia per i risparmiatori che investono in titoli pubblici perché ricavano sempre meno.
Cambierà qualcosa nel prossimo futuro? Non nella direzione sperata (cioè un rialzo dei tassi), anzi qualche commentatore prefigura tassi di interesse negativi. Tradotto: lasciare i soldi in banca o prestarli allo Stato, comprando Bot, Btp, ecc., non solo non renderà niente, ma si perderà pure qualcosa. Sta già capitando con i titoli governativi americani, giapponesi e perfino tedeschi. Quando la Banca Centrale Europea, come annunciato, comincerà a comprare, stampando moneta, titoli di stato (di tutti gli Stati), i rendimenti inevitabilmente scenderanno (perché quando c’è richiesta, i prezzi dei titoli crescono, di conseguenza i rendimenti calano), senza escludere che possano diventare negativi. Vuol dire rimetterci, invece di guadagnare.
Ma se banche e titoli di stato danno poco, addirittura niente, i risparmiatori cominceranno a rivolgersi altrove, ad attività più rischiose, tipo le azioni, ma non solo. Vista la scarsa cultura finanziaria media degli italiani la cautela, nelle decisioni, deve essere massima.
Nel mercato azionario ci sono titoli che vanno bene, ma tanti che perdono. Nel 2014 l’indice di Borsa per le società a media capitalizzazione (il Mid-Cap) ha chiuso con un -3,86%.
Non troppo tempo addietro qualche risparmiatore è rimasto scottato per aver comprato uno strumento finanziario (una obbligazione bancaria) che tecnicamente si definisce “subordinato ibrido con premio al rimborso convertibile in azioni ordinarie”. Conosceva, il risparmiatore, il significato di questa espressione? Si è preoccupato di chiederla alla banca? Ha letto per intero il contratto o ha solo visto il tasso pensando che ciò bastasse? Probabilmente si è fidato di sapere solo quando gli rendeva e alla fine ci ha rimesso perché la banca non ha rimborsato il prestito.

COSA SONO LE OBBLIGAZIONI IBRIDE

Apparse nel mercato italiano nel 2006, sono strumenti innovativi che a seconda delle emissioni possono avere caratteristiche molto differenti tra di loro. La maggior flessibilità dei bond ibridi pone questo gruppo di strumenti quasi a metà strada tra il debito puro e il capitale di rischio (azionario).
Solitamente le caratteristiche ricorrenti riguardano:
Subordinazione – il titolo è subordinato a tutte le altre emissioni obbligazionarie della società. Questo significa che in caso di bancarotta i possessori di questi strumenti verranno rimborsati solo se tutti gli altri obbligazionisti avranno già ricevuto ciò che spettava loro, ma prima degli azionisti.
Durata – solitamente è molto elevata, ultradecennale ed in alcuni casi può coincidere con la vita dell’azienda; in tale caso si tratta di bond perpetui e sono estremamente simili alle azioni.
Clausola call – l’emittente ha la possibilità di rimborsare in anticipo il prestito. Solitamente se non viene esercitato questo diritto è previsto un aumento della cedola (clausola step-up).
Interest deferral – l’emittente può rinviare il pagamento di una o più cedole al verificarsi di determinati accadimenti. Questi possono riguardare la mancanza di distribuzione di dividendi da parte della società, oppure utili di esercizio negativi, o un Ebit inferiore a un certo livello. I pagamenti sospesi possono in taluni casi essere onorati grazie ai proventi derivanti dal collocamento di nuove azioni o di nuovi ibridi anche simili a quelli già sul mercato. Talune emissioni danno addirittura la possibilità di saltare completamente il pagamento di una cedola se i conti della società non sono buoni.

rendimenti titoli di stato marzo 2015