Fisco: da TRE alla Camera dei Deputati

Il Fisco è un tema che riguarda tutti, cittadini e imprese. Le tasse bisogna pagarle perché con quei soldi si mantengono le scuole, gli ospedali, i servizi sociali, le strade, le Forze dell’ordine, ecc.  In breve: lo Stato e una società minimamente ordinata. Chi evade, ma non rinuncia ad usufruire di questi servizi (anzi, magari passa pure avanti perché finto  “povero”), di fatto sta vivendo sulle spalle degli altri. E questo non è giusto, perché offende il senso comune e va contro il principio secondo cui ciascuno deve dare in base alle sue capacità per ricevere secondo le necessità. Un principio di convivenza e civiltà fondamentale e che è alla base del fatto che se vai in ospedale hai il diritto di essere curato, indipendentemente dal conto in banca.
Le tasse, però, devono essere giuste e il rapporto fisco-cittadini, leale e trasparente. Così non è sempre e TRE ha cominciato ad occuparsene, a partire da casi concreti segnalatici da imprese e singoli contribuenti. Le questioni più spinose, a parte il livello di tassazione giudicato da tutti troppo alto, ma su cui si può fare ben poco a livello locale, riguardano il comportamento dell’Agenzia delle Entrate che si trincera dietro l’applicazione di norme che spesso hanno dell’assurdo. Un esempio? Applicare sanzioni del 30 per cento se una piccola impresa paga una rata con un giorno di ritardo,  per poi vedersi ripagati però con un tasso di interesse del 2 per cento, con una franchigia per il primo semestre di ritardo dove non paga nemmeno quelli, se al contrario si diventa creditori del Fisco, dovendo attendere un minimo di due-tre anni.  Un’asimmetria evidente e sproporzionata, quando una banca per gli stessi importi applica un tasso quattro volte più elevato.

Su questo e altro abbiamo rivolto alcune domande (vedere TRE di giugno 2013) alla Direzione dell’Agenzia delle Entrate di Rimini, ma siamo ancora in attesa di risposta.
Intanto però qualcosa si è mosso, perché sulla base delle nostre circostanziate denunce il deputato Tiziano Arlotti, del Partito Democratico, ha presentato all’inizio di settembre un’interrogazione al Ministro dell’Economia e Finanze Fabrizio Saccomanni  sostenendo che “Il decreto del Fare è intervenuto, in tema di riscossione, con una serie di misure finalizzate ad aiutare i contribuenti, ma la normativa introdotta ha lasciato inalterato il metodo di determinazione delle somme richieste, con la conseguenza che quelle iscritte a ruolo sono gravate di sanzioni e interessi  sproporzionati”.
Nell’interrogazione l’On. Arlotti chiede quindi al Ministro di intervenire per prevedere una riduzione significativa delle sanzioni applicate dall’Agenzia delle Entrate e di stabilire una franchigia per gli importi minimi. “Misure, prosegue, che aiuterebbero in particolar modo le micro e piccole imprese e i liberi professionisti con regimi agevolati”. Vedremo quale sarà la risposta.