Fisco: la legge non è uguale per tutti

Lettere sbagliate, doppie richieste, ritardi nei rimborsi e squilibri senza pietà. I pasticci del Fisco ai danni di imprese e singoli cittadini

C’è una pressione fiscale alta di cui si parla, poi c’è una pressione, che rientra nel calcolo ma di cui si scrive meno, costituita da una serie infinita di micro “aggressioni” quotidiane cui i cittadini e le imprese devono sottostare, spesso senza sapere a chi rivolgersi per avere delucidazioni, tanta è la mancanza di trasparenza delle norme e la burocrazia che l’amministra, da lasciare sconcertati. Ecco tre esempi molto chiari di ingiustizia.

  1. Quanti squilibri! Qualche settimana fa un lettore ha scritto ad un importante quotidiano nazionale lamentando di aver ricevuto una sanzione del 30% dell’importo dovuto dall’Agenzia delle Entrate per aver pagato quello che doveva con 30 giorni di ritardo (ricordiamo che il tasso di usura è fissato molto più in basso). Ma, come questo giornale ha già denunciato, per ricevere una sanzione di questo importo basta solo un giorno di ritardo. Quindi molto meno.
    Cosa accade invece se è l’Agenzia delle Entrate a dover rimborsare tasse pagate in più o crediti d’imposta?
    In questo caso quel 30% in più del dovuto, non è più un obbligo. Una impresa di Rimini ci ha sottoposto questo caso: dal 2011 vantava un credito dal fisco di poco inferiore a 8 mila euro. Dopo non poche telefonate e peregrinazioni negli uffici dell’Agenzia a metà dicembre scorso, ci sono voluti tre anni, ha ricevuto il bonifico tanto atteso, con una maggiorazione di appena il 3%. Cioè, l’Agenzia delle Entrate gli ha corrisposto un interesse annuo dell’uno per cento, meno dell’inflazione.
    In sintesi: 30% di multa se pagate un giorno dopo, 1% l’anno se il Fisco vi deve dei rimborsi. Squilibrio più grande non ci potrebbe essere.
  2. Inefficienze a proprio carico. C’è anche una pressione fiscale che nasce dall’incapacità dell’organizzazione e della burocrazia fiscale di svolgere in tempi celeri i propri doveri. E’ il caso delle procedure per il rimborso IVA. Lo svolgimento della pratica dovrebbe essere piuttosto semplice: l’impresa che ne ha diritto fa la richiesta, l’Agenzia delle Entrate la esamina, se è a posto vi ridà indietro l’IVA versata altrimenti niente. Invece, non funziona così. Siccome l’Agenzia non è in grado di esaminare la documentazione in tempi congrui, vi restituisce l’IVA nel giro di qualche mese, ma per cautelarsi nel caso non vi spettasse o la cifra fosse inferiore, vi chiede di sottoscrivere una fidejussione, cioè una garanzia, che naturalmente costa (per un rimborso IVA di circa 30 mila euro la fidejussione vale almeno 1.500 euro). Questi costi non rientrano nella pressione fiscale perché sono un’altra cosa, ma è come se lo fossero. Il contribuente, impresa o persona, paga per le inefficienze del sistema fiscale. 
  3. Sviste, silenzi e sanzioni.  L’ultimo caso della serie, che ci ha sottoposto sempre una impresa del riminese, peraltro giovane perché costituita nel 2010, riguarda il pagamento del diritto annuale per l’iscrizione alla Camera di Commercio. Per le tante incombenze che in Italia sono richieste per far nascere un’impresa, il notaio presso il quale è stata costituita non ha fatto presente che andava da subito pagata la tassa d’iscrizione, che quindi è rimasta, per quell’anno, inevasa. La tassa è di 240 euro, e poche settimane fa l’impresa si è vista recapitare da Equitalia, incaricata della riscossione, la richiesta di pagare 405,56 euro, di cui 120 di sanzione pecuniaria e 15,52 euro di interessi. Cioè il 69 per cento in più del dovuto. Senza aver mai inviato una comunicazione, lettera o mail, per ricordare il pagamento da fare (perché una dimenticanza e una svista sono sempre possibili). Premunendosi invece, Equitalia di Rimini, di inviare una seconda lettera raccomandata, nel giro di poche settimane, per far presente che la notifica era stata consegnata.

Ora c’è da chiedersi, dopo tanti buoni propositi e protocolli firmati per la semplificazione e il sostegno alle imprese e al lavoro, se questi sono sistemi che vanno in quella direzione. Non ci vogliono grandi riforme, e nemmeno grandi investimenti, basterebbe applicare il buon senso. Ma se la burocrazia non possiede questa dote, sarebbe semplice e a costo zero fare una norma che tratta il cittadino e le imprese come persone mature, cui si dà una mano invece di bastonarli ad ogni piè sospinto. Procedendo con questi sistemi né la burocrazia né il fisco saranno mai dalla parte dei cittadini e delle imprese. E verranno ricambiati.

Primo Silvestri