Frutta e verdura: aumenti poco… salutari

E’ di gradevole aspetto, fa bene alla salute ed è di qualità. Allora qual è il motivo per cui gli italiani, da sempre grandi consumatori di frutta e verdura, hanno deciso di alleggerire, sul carrello della spesa, la voce ortofrutta? Il ritornello è sempre quello: sembra costi troppo. Ultimamente, quando si decide di ridimensionare il menage familiare, chi ne fa le spese è anche il cibo, un bisogno primario.
L’analisi ed il rapporto presentato lo scorso settembre ad un importante expò di settore, il Macfrut di Cesena, da Confagricoltura, Cia, Federagri-Confcooperative, Legacoop agroalimentare e Agci-Agrital non lascia dubbi.

Ortofrutta: spariti quasi 100 kg dal carrello delle famiglie in 10 anni

Se da qualche anno gli anziani con una pensione al minimo dichiarano che acquistare frutta è un lusso che non si possono più permettere, nell’ultimo anno anche una famiglia su tre ha ammesso di aver ridotto gli acquisti di frutta e verdura. L’analisi riguardante il 2011, denunciava già un trend negativo: ogni famiglia italiana aveva acquistato in media 5 chili in meno di frutta, 3 chili in meno di verdura, portando a un calo dei quantitativi del 2,6% per un totale di 8,3 milioni di tonnellate. In realtà, la crisi dei consumi di ortofrutta parte da più lontano: il dato nazionale indica che gli acquisti sono diminuiti del 23%, passando dai 450 chili a famiglia del 2000, ai 347 chili del 2011. Quindi, in poco più di un decennio, si sono “persi” oltre 100 kg di ortofrutta per nucleo famigliare, con conseguenze dirette sulla dieta degli italiani e soprattutto sui redditi dei produttori.

Dall’ingrosso al dettaglio: quanto sale il prezzo?

Come detto, anche il prezzo in tempi di crisi porta a tagliare il consumo di frutta e verdura. Prima di analizzare l’ascesa del prezzo, dall’ingrosso al dettaglio, abbiamo cercato di capire l’organizzazione interna che regola la fonte di approvvigionamento del C.A.A.R.(Centro Agro-Alimentare Riminese) o Mercato all’ingrosso.

Cosa si intende per “prezzo all’ingrosso”?
“E’ il valore monetario dei prodotti – spiega Sara Ricci, Responsabile Qualità CAAR Rimini– che si forma nelle fasi di scambio intermedie nei mercati di distribuzione e/o smistamento all’ingrosso, in cui il contraente è un grossista. Il nostro mercato CAAR partecipa, assieme alle altre 15 maggiori piazze d’Italia (Verona, Padova, Milano, Fondi LT-, Bologna, Firenze, Torino, Pagani-SA, Bergamo, Pescara, Napoli, Vittoria-RG, Roma, Genova) al monitoraggio dei prezzi. CAAR infatti aderisce ad Infomercati, il Consorzio istituito per la realizzazione e la gestione del sistema informatico dei mercati agro-alimentari all’ingrosso, come previsto dalla legge (art. 2 legge 421 del ’96). Il prezzo della merce- precisa Ricci- è soggetto alla maggiore quantità (offerta) di quella tipologia in ragione della stagionalità e dalla dinamica domanda/offerta ed è configurato dalla specie, dalla varietà, dal calibro, dalla provenienza e dalla presentazione del prodotto (le caratteristiche). Quotidianamente noi redigiamo un listino dal quale ci è facile estrapolare il prezzo prevalente che è un prezzo medio di vendita, quello cioè praticato per il maggiore quantitativo venduto”.

Dal produttore (origine) al mercato all’ingrosso (CAAR) la merce quanti step (passaggi) ha effettuato?
“Dall’origine il prodotto arriva ai commercianti del Caar che poi lo rivendono. All’interno della struttura Caar c’è anche un’area di circa 800 mq dedicata esclusivamente alla produzione locale: un centinaio di produttori quotidianamente conferiscono i loro prodotti e si occupano direttamente della vendita”.

Passiamo quindi alle cooperative.
Per sapere come funziona il loro canale distributivo ci rechiamo al Supermercato COOP Adriatica in zona Rimini Colonnella. Qui chiediamo dove si rifornisce la cooperativa per l’ortofrutta. “Andiamo a Forlì, alla piattaforma di Coop Adriatica- precisa la responsabile Gianna Bianchini -c’è un nostro grande magazzino al quale dobbiamo riferirci per gli approvvigionamenti. All’interno di questa struttura vi sono i responsabili che acquistano all’ingrosso o in altri magazzini”.

Quindi non è un mercato all’ingrosso, né un insieme di cooperative?
“No, è un magazzino nostro esclusivo, riservato Coop”.

Il prodotto di ortofrutta viene conferito direttamente dal produttore alla piattaforma (per evitare i vari step della distribuzione) prima di arrivare al dettaglio?
“Tecnicamente dovrebbe essere un rapporto diretto col produttore, vista la quantità di merce, anche per spuntare un prezzo migliore; questa dovrebbe essere la filosofia delle cooperative”.

I supermercati Coop in Via Marecchiese o Celle, dove si riforniscono per l’ortofrutta?
“Andiamo tutti alla piattaforma Coop di Forlì”.

Per i Supermercati a marchio Conad, il discorso cambia: il responsabile Amministrativo di Conad Euromarket, Stefano Zannoni, precisa che la Cooperativa Conad ha diviso il territorio italiano in 8 aree di competenza, ognuna delle quali ha una sede. “Per l’acquisto di frutta e verdura noi ci rivolgiamo alla sede di Forlì, dove un grande magazzino all’ingrosso riceve merce dai produttori diretti e dai commercianti locali. Questo è il magazzino della Cooperativa Commercianti Indipendenti Associati, alla quale è associata anche Conad”.

Quindi tutti i punti di rivendita Conad del nostro territorio si approvvigionano a Forlì allo stesso prezzo sul medesimo prodotto?
“Si, tutti i supermercati Conad (compreso City e Superstore) hanno una linea prezzi da seguire (che ci fornisce Commercianti Indipendenti) che cerchiamo di rispettare”.

Come mai vi sono delle differenze sul prezzo dell’ortofrutta tra un Conad e l’altro visto che i rifornimenti vengono fatti allo stesso magazzino? Da cosa dipende?
“Dalla politica commerciale che ogni negozio fa; per una logica di catena, di cooperativa e di cooperazione sarebbe da rispettare. Sui prezzi è meglio che siamo allineati perchè non ci vengono imposti, sono consigliati”.

Comparazione sul campo

Andiamo ora a valutare ed analizzare il prezzo di 13 prodotti campione di frutta e verdura, di stagione, aventi le stesse caratteristiche, facilmente reperibili sia nei punti vendita al dettaglio (negozio tradizionale) sia sui banchi dei rivenditori di frutta e verdura al Mercato Coperto San Francesco (Via Castelfidardo) che presso i produttori a vendita diretta (gli ortolani).Tracciamo in parallelo una sequenza di prezzi comprendendo tre diversi supermercati (Coop-Conad) nel rispetto di ogni singola voce avente le stesse caratteristiche: coltivato in Italia (non in serra), di stagione, fresco, della stessa specie (per quanto possibile) di ugual calibro e proveniente dallo stesso luogo (es.:le mele golden si differenziano per calibro-da 70/75- 70/80-80/85, per vendita in doppio strato a marchio Melinda Trentino, alla rinfusa Alto Adige, alla rinfusa Italia di pianura, monostrato Alto Adige, monostrato Italia di Pianura).
Una bella jungla come si può vedere nella tabella che segue.

 

 

 

 

 

 

In questa selva inestricabile di prezzi e prodotti è facile confondersi. Chiediamo lumi all’incaricata dell’Uff. Statistica Rilevazioni prezzo al Consumo e Tutela del Consumatore, del Comune di Rimini, Susanna Mangianti. Quanto (in termini percentuali) vengono aumentati i prezzi al dettaglio?
“La variazione percentuale si ottiene facendo la differenza del prezzo medio al dettaglio con quella  del prezzo medio all’ingrosso, % -100. Esempio: se l’insalata trocadero al dettaglio costa 1.50 e all’ingrosso 0.80, vuol dire che al dettaglio abbiamo avuto un rincaro di prezzo del 87.5%”.

Partiamo da un primo dato di fatto: le vendite di ortofrutta non raggiungono più i volumi di qualche anno fa. Colpa solo del rincaro applicato dai commercianti sul prezzo al dettaglio o anche del reddito familiare che non è adeguato al costo della vita? Purtroppo la situazione rischia di peggiorare ulteriormente non solo per la crisi e per la riduzione del potere d’acquisto degli italiani, ma anche perché mentre il potere d’acquisto delle famiglie continua a scendere, i prezzi continuano ad aumentare. I dati Istat definitivi per il 2012 confermano le stime già fatte un anno fa; l’inflazione corre più veloce per il carrello della spesa di quanto non corra sul dato italiano complessivo. Precisamente: il tasso di inflazione medio annuo è del 3% (peraltro in accelerazione rispetto al 2,8% del 2011) mentre il carrello della spesa cresce su base annua del 4,3% (record dal 2008). Tutto questo in un contesto – quello italiano – in cui gli alimentari costano il 6% in più della media europea. Perciò: abbiamo sempre meno soldi (degli altri), ma paghiamo, secondo l’Osservatorio Istat dei prezzi, più degli altri quello che mangiamo quindi, ovviamente, riduciamo di più gli acquisti.

Laura Carboni Prelati