“Hera” e sarà sempre oro blu?

A Rimini la tariffa per il servizio idrico si mantiene più bassa che nel resto della regione. Ma Hera annuncia dal 2015 aumenti, per almeno sei anni, del 4-5%, necessari per gli investimenti sulle fogne. Ma il mandato della multiutility è scaduto a marzo e nonostante gli esiti del Referendum sull’acqua pubblica, non si vedano grosse alternative all’orizzonte

di Domenico Chiericozzi

Acqua, qualità e prezzo, che cosa beviamo davvero? Averla a casa pronta da bere e per cucinare ha un costo. Che cosa sta cambiando dopo gli esiti referendari del giugno 2011? Due gli scenari possibili nel silenzio della politica locale e nazionale, con un ruolo di primo piano per Romagna Acque.
In provincia di Rimini – secondo Cittadinanza attiva – una famiglia di tre persone che ne consuma 192 metri cubi (192 mila litri) – sborsa 365 euro l’anno, un po’ più della media nazionale che è di 310 euro.
Certamente peggio va a Ravenna (439 euro), Forlì (431), Cesena (427,50) e Pesaro-Urbino (481). Poco o molto (non è questo il punto), quello che interessa è capire cosa c’è dietro a queste cifre.

Una prima risposta arriva scorporando le varie voci che compongono il totale della bolletta da pagare: canone di fognatura, canone di depurazione e quota fissa. Che aumentano da sempre, e non di poco. A livello nazionale il costo medio dell’acqua è di 0,826 euro al metro cubo (+6% rispetto al 2011 e ben +27,7 rispetto al 2007); il canone di depurazione e fognatura è di 0,669 euro al metro cubo (+9% rispetto al 2011 e + 40% rispetto al 2007); la quota fissa ha un costo medio di 23,5 euro/annui (+6,8% rispetto al 2011 e +38,2% rispetto al 2007).

A livello locale, lo scenario è il seguente. Hera, che dà per scontato di essere ancora l’ente gestore del servizio idrico anche per il futuro (in provincia di Rimini la concessione è scaduta a marzo dell’anno scorso e la multi utility opera in regime di proroga), a copertura degli investimenti per il Piano della Salvaguardia Balneare ha già annunciato dal 2015, per almeno sei anni, incrementi tariffari del 4-5% che porteranno la tariffa riminese a circa 2,5 euro al metro cubo, in linea con le altre realtà della Romagna.

Ma che cosa sappiano davvero dell’acqua?

Chi crede che dell’oro blu si sappia tutto e da molto tempo, si sbaglia. La rete regionale di monitoraggio dello stato ambientale delle acque sotterranee è stata sottoposta a un radicale processo di revisione e ottimizzazione solo nel 2001. Ma la delibera regionale che l’ha approvata è ancor più recente, del 2004 (recepisce il DLgs 15/99). Se si considera che la frequenza di monitoraggio per i parametri di qualità avvenga con cadenza semestrale, ecco che i risultati dei campionamenti non offrono chissà quale lunga serie storica. Inoltre l’ultimo report disponibile sui prelievi nei 25 pozzi disseminati nel territorio (5 privati e 20 di Romagna Acque) riguarda ancora il periodo 2006-2008. Insomma, per i cittadini sapere che cosa ci sia nelle falde è difficile a dirsi.
Non va meglio risalendo verso la superficie. Sulla base dell’ultimo rapporto Arpa del 2010, rispetto ai due principali conoidi alluvionali, quello del Marecchia e del Conca, quanto al primo si notava già un miglioramento dei parametri; “deciso peggioramento”, invece, nella conoide Conca dove “oltre allo stato scadente” dell’acqua si ha anche un elevato numero di stazioni in “classe 0” che significa “caratteristiche scadenti di origine naturale”.
Questo, in estrema sintesi, il quadro dentro il quale si è poi sviluppato il dibattito sul ‘prodotto’ acqua all’indomani dei referendum del 12 e 13 giugno 2011 che hanno portato 27 milioni di italiani alle urne per decretare con un ‘no’ secco la gestione dell’acqua con criteri privatistici così come prevista dal decreto Ronchi (2009).

Quali scenari post referendum nel Riminese?

“In Romagnadichiara a Tre il presidente di Romagna Acque Tonino Bernabè c’è già un sistema pubblico con economie di scala, investimenti e manutenzioni che Romagna Acque realizza con Hera. Due aziende diverse ma con funzioni complementari. Detto questo, quando parliamo di acqua dobbiamo ricordare che non si tratta di un mercato libero. C’è un’autorità esterna pubblica che decide le regole e le tariffe (attualmente a livello regionale c’è Atesir che per la provincia di Rimini ha come componente il sindaco del Comune di Misano, Stefano Giannini e, a livello nazionale, l’Autorità per l’energia elettrica e il gas,ndr). Per quanto riguarda il futuro e da un punto di vista operativo credo che anche gli interventi previsti con il piano di salvaguardia della balneazione ottimizzato per il Comune di Rimini, rispecchino il funzionamento di un sistema pubblico che funziona e che è preso a modello in molte altre realtà d’Italia. Infatti, Romagna Acque, assieme ad Hera ed al Comune di Rimini (ciascuno per circa 1/3 del costo), si faranno carico degli ingenti investimenti necessari, reperiti a fronte della dinamica tariffaria. Il denaro che viene utilizzato per la gestione ed i costi industriali, gli investimenti, gli ammodernamenti delle reti idriche, le attività di verifica, la depurazione – conclude Bernabè –  è così sostenuto interamente dalla tariffa e non a carico della fiscalità generale”.

Guarda diversamente al futuro il Comitato Acqua Bene Comune di Rimini. “Dopo il mancato decollo del tavolo romagnolo – dichiara al nostro giornale Massimo Fusini – come Comitato abbiamo richiesto due relazioni: una per capire quale percorso sia tecnicamente migliore tra società in house, gara europea e gara per un socio privato. L’altra per conoscere i pro e i contro di una gestione diretta ex novo da parte di un soggetto di diritto pubblico come potrebbe essere ad esempio Romagna Acque. Atersir  formalmente non ha ancora fatto alcuna proposta. L’obiettivo che ci poniamo è che sul tema ci sia una discussione pubblica alla luce del sole. Tra le varie opzioni quella che riteniamo più ragionevole per la nostra provincia è che l’affidamento sia dato, in via sperimentale per dieci anni fino al 2023 (quando anche a Ravenna e Forlì-Cesena scadranno le concessioni con Hera, ndr)  a un ente pubblico locale esistente o da costituire e, a scadenza, riavviare un progetto comune in tutta la Romagna. L’impressione è che la vicenda sia lasciata troppo in mano ai soli amministratori locali, la politica sembra assente, non prende posizione, quando in tutta questa vicenda sarebbe fondamentale la necessità di una coerente legislazione nazionale che invece lascia aperti troppi interrogativi”.

Molti indizi, nessuna nuova direzione in vista

Chiarita la norma per cui il servizio idrico deve essere pubblico e senza remunerazione del capitale investito, ora si tratta di capire a chi affidare il servizio e come (cessione del ramo d’azienda di Hera, una nuova società pubblica, una esistente ecc.). Al momento tutto converge verso Romagna Acque. Con due opzioni: una ‘con’ e l’altra ‘senza’ Hera. Molti gli indizi a favore della prima ipotesi: il silenzio degli amministratori locali (sia il Comune di Rimini che la Provincia interpellati hanno preferito non rilasciare dichiarazioni), il ‘fallimento’ del tavolo del “Tavolo acqua bene comune Romagna”, i ‘rumors’ che danno per buona la ‘pace’ fatta tra il sindaco Andrea Gnassi e Hera (che tanto tuonò con la schiena dritta in occasione del voto contrario in Consiglio comunale sulla fusione di Hera con ACEGAS-APS). Tutto, o quasi, lascia intravedere che una gara ci sarà ma che a vincere sarà lo status quo. Come prima, più di prima. Speriamo almeno con meno buchi nei tubi. Perchè c’è un dato di cui si parla poco, quello della dispersione idrica. Tra il 2005 e il 2010 Hera ha realizzato investimenti per la gestione dell’acqua per 600 milioni di euro. Eppure in Emilia Romagna – secondo Cittadinanza Attiva – il dato delle perdite del 2011 è persino peggiore del 2007 (25% di dispersione contro il 22%). In provincia di Rimini si stima una percentuale del 17% molto meno della media nazionale, drammaticamente al 33%. E poiché nella tariffa che i cittadini pagano è ‘tutto compreso’, l’auspicio è che in futuro  sia compreso anche il diritto di sapere in ‘tempo reale’ cosa si beve (così come avviene per l’aria) e come cambia la composizione chimico fisica lungo la filiera, dal prelievo al rubinetto. Insomma, uno status quo ottimizzato e trasparente.