Hotel Ecolabel: la dura legge del green

Camping Marecchia, Ponte Messa (Pennabilli)

Camping Marecchia, Ponte Messa (Pennabilli)

Il marchio concesso dall’Unione Europea certifica la sostenibilità di prodotti e servizi, anche turistici. Ma da molti albergatori riminesi è considerato anche il più stringente. In Emilia Romagna sono appena sei le strutture ricettive targate Ecolabel delle quali 4 in provincia di Rimini. Certificarsi conviene?

di Mirco Paganelli

Alzi la mano chi, quando prenota una vacanza, sceglie l’hotel per le sue attenzioni ambientali ancor prima che per la spa. Siete pochini. Certo, “green” ed “ecosostenibilità” sono concetti oramai trendy, dal sapore radical-chic che non dispiace provare, seppure ancora troppo debole per rappresentare uno stile di viaggio. Che bello sarebbe per quella infilata di 2.220 alberghi – chiamata provincia di Rimini – poter dire di offrire, oltre al comfort e al divertimento, anche il rispetto per la natura a partire dalla riduzione dei rifiuti e dal minore spreco di energia. E invece ci ritroviamo un parco hotel desueto ed energivoro costruito in un’epoca a digiuno da protocolli anti-inquinamento.
Esistono molti marchi che certificano la sostenibilità di prodotti e servizi, anche turistici. Ecolabel, uno di quelli concessi dall’Unione Europea, è considerato da molti albergatori come il più “stringente”. Ai suoi severi requisiti di gestione eco-friendly non corrisponde però un aumento di clientela, ecco perché i titolari vi ricorrono con difficoltà e a fatica riescono a rinnovarlo. Eppure ogni stimolo messo in campo per promuovere pratiche di salvaguardia ambientale andrebbe accompagnato fino in fondo – dall’Unione Europea ai governi locali -, altrimenti ci troveremmo di fronte a operazioni fatte a metà. Cosa manca ad Ecolabel e al territorio riminese per innamorarsi?

CHI L’HA VISTO?

In tutta Italia sono solo 183 le strutture di ricettività turistica targate Ecolabel. In Emilia-Romagna 6 (Puglia 53, Trentino 52, giusto per citare le prime due della classe), tutte concentrate in Romagna dove Rimini batte Ravenna – si fa per dire – 4 a 2. Di sicuro l’entroterra è più ‘verde’ della costa: solo un albergo, l’Hotel Estate di Torre Pedrera, guarda l’Adriatico (l’unico quattro stelle). La diffusione del certificato entrato in vigore nel 2004 ha segnato un’inversione di rotta nel 2010 con l’introduzione di criteri sempre più rigidi e c’è chi, per questo, ha abbandonato la barca. Il rinnovo della licenza ha scoraggiato un hotel di Riccione che lo definisce “troppo macchinoso, uno sforzo notevole per un piccolo albergo. Ogni anno andava ripresentata tutta la documentazione daccapo”. Un altro che vi ha rinunciato, di Rimini, ce l’ha con chi ha governato. “Andavo agli incontri coi politici locali per portare le nostre istanze di ecosostenibilità – ha detto il titolare a TRE -, ma da parte loro c’era poca sensibilità verso il tema”.
Che a Rimini scarseggi l’etichetta dell’eccellenza green, come in tutta la regione, lo denuncia anche il Rapporto turistico ambientale 2014 di Arpa Emilia-Romagna. E che Bologna faccia poco per incentivare l’adeguamento delle strutture turistiche secondo canoni di ecosostenibilità sono gli albergatori stessi a dirlo a TRE. Stoccate al vetriolo arrivano dagli ex-marchigiani dell’Alta Valmarecchia passati ai Malatesta nel 2009 che ricordano con nostalgia (e rabbia) le maggiori attenzioni di Ancona verso l’entroterra e lo sviluppo sostenibile.

Riccardo De Silvestri (Hotel Lago Verde, Soanne)

Riccardo De Silvestri (Hotel Lago Verde, Soanne)

CONVIENE CERTIFICARSI “ECOLABEL”?

Se lo domanda anche Arpa, e noi lo abbiamo chiesto agli albergatori di Rimini. Adeguarsi e mantenere negli anni gli elevati standard richiesti dall’etichetta europea non è una passeggiata e spesso – riassumono – il gioco non vale la candela.
“Prima di tutto ci siamo rinnovati perché crediamo in queste pratiche”, afferma Riccardo De Silvestri (uno dei più fiduciosi sul marchio) dal suo Albergo Lago Verde di Soanne (Pennabilli) che ha ottenuto il riconoscimento Ecolabel nel 2008 dopo aver presentato la sua candidatura (che è a carattere volontario). “Inoltre penso che Ecolabel dia una certa visibilità, visto che la cura per l’ambiente appassiona sempre più persone. Non ultimo, ci furono importanti aiuti economici all’epoca. Abbiamo fatto grossi interventi come l’inserimento di pannelli solari, la sostituzione della caldaia e dei serramenti, oltre a tanti piccoli accorgimenti che però cambiano il modo di lavorare e di pensare: dalla raccolta dei medicinali all’abbandono dei prodotti monodose per ridurre gli imballaggi”.
Addio quindi a saponette, kit cortesia e marmellatine; è il tempo degli erogatori e dei prodotti serviti alla spina.
“Su qualche piccola cosa però siamo dovuti tornare indietro, perché i clienti hanno certe abitudini difficili da estirpare”, confessa. Ma la soddisfazione complessiva c’è: “Quando illustriamo il nostro progetto ai clienti, apprezzano e magari insegniamo loro qualcosa in più”.

Michael Roth (Hotel Pian del Bosco, Perticara)

Michael Roth (Hotel Pian del Bosco, Perticara)

“La visibilità non è aumentata”, fa i conti Michael Roth, proprietario dell’Albergo Pian del Bosco di Perticara che ha adottato come filosofia la gestione ecosostenibile indipendentemente dal marchio. L’acqua sanitaria e della cucina è riscaldata dai pannelli solari. Il fotovoltaico copre il fabbisogno annuale di energia e, in caso di sovrapproduzione, la immette nella rete Enel. “Di certo non fa male all’immagine, però nessun cliente mi ha mai scelto per Ecolabel”.
A spaventare lui, come tutti gli altri, è la burocrazia. “Troppo complicata. Nel tempo, poi, i criteri si sono fatti sempre più difficili da soddisfare. Arrivano una marea di questionari e di verifiche. È dura trovare il tempo per rispondere a tutto e se non lo si fa si viene sollecitati. È giusto, però complicato”. E se fa fatica un tedesco…

I campeggi a marchio Ecolabel sono solo 21 in tutta Italia e uno è a Ponte Messa (Pennabilli), il Camping Marecchia di Osvaldo Mancini. “Non si sono ancora visti i vantaggi economici da quando abbiamo la licenza, è poco conosciuta. Però quando il cliente legge le nostre disposizioni ambientali, le apprezza”. I requisiti a cui sono dovuti sottostare sono diversi, come: non asfaltare le strade per permettere al terreno di assorbire l’acqua piovana; ricorrere a piante autoctone nel caso si sostituiscano; utilizzare lampade a led e prodotti certificati Ecolabel, dalla carta per l’ufficio ai detersivi. Va poi tenuto traccia dei consumi, che vanno rapportati al numero di ospiti per poter fare confronti con gli anni precedenti. “Il tutto è costoso e impegnativo, oltre all’adeguamento iniziale che richiede cifre importanti. Abbiamo dovuto anche convogliare l’acqua degli scarichi al depuratore. La ricaduta di Ecolabel è ancora poco evidente e Ispra e il Ministero dell’Ambiente fanno poco per divulgarlo”.

“È UNA CAVOLATA!”

Più perentorio è il presidente di AIA Rimini, Patrizia Rinaldis. “Ecolabel non serve a niente per gli alberghi, è nato come marchio per i prodotti. Non ha molta valenza sul territorio e c’è un problema di costi-benefici. Preferisco un marchio come Legambiente che non ha costi per la struttura”.
E conclude: “È più importante accrescere tra i nostri albergatori la sensibilità per la ristrutturazione al di là del marchio”.
Già il lontano rapporto 2004 dell’Osservatorio turistico della provincia di Rimini notava che le performance degli “alberghi ecologici” non erano legati direttamente ad un “movimento di turisti ecologici, ma alla percezione positiva che i turisti avvertono incontrando albergatori che seguono la strada della sostenibilità ambientale”.
Da allora la sensibilità del turista non si è spinta molto più in là. Nessuno ricerca il green nella camera matrimoniale, però è contento se vede fare la differenziata in loco. Ad oggi, Ecolabel non serve a migliorare il fatturato a fine stagione, ma solo l’umore. L’ultimo rapporto di Arpa suggerisce quindi di investire su “comunicazione” e “formazione” per far comprendere al consumatore i vantaggi nell’affidarsi a servizi e prodotti certificati. Ahinoi, la selva di marchi esistenti (Ecolabel, Legambiente, Emas, Iso 14001, Sistema qualità…) non aiuta. “Sicuramente Ecolabel – assicura Arpa – rappresenta una delle massime espressioni di questo panorama, essendo l’Ue a garantirla”. Il più è non tenersi questo segreto per sé.