Il consumo di energia non conosce crisi

A Rimini il consumo di energia sembra non conoscere crisi. In un periodo di difficoltà economica come quello che stiamo vivendo, le attività economiche rallentano, l’occupazione diminuisce (ci si sposta meno), di conseguenza i consumi energetici dovrebbero scendere. Chiaramente, quello di seguire l’andamento dei consumi energetici per sapere come va l’economia è un indicatore grezzo, perché migliorando l’efficienza energetica  si può ottenere di più con meno (esempio: una casa ben isolata si riscalda prima tagliando i consumi), che ha qualche plausibilità solo se tutto rimane uguale, non si fa innovazione, non si eliminano gli sprechi, ecc.
Rimini comunque non sembra rientrare nello schema “classico”.  Prendiamo i consumi elettrici: nel 2007, l’anno precedente lo scoppio della crisi, i consumi si aggiravano intorno a 1.602 Giga watt ora (1 Gw=1 miliardo di watt); nel 2009 c’è stato un piccolo calo, ma già dall’anno dopo sono tornati a crescere, per arrivare, nel 2012, a 1.702 Gwh, quindi più dei consumi di partenza. Non si può certo dire che la crisi non abbia colpito questa zona, facendo chiudere diverse aziende, che quindi hanno smesso di consumare energia elettrica.
Se però si dividono i consumi per settore qualcosa si scopre: che effettivamente quelli dell’industria sono scesi da 459 Gwh del 2007 a 429,4 Gwh nel 2012, con una perdita del 6 per cento. Consumi di energia elettrica recuperati però dal terziario (commercio e servizi): nello stesso periodo sono aumentati  da 730,1 a  803,1 Gwh, quindi un più 10 per cento.
Anche l’agricoltura, nel suo piccolo, ha incrementato i consumi da 18,8 a 26,3 Gwh, addirittura con un balzo del 40 per cento.  Se questi, del terziario e dell’agricoltura, sono segnali indiretti di un recuperato dinamismo economico, sicuramente sono da guardare come un fatto positivo (anche se poi non si vedono le ricadute sul fronte occupazionale).
Per ultimo, restano i consumi elettrici domestici (lavatrice, frigorifero, TV, ecc.): dopo tanto parlare di diminuzione della spesa delle famiglie, ci si sarebbe atteso fossero in calo (stiamo parlando di consumo e non di costi delle bollette), invece anche questi sono passati da  394,3 a  444,1 Gwh, con un aumento del 13 per cento, che però coincide con l’incremento della popolazione, quindi il consumo pro capite è rimasto grosso modo lo stesso.

Non così invece per il consumo del gas metano domestico, altra fonte energetica, quello che si utilizza per cucinare e soprattutto per riscaldare: se ne brucia sempre di più, da 498 a 595 metri cubi per abitante, tra il 2007 e il 2011, con un aumento del 20 per cento. Inverni un po’ più freddi possono aver avuto la loro parte, ma non va taciuto che i nostri edifici sono, da un punto di vista dell’efficienza energetica, dei veri e propri colabrodo: alcuni possono disperdere, attraverso i muri e le finestre, fino all’80 per cento del calore prodotto. Una spesa letteralmente buttata al vento.

Anche il consumo della benzina e degli altri carburanti per motori, dopo qualche flessione, sembra aver recuperato le quantità iniziali: da 236,4 mila a 236,6 mila tonnellate, tra il 2007 e il 2012. Qui ci rientrano anche i consumi delle auto dei turisti, che al 90 per cento circa utilizza questo mezzo proprio per venire in vacanza.
Ora, tutti dovrebbero sapere che, con diversa gradazione, i prodotti energetici producono, una volta bruciati, inquinamento atmosferico, quindi se questi aumentano, va da se che anche la qualità dell’aria non potrà migliorare. Qui servono a poco le misure temporanee (blocco del traffico e simili) se non si interviene in modo strutturale sulle sorgenti dell’inquinamento.