“Il mio lavoro? cercarlo!”

Nadia Maria Rozzani, disoccupata a 50 anni dopo una lunga carriera come enogastronoma

Nadia Maria si è ritrovata disoccupata dopo i 50 anni. La multinazionale per la quale lavorava ha chiuso tutte le sue sedi italiane. Cercare un nuovo impiego diventa ancora più difficile con una laurea alla Bocconi, tre master e una carriera trentennale…

di Melania Rinaldini

Secondo i dati raccolti dalla Regione Emilia-Romagna, quest’ultima si colloca nell’Olimpo delle regioni europee più progredite in materia di lavoro femminile (dati relativi al 2012). Il 60,9% delle donne ha quindi un’occupazione lavorativa oltre al cosiddetto lavoro di cura all’interno di casa e famiglia. Cifra che scavalca anche il dato nazionale che si attesta al 46,5% (Quaderni di statistica. Le donne in Emilia-Romagna, edizione 2013). Sempre secondo la Regione, permangono però forti disparità tra i generi riguardo alle opportunità di carriera, di lavoro e alle retribuzioni, in linea purtroppo con le dinamiche nazionali.
Nel Riminese il fenomeno della disoccupazione femminile è fortemente plasmato dalla richiesta delle strutture turistico – ricettive che seguono la stagione estiva, per cui molte donne trovano impiego durante l’estate, per poi rimanere  perlopiù disoccupate d’inverno. I problemi però aumentano con l’aumentare dell’età e delle responsabilità familiari, perché se fino a 25-30 anni forse ci si può ancora permettere di lavorare occasionalmente, a 40 rimanere disoccupate è un vero e proprio dramma.

Ad agosto le ore di cassa integrazione in provincia hanno raggiunto i 6 milioni, dato in linea col 2012. Ma preoccupano le stime della Cgil sulla disoccupazione: dal 9,8 per cento del 2012 all’11,1 per cento. Quella giovanile dal 15,8 al 17. Alle donne tra i 15 e i 29 anni va ancora peggio: nel 2013 le disoccupate potrebbero sfiorare il 28%, due punti in più dello scorso anno. Occorre però a tal proposito ricordare che comunque la disoccupazione colpisce in maggior parte la fascia d’età 15-29 anni, ragazzi e ragazze, superando il 41% nella provincia di Rimini (dati Istat elaborati dalla Cisl).

Le giovani disoccupate hanno in media anche un profilo più preparato rispetto ai colleghi. Questo tratto però è trasversale a più generazioni, donne titolate e con esperienza si trovano senza lavoro anche dopo la soglia dei 30, e oltre, molto oltre, soprattutto dopo la o le maternità. Ci si trova quindi in situazioni dove la disoccupazione è tristemente di casa, cioè dove colpisce non solo la madre over 40 ma anche le figlie under 30.

Nadia Maria ha 55 anni e una lunga carriera come enogastronoma, ha girato in lungo e largo l’Italia per 30 anni: “Sono disoccupata da quasi 2 anni, dopo che la multinazionale per la quale lavoravo ha chiuso tutte le sue sedi italiane. Mi occupavo di ricerca di prodotti di qualità nel mio settore, di soddisfare le richieste dei clienti più esigenti in fatto di buon cibo e buon bere. Una carriera conclusa come manager e team leader… ma questo non posso più metterlo nel curriculum, pesa troppo. Troppo avere una laurea alla Bocconi, 3 master e 30 anni di carriera, davvero troppo, il curriculum viene automaticamente cestinato.”
C’è un po’ di amarezza nelle sue parole, soprattutto quando ricorda che deve fare i conti con le esigenze di due figli adolescenti “loro sono bravissimi e non chiedono mai niente, il mio ex marito fa quello che può, ma troppo spesso devo dire di no. L’ultima, un corso di inglese per mia figlia, proposto direttamente dal Liceo che frequenta, costo 450 euro… alla riunione con l’insegnante ho detto che quella cifra per me era inarrivabile, gli altri genitori non hanno avuto il coraggio di dirlo in pubblico, ma poi qualcuno è venuto a dirmi che ho fatto bene. Non bisogna vergognarsi di non avere lavoro!”
Nadia Maria ha un appunto per Riviera: “Non è più la bella Riviera di una volta, non si guarda più alla qualità del cibo e del servizio. Da operatore del settore mi rendo conto che si bada più alla quantità che alla qualità.  Mi dispiace dirlo, ma Rimini si sta autodistruggendo così.”

Com’è la sua vita da disoccupata over 50?
“Tante piccole e grandi rinunce, ero appassionata di moto ma ora non me la posso permettere, cerco lavoro ogni giorno, tutti i tipi di lavoro purché seri. Il mese scorso ho fatto 20 colloqui. Tante le truffe in agguato, le persone che vogliono approfittarsi del bisogno di lavoro, i contratti porta a porta, chi ti fa fare selezioni infinite e corsi che ti devi pure pagare. Poi faccio la baby sitter, in nero ovviamente. L’unica nota positiva è che la Autostrade spa d’estate mi fa lavorare. Recentemente ho partecipato all’asta comunale per diventare necroforo, c’era chi mi diceva <ma come fai?!> io ho risposto che almeno i clienti lì sono tranquilli! Insomma, il lavoro è lavoro!”. E l’ironia salva la vita.

Marina invece di anni ne ha appena compiuti 50 e da sempre è precaria. Ovvero lavora di tanto in tanto: “I primi anni che ero sposata ho scelto di lavorare durante le stagioni estive in albergo, per poter stare a casa d’inverno con i figli piccoli e i parenti anziani. Negli ultimi anni invece la precarietà non è affatto una scelta. Non mi lamento perché riesco comunque a fare alcune giornate al mese come “bidella” o addetta alla mensa nelle scuole primarie e dell’infanzia, partecipo sempre alle aste comunali.”
Questa alternanza tra lavoro fuori casa e lavoro casalingo non è del tutto negativa, visti alcuni problemi si salute di Marina: “ho problemi alle spalle, soffro di artrosi e sollevare pesi e fare movimenti talvolta è un problema.”
Ultimamente però sta cercando di trovare lavoro fuori dalle graduatorie comunali: “Ho lavorato per intere stagioni nelle cucine di hotel oltre all’esperienza nelle mense scolastiche, quindi sento di poter avere la preparazione adatta anche per lavorare in mense aziendali o catering. Mi sono recata al Centro per l’Impiego per avere l’elenco di aziende dove inviare il curriculum e ora ho iniziato a inviarli.”
La sua situazione non è critica, per fortuna negli anni ’80 lei e il marito hanno costruito casa e quindi non c’è l’affitto da pagare, ma con una figlia che studia all’estero qualche spesa c’è, anche stando attenti agli acquisti: “chissà, magari diventerà una professionista di successo e ci manterrà da vecchi!” si augura Marina.