Il ritorno dei titoli “spazzatura”

Si chiamano “mREIT”, sono i nuovi subprime e possono essere la prossima bomba a orologeria

Dopo la multa di 1,2 miliardi di euro inflitta dalle autorità americane alla Ubs, la maggiore banca elvetica, che segue quelle già pagate dalla britannica Barclays e dalla scozzese Royal Bank of Scotland, per aver manipolato gli indici Libor e Euribor (a proposito del mercato che dovrebbe guidare il mondo!), da cui dipendono i tassi sui mutui e sui prestiti applicati dalle banche, sono di questi giorni due nuove ammende inflitte dal  Dipartimento di Giustizia americano, la prima di 6 miliardi di dollari al Bank of America e la seconda di ben 13 miliardi di dollari alla JP Morgan Chase, entrambe colpevoli di aver confezionato e venduto a mezzo mondo i titoli spazzatura subprime, da cui è partita la crisi finanziaria non ancora risolta.
Ma siccome i Governi, in particolare USA ed Europa, che avrebbero dovuto emanare norme più stringenti, per evitare il ripetersi di simili situazioni, in sei anni hanno fatto poco, il rischio che la storia si ripresenti è piuttosto alto.
Guarda caso con nuovi subprime. Sono i mREIT, che sta per “mortgage real estate investment trust”, particolari fondi che comprano, impacchettano e vendono mutui. Il tutto garantendo alti dividendi per merito di una legislazione che ancora permette loro di farlo. Il risultato è un mercato, quello statunitense, il cui valore è passato dagli 85 miliardi di dollari del 2008 ai 460 miliardi del primo trimestre di quest’anno e continua a crescere. Fra rischi di controparte, azzardo morale della Federal Reserve e la costante ricerca delle banche del profitto perduto dopo il crash del mercato immobiliare americano, gli mREIT possono essere la prossima bomba a orologeria della finanza americana.
Rischio non proprio ipotetico: il neo premio Nobel per l’economia, Robert Shiller, ha dichiarato che “i prezzi delle azioni stanno crescendo troppo, alimentati da un periodo troppo prolungato di tassi vicini allo zero” (si riferisce all’America, non certo all’Italia). 

Il messaggio, per chi volesse investire in azioni, è chiaro: i prezzi stanno salendo troppo, attenti perché se si forma e scoppia una nuova bolla le perdite sarebbero, come sono state in passato, pesanti. Attenzione doppia  nei confronti di chi, banca o promotore finanziario, vi volesse rifilare un nuovo subprime, magari vestito di un nome molto accattivante. La regola aurea, per qualsiasi investimento, deve essere sempre quella di mettere i vostri risparmi solo in prodotti di cui riuscite a comprendere la natura e seguirne l’andamento (cosa sono, come funzionano e chi li emette).

Quali alternative? All’inizio di novembre il Governo ha lanciato una nuova asta del BTP Italia indicizzato all’inflazione nazionale, da non confondere con i BTP-i, sempre indicizzati all’inflazione, ma quella europea (che in questo periodo è allineata con quella italiana). Indicizzato vuol dire che si rivaluta con l’andamento dei prezzi, quindi il capitale non si svaluta. In più c’è un margine di interesse da riscuotere.  L’unico rischio di questi titoli è che il prezzo può variare e se avete bisogno di venderli, magari in un momento poco buono, ci potete perdere. Proteggono invece dall’inflazione, con un prezzo che rimane però sempre stabile, i buoni fruttiferi indicizzati delle Poste.

Intanto continua la discesa dei rendimenti dei titoli pubblici: per esempio un Bot ad un anno a agosto rendeva lo 0,93 per cento, adesso 0,88 per cento. Un CTZ a settembre 1,44 per cento, a fine ottobre 1,23 per cento. Poco più dell’inflazione.