Impieghi bancari ancora in calo, e i soldi della BCE?

Banca-Centrale-EuropeaGli impieghi delle banche sul territorio della provincia di Rimini continuano a diminuire: nei primi due mesi del 2015 -6% alle imprese. Eppure la BCE sta comprando dalle banche titoli di stato al ritmo di 60 miliardi di euro al mese per aumentarne la liquidità. E’ ripartita la speculazione in borsa?

Appena poche settimane fa, nella consueta Giornata dell’economia della Camera di Commercio, siamo stati informati che gli impieghi bancari in provincia di Rimini, nei primi due mesi del 2015, sono ulteriormente diminuiti del 4 per cento, quelli per le imprese di oltre il 6 per cento, sullo stesso periodo dell’anno precedente. Qualche piccolo segnale positivo lo si può intravvedere solo prendendo come base di confronto la fine del 2014 (dopo cinque anni di contrazione).
A questo punto, vista la stampa di moneta della Banca Centrale Europea (BCE), che sta comprando titoli di stato in possesso delle banche al ritmo di 60 miliardi di euro al mese, affinché queste, disponendo di più liquidità, possano aumentare i prestiti all’economia reale (imprese e famiglie), è lecito chiedersi dove vada a finire questa nuova moneta, visto che all’economia non finanziaria ne continua ad arrivare poca.    

Il sospetto è che sia ripartito il gioco della speculazione finanziaria di borsa e si stia preparando una nuova bolla pronta a scoppiare. Scrivono a tal proposito Nicola Borri e Alberto Cagnazzo sul sito lavoceinfo: “Dal 22 gennaio 2015, giorno dell’annuncio da parte della Banca centrale europea dell’inizio del programma di “quantitative easing” di acquisto di titoli governativi sui mercati secondari, i principali indici azionari europei hanno guadagnato circa il 20 per cento e hanno superato i massimi che risalivano al settembre 2009. Un simile vertiginoso andamento ha già caratterizzato gli indici azionari americani in anticipazione della ripresa dell’economia e in concomitanza con l’espansione senza precedenti del bilancio della Federal Reserve. Ottime notizie, quindi, per chi avesse investito sui mercati azionari prima di questi incredibili rialzi. Quali consigli dare, invece, a chi invece valuta oggi se investire i propri risparmi sui mercati azionari? Secondo molti studi, farsi prendere dall’euforia fidandosi troppo dei risultati passati come garanzia di buoni risultati futuri non è una buona idea”.
Tradotto: attenti a comprare quando i prezzi sono alti, perché la caduta potrebbe essere rovinosa.

Un’alternativa di investimento, secondo alcuni, potrebbe essere rappresentata dai Fondi pensione, di cui non mancano gli estimatori, non sempre disinteressati, e i cui rendimenti supererebbero abbondantemente la rivalutazione del vecchio TFR. Ma non tutti sono d’accordo, perché spesso i numeri dipendono da come sono presi. Scrive al riguardo il prof. Beppe Scienza dell’Università di Torino, esperto in materia: “Nel 2014 i titoli di Stato italiani, esclusi Bot o analogamente brevi, hanno stracciato la previdenza integrativa (i fondi pensione), con un 13% netto. E ancor di più i Btp a sette-dieci anni: 16,7% netto. Giacché i fondi pensione investono nei mercati finanziari e in maniera preponderante nel reddito fisso”.

Investimenti in titoli di stato che gli interventi della BCE stanno però spingendo sempre più in basso (perché se cresce la domanda, aumentano i prezzi dei titoli, e di conseguenza scendono i tassi), tanto che in alcuni paesi come Germania, Danimarca, Svezia e perfino in Svizzera i rendimenti dei titoli sono diventati addirittura negativi. Non solo titoli pubblici ma anche di imprese private come Nestlè e Shell. Cioè non rendono niente e ci perdete pure qualcosa. E pensare che gli economisti hanno sempre escluso che questo potesse accadere.
In Italia i titoli non hanno rendimenti negativi, ma è certo che non danno molto, salvo impegnare i propri denari per tempi lunghi.