Imprese, partecipare ai bandi pubblici conviene?

imprese e bandiImprese e contributi dalla Regione Emilia-Romagna. Storie a confronto tra chi dice di aver rivoluzionato il proprio business e chi piange una scarsa attenzione sulla Romagna da parte di Bologna. Nel mezzo, molto imprese che non riescono ad accedere ai bandi per colpa della burocrazia. Una sola costante: per crescere serve investire

Di Mirco Paganelli

L’austerity non convince più nemmeno gli economisti più conservatori. Stati Uniti e Giappone sono la prova che, in tempi di disoccupazione galoppante e di contrazione dei consumi, solo investendo massicciamente e innovando si ottengono risultati concreti e si torna a crescere. Basti guardare al tasso di disoccupazione americano (6%), quasi rientrato nei valori pre-crisi; mentre in Italia è più del doppio (13%), e non accenna a diminuire. Un ragionamento che vale tanto alla scala nazionale, quanto a quella della singola impresa, media o piccola. Nell’attesa che si attui il piano Juncker da 315 miliardi di investimenti per dare una scossa all’Eurozona, in questi anni le nostre economie locali sono state foraggiate da finanziamenti europei, regionali e nazionali con diverse finalità: favorire l’occupazione, incentivare la ricerca, ampliare le infrastrutture, internazionalizzare, eccetera.
Non si sono tirate indietro quelle del territorio riminese, anche se non sono poche le difficoltà riscontrate dagli imprenditori interpellati da TRE.
Quanto si sono rivelati efficaci i contributi pubblici erogati alle nostre aziende? C’è stato un ritorno economico in termini di nuovi posti di lavoro creati, aumento del fatturato e delle commissioni dall’Italia e dall’estero, o si è trattato di sprechi? Chi si occupa di monitorare tutto questo è la Regione Emilia-Romagna, anche se, ci fanno sapere, una vera e propria schedatura dei successi ottenuti da ogni singola azienda, dopo aver messo a frutto il proprio finanziamento, non c’è. Per questo abbiamo provato a farlo noi prendendo a campione alcune imprese della Provincia di Rimini di diversi settori.

L'Agriturismo La Graziosa di Ospedaletto

L’Agriturismo La Graziosa di Ospedaletto

FINANZIAMENTI… IN CAMPO

L’azienda agricola di Coriano La Graziosa ha partecipato a due bandi dell’Unione europea, ottenendo fondi per la ristrutturazione dei fabbricati e la loro conversione in agriturismo, con camere e cucina, che sono andati a coprire il 40% della spesa totale sostenuta.
“Siamo riusciti ad accedervi in quanto agricoltori diretti – spiega Luciano Ascoli, proprietario dell’azienda di Ospedaletto -. Il fondo viene erogato dopo che si presenta il piano di sviluppo, per cui la difficoltà principale dell’operazione è trovare una banca che finanzi l’intervento. Se si rispettano tutte le prerogative, il piano viene approvato. Un nostro punto a favore è stato l’ampio terreno di cui disponiamo (24 ettari)”. Per poter essere finanziati, il progetto doveva essere completato in 18 mesi; tutte le fatture dovevano risultare pagate e rintracciabili. A tal fine i proprietari hanno dato vita a un conto apposito per tutte le spese di cantiere in modo tale da facilitare le verifiche.
“Sono stati veloci – prosegue il titolare -. A fine cantiere la Provincia, incaricata di compiere il sopralluogo, ha verificato che tutto fosse stato realizzato secondo il progetto iniziale, al quale era concesso un margine di variazione in corso d’opera del 10% da parte del progettista. Dopo 3 mesi siamo stati liquidati”.
Per Ascoli il finanziamento è stato un successo: “A noi ha cambiato la vita. Siamo riusciti ad ampliare l’organico: 10 buste paga. Abbiamo dato ai nostri figli lavoro e la possibilità di rimanere in azienda. È un bene ricorrere a questi fondi, altrimenti tornano alla Regione, di lì all’Europa che li reindirizza verso altre mete”.
Per questo non smetteranno di candidarsi ad altri bandi. In progetto c’è la riqualificazione di una vecchia vigna. A loro piacerebbe anche investire ulteriormente nella struttura ed espandersi, ma servono i permessi dalle amministrazioni comunali.

“ROMAGNA SNOBBATA”

È più critico sul tema Enzo Montani, socio dell’azienda di elettronica di Monte Colombo Piciesse che negli anni è riuscita a racimolare solo pochi fondi dal settore pubblico.
“La mia sensazione, che ho poi verificato coi dati, è che la maggior parte dei bandi vengano vinti da imprese dell’Emilia, meno da quelle della Romagna. Da Forlì in giù, sono in poche le imprese che riescono ad accedervi. I territori di Parma, Modena, Reggio-Emilia e Bologna avranno certamente una lunga tradizione industriale, però anche qua ci sono imprese desiderose di farsi conoscere”.
L’ultimo bando a cui la sua azienda ha partecipato riguarda l’internazionalizzazione, “ma non è di certo grazie ai fondi ottenuti che possiamo dire di essere cresciuti, troppo pochi”.
Di recente Piciesse ha partecipato ad un’importante fiera internazionale del suo settore, investendo di tasca propria 80 mila euro. Il contributo ottenuto ammontava a 15 mila. “Abbiamo 21 anni di storia e non siamo cresciuti grazie all’aiuto del pubblico. Ci piacerebbe fare investimenti in macchinari, negli anni abbiamo partecipato a bandi importanti, siamo un’azienda internazionale, ma non siamo mai riusciti ad accedervi”.

TRA BUROCRAZIA E COSTI

La burocrazia non aiuta. Presentare le domande e rendicontare è complicato e richiede tempo e risorse. Le aziende più grandi dispongono di una figura preposta alla ricerca di finanziamenti pubblici, candidatura e gestione della pratica. C’è chi ha un vero e proprio ufficio adibito. Quelle più piccole devono arrangiarsi, e questo talvolta spaventa.
Molte aziende raggiunte da TRE, infatti, affermano di non aver mai aderito ai progetti promossi dalla Regione, nonostante l’esigenza di risorse da investire, proprio per le difficoltà legate alla burocrazia. “Siamo una piccola realtà familiare, non siamo strutturati per poterci districare tra la burocrazia dei finanziamenti pubblici – afferma Davide Achilli dalla sua azienda di macchine per l’edilizia di Montescudo -. Per farlo bisognerebbe rifarsi a consulenti esterni che richiedono un compenso. Il nostro ambito non è altamente tecnologico e la ricerca riusciamo a farla internamente nel nostro ufficio tecnico, senza avvalerci di collaborazioni con università o altri centri”.

LA REGIONE: “IMPRESE REATTIVE”

Da Bologna, il responsabile del monitoraggio dei progetti regionali, interregionali ed europei della Regione Emilia-Romagna, Francesco Cossentino, afferma: “Non ci sono le risorse per compiere delle valutazioni azienda per azienda, per verificare il successo dei finanziamenti nel dettaglio. Ci piacerebbe, ma…”.
Quella che viene fatta è più che altro un’analisi descrittiva di come ogni singolo bando ha seguito, ovvero quante imprese ne beneficiano, di che territori, che tipo di investimento viene fatto e con quali finalità. Chi si aspetta dei voti – “promosso” o “bocciato” – a fianco alla voce di ogni singola impresa, rimarrà deluso.
La Regione si occupa di monitorare in maniera sistematica i contributi di tipo europeo. Mentre quelli nazionali e regionali rientrano in un rapporto annuale del Ministero dello Sviluppo Economico che compie comparazioni tra le regioni.
“La maggior parte dei finanziamenti ha avuto un buon impatto – si sente di dire il referente della ‘Direzione Generale – Attività produttive, Commercio e Turismo’ -. Ad esempio nell’area del sisma dell’Emilia sono arrivate più di mille domande, e gli investimenti produttivi hanno dato vita ad una dimensione economica molto rilevante in termini di fatturato. Nella nostra Regione le imprese si sono dimostrate molto reattive nel periodo di crisi”. Altri esempi: un bando del 2011 per l’innovazione tecnologica e organizzativa ha consentito di finanziare un terzo delle 1.500 aziende che hanno presentato domanda. Dei 383 milioni di euro del fondo FESR per lo sviluppo regionale 2007-2013 ne sono stati spesi ad oggi più dell’80%, ricorda Cossentino. Ora l’attesa è per la prossima pianificazione di risorse da destinare all’industria.