Krona Koblenz, sistemi scorrevoli che battono la crisi

Cristina Prioli, titolare Krona Koblenz

Visita alla Krona Koblenz di Coriano che vende i suoi prodotti in mezzo mondo. Nel 2012 ha fatturato 24 milioni di euro, di cui quattro quinti realizzati all’estero. Tra i suoi brevetti una cerniera per porte regolabile copiata Oltralpe

L’apertura del sito web, con titoli in inglese, francese, spagnolo, tedesco e russo, offre già un quadro del raggio d’azione di questa impresa, che in un angolo un po’ appartato del comune di Coriano, vende i suoi prodotti in mezzo mondo. L’impresa si chiama Krona Koblenz Spa, nome tedeschizzante (in realtà Koblenz è una cittadina tedesca) ma con titolari romagnoli doc. Nasce nel 2009 dalla fusione tra la Koblenz, che dal 1984 produce sistemi scorrevoli e cerniere regolabili per porte di vario genere, e la Krona, dal 1990 specializzata nella produzione di controtelai per porte scorrevoli. Un matrimonio che ha unito due ditte diverse ma complementari.

Ma cosa si intende, più precisamente, per sistemi scorrevoli? Come ci spiegano e ci mostrano accompagnandoci nella sala esposizione, Cristina Prioli, titolare con il marito Massimo Migliorini, e Urbano Marano, responsabile marketing, non si tratta di porte, ma di sistemi, cioè di tutto quello che serve per installare e far funzionare una porta scorrevole, ma anche a battenti (quelle normali, per intenderci). Sistemi per porte in legno, oppure in vetro. Non solo, sistemi anche per le ante degli armadi dove riporre vestiti, oppure per quelle di una cucina, che magari si vuole nascondere, perché in un ambiente unico, come capita in tanti mini appartamenti.
Sembrerebbe qualcosa di semplice, ma non è proprio così. La gamma delle soluzioni tra cui scegliere, da un punto di vista tecnico e di design, è piuttosto ampia, rappresentando certamente il punto di forza dell’azienda. Per fare un esempio, scorrendo il sito web, di soluzioni per porte scorrevoli se ne contano diciotto, di antine per mobili e armadi dodici, per porte pieghevoli a libro e a fisarmonica altre otto. Poi ci sono i sistemi per porte retro traslanti, cioè che girano su se stesse e sono apribili da entrambi i lati, riducendo lo spazio di rotazione richiesto.
Non è finita. C’è tutta la gamma delle cerniere, maniglie e chiudiporta. Anche qui c’è da sbizzarrirsi sulla varietà dei modelli: da quelle regolabili a quelle che frenano la chiusura della porta, molto utili per salvare le dita. Tutti sistemi tecnicamente funzionali e con un design molto curato che li trasforma anche in oggetti di arredo, da mostrare piuttosto che nascondere.
Infine un’ampia varietà di controtelai per cartongesso o muratura, con stipite e senza stipite, per sistemi rototraslanti, ecc.
In sintesi, la Krona Koblenz fa tutto (la produzione è affidata quasi completamente a terzisti) quello che serve per avere, in casa, in ufficio o in qualsiasi altro luogo, porte funzionali, originali, sicure, accattivanti, quasi complementi di arredo.
Tutto questo nasce dall’esperienza, dall’intuizione e dalla passione, ma è anche il risultato di un buon ufficio di ricerca&sviluppo e di un attrezzato reparto di prototipizzazione, dove la stampante tridimensionale, che stampa in plastica a misura normale quello che poi sarà fatto con altri materiali, è già presente da diversi anni.

Brevetti copiati Oltralpe
In questo settore, ci dice con soddisfazione Cristina Prioli “battiamo anche i tedeschi. C’è in Germania un’azienda ultracentenaria che produce cerniere tradizionali, cioè quelle rigide, ma se la casa si muove, come spesso capita, le porte finiscono fuori squadro, col risultato che poi strisciano o non si chiudono più. Noi ne abbiamo inventata e brevettata una regolabile, che risolve questo problema. Questa ditta ce l’aveva copiata. Siccome però l’avevamo brevettata, oggi, per produrla, ci paga una royalty (diritto d’uso)”.
Sempre in terra tedesca, quasi a premio della sua capacità innovativa, la Krona Koblenz è stata anche invitata, dall’Ente di certificazione federale, a far parte del comitato che deve fissare gli standard di fabbricazione di cerniere sicure. Non che oggi non ci siano norme, anzi il marchio CEE è molto rigido e tutti i prodotti dell’Azienda sono certificati. Ma mancano regole minimamente condivise che mettano al riparo i consumatori da sgradevoli sorprese.
Tutto questo costituisce un esempio di come anche da una piccola provincia si possono sfidare e vincere i “colossi” dell’affidabilità e della tecnologia. Certo, ci vuole impegno, creatività, ricerca, innovazione, gusto (design) e forse dare più spazio e fiducia ai giovani. Giovani che sono ben rappresentati, a tutti i livelli, tra gli 82 dipendenti della Krona Koblenz.

“Poca attenzione alle nostre imprese”
Non farebbe male nemmeno un po’ più di attenzione da parte delle Istituzioni. Cristina Prioli afferma, non senza un velo di critica: “qui non si è mai fatto vedere nessuno. Nemmeno con l’università abbiamo rapporti” (nel Polo di Rimini c’è un corso di Economia, Management e Statistica per le imprese).
Rimini offre dei vantaggi competitivi ad una impresa come questa? “Tutto il contrario – aggiunge Prioli – è uno svantaggio. Potremmo essere in qualsiasi posto. Sicuramente in Germania sarebbe meglio. Qui manca cultura d’impresa, trovare le professionalità giuste è quasi impossibile (in azienda, delle figure apicali solo uno è originario del posto), quando riceviamo qualche visitatore, e lavorando molto all’estero capita spesso, dobbiamo andare e tornare da Bologna, perché l’Aeroporto di Rimini ragiona solo sul turismo e non per le imprese manifatturiere”.

Missione India e Brasile
Krona Koblenz ha fatturato, nel 2012, 24 milioni di euro, di cui quattro quinti realizzati all’estero. Ha sedi commerciali in Spagna, Francia, Russia e Germania, ma già sta pensando ai prossimi mercati, in testa Brasile e India.
“Portiamo in giro per il mondo prodotti Made in Italy perché questo è quello che “ci chiedono i clienti” continua la Prioli. L’Italia è un marchio (brand) che fa vendere, anche in Germania, se facciamo le cose bene. Anzi, una volta che per errore un lotto non portava la scritta Made in Italy lo volevano restituire”.
Che il Made in Italy tiri lo conferma anche Eric Schmidt, presidente di Google, quando in una lettera a La Repubblica (9 ottobre scorso) scriveva che “il Made in Italy fatto di prodotti, di stile di vita, di cultura e di luoghi, è riconosciuto e ricercato all’estero”.
“La crisi – continua Cristina Prioli – ci ha penalizzato, soprattutto in Italia e Spagna, dove non c’è stata la crescita che ci aspettavamo. Però mentre in Italia siamo ancora fermi, in Spagna ci sono già i primi segnali di risveglio del mercato”. In ogni caso, senza mercato estero la situazione sarebbe stata ben peggiore.