La sharing economy esiste anche a Rimini!

GruppiAcquistoSolidale009Il nuovo modello economico dell’economia “condivisa” promuove forme di consumo più consapevoli, a partire dal riuso e dalla lotta allo spreco. Sul web e nella realtà quotidiana fioriscono gruppi di condivisione di acquisti e beni che altrimenti verrebbero cestinati. Un esempio riminese (l’associazione Rigas) e un altro che in questo territorio potrebbe avere un’ottima applicazione

di Melania Rinaldini

Viene definita “sharing economy” , un nuovo modello di economia in risposta alla crisi finanziaria. Un modello capace di promuovere forme di consumo più consapevoli a partire dal riuso invece che dall’acquisto, e dalla condivisione dell’accesso piuttosto che della proprietà. Si traduce in italiano come “economia della condivisione”, un’espressione anche poetica se vogliamo, ma che richiama esperienze di lunga tradizione, soprattutto in Italia, come il mutualismo, le cooperative o le imprese sociali.
Un termine nuovo per recuperare forme di scambi già in uso, ma all’apparenza di un’altra epoca. Se ne ragiona sempre di più ultimamente e da due anni esiste un vero e proprio forum italiano sul tema. Si tratta di Sharitaly, un evento promosso, tra gli altri, dall’Università Cattolica del Sacro Cuore. L’obiettivo è quello di fare il punto sulla crescita dell’economia collaborativa, riflettere sui suoi ambiti di applicazione e interrogare la politica sulla diffusione di queste pratiche.
Secondo una ricerca realizzata da Collaboriamo.org, con il supporto di PHD Media, in Italia operano 138 piattaforme di scambio e condivisione di beni, di cui il 30% nel crowdfunding, il 20% nei beni di consumo, il 12% nei trasporti, il 10% nel turismo e 9% nel lavoro. Si tratta di un fenomeno molto in divenire, con piattaforme che nascono e muoiono molto velocemente, ma ciononostante la situazione è in crescita. Alle piattaforme si aggiungono le pagine Facebook come “Te lo regalo Rimini” e ogni variazione sul tema. Infatti si tratta di gruppi che si segmentano sempre più, in modo geografico e/o tematico. Gli scambi e le donazioni avvengono per qualsiasi tipo di oggetto. Al di là dei numeri, quello che la sharing economy promuove è un nuovo modello di servizio che mette in contatto direttamente le persone, togliendo intermediari e favorendo coesione sociale. Oltre all’aspetto sociale ce ne sono altri: quello ecologico, i beni in circolazione in questa economia della condivisione sono spesso esuberi o usato.
“La sharing economy può facilitare forme di risocializzazione dell’economia, basate sulla collaborazione e condivisione di beni, servizi e risorse tra pari”, afferma Ivana Pais, docente di sociologia economica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, “l’azione connettiva genera progettualità economiche e nuove forme di socievolezza”.

A TUTTO… RIGAS

Quale “oggetto” migliore per declinare il tema della condivisione, se non il cibo, tema dell’anno per via di Expo Milano, ma anche tema cardine nello sviluppo sostenibile di questo pianeta?
“Condividere la scelta e l’acquisto del cibo è molto importante: decidere di comprare un prodotto è una scelta politica da fare con consapevolezza” spiega Alessandra Carlini, vicepresidente del Rigas, il gruppo di acquisto solidale di Rimini.
Il Rigas nasce quasi 10 anni fa, prima come associazione: “eravamo alcune famiglie che volevano acquistare prodotti particolari, selezionati, che non erano facilmente reperibili, così ci siamo uniti e abbiamo iniziato a scegliere i produttori che ci ispiravano fiducia”.
In qualche anno l’associazione è cresciuta e ora il Rigas ha l’appoggio di una cooperativa che gestisce la bottega in via della Lontra, a Rimini, e gli ordini dei soci. “In questo modo l’acquisto è un’azione di gruppo, ognuno sceglie cosa ordinare e i produttori indirizzano la loro produzione in base agli ordini. Per esempio l’ortolano sa già all’incirca quanta insalata chiederemo e organizza il suo campo in base alla nostra richiesta”.
Questo comporta una grande coesione ma anche la riduzione della sovrapproduzione e dello spreco di cibo, dal punto di vista economico, c’è un risparmio?
“C’è un risparmio, ovviamente bisogna ricordare che i prodotti che acquistiamo sono biologici e di piccoli produttori, quindi ovviamente i prezzi sono più alti rispetto a quelli di un discount, per esempio. La qualità di questi prodotti è uno dei nostri valori, unita al fatto che conosciamo di persona i produttori e spesso organizziamo visite nelle aziende. Il risparmio è più evidente sui prodotti freschi, quelli dove i passaggi dal produttore al rivenditore sono minori. I prodotti trasformati e confezionati hanno costi fissi meno dati da processi meno evitabili.”
Acquistare cibo è un obbligo per la stragrande parte della popolazione, farlo in maniera etica è un dovere. Quali sono le vostre “buone pratiche” più apprezzate?
“Sicuramente ‘Sprecozero’: compriamo ortofrutta biologico in esubero dalla grande distribuzione, scegliamo accuratamente, eliminiamo i prodotti non commestibili e riempiamo delle cassette miste che vendiamo a prezzo stracciato, sui 2/3 euro l’una. Oltre a questo utilizziamo quest’ortofrutta in eccesso per produrre marmellate e succhi. In più scegliamo non solo prodotti a Km 0, che non è un dogma per noi, ma anche piccole produzioni di aziende che rispettano la nostra etica (come Libera) o che vivono periodi di difficoltà. Ad esempio ci stiamo rifornendo di prodotti dolciari dalla pasticceria artigianale Aveja de L’Aquila, una piccola azienda fortemente colpita dal terremoto nel 2009.”
Non si tratta solo di un gruppo di acquisto: il vostro, ma avete vari momenti di incontro, quali? Quanti sono gli iscritti al Rigas?
“Gli iscritti oscillano in base proprio al fatto che non si tratta solo di acquistare ma di aderire a un gruppo e a delle regole. Al momento siamo circa 600. Le regole in realtà sono molto semplici: ci sono due ritiri a settimana della merce e ogni iscritto deve prestare servizio come volontario in bottega per 4 turni all’anno. La cosa è fattibile anche per chi lavora, siamo aperti anche il sabato, poi è divertente perché si tratta di sistemare i prodotti che arrivano e accogliere soci e produttori.”
Dal punto di vista del territorio, cosa manca per far crescere questo sistema di economia condivisa?
“Purtroppo i produttori locali non sono tantissimi come vorremmo, proprio perché Rimini ha perso molto della vocazione agricola negli anni. Vorremmo poter comprare più ortofrutta bio dal nostro territorio. Al momento molta viene da Cesena e dintorni, il nostro produttore con cui collaboriamo da più tempo è Bartoletti di Sala di Cesenatico. Vedo che c’è un graduale rinnovo dell’interesse verso l’agricoltura, speriamo che in breve tempo avremo più cibo bio prodotto a Rimini”.


Il “BUON SAMARITANO”

Chi invece si è sentito in prima persona di interrompere la catena dello spreco alimentare è Carlo De Sanctis, uno dei quattro giovani romani che hanno ideato la onlus Equoevento, pioniera del recupero di pasti. Potrebbe esserci qualche sviluppo di un’iniziativa come questa anche nel riminese?
Lo abbiamo raggiunto al telefono e ci ha raccontato i primi due anni della Onlus: “è successo tutto ad un matrimonio, eravamo io e i miei amici, il cibo era davvero tanto e ci è venuto il dubbio di dove andasse a finire tutto quello che era avanzato. La cosa brutta è che quando abbiamo chiesto al cameriere dove finisse tutto ci ha indicato il bidone dell’immondizia. Ci abbiamo ragionato molto e abbiamo deciso di fare qualcosa. Tra di noi ci sono due avvocati che hanno studiato il progetto dal punto di vista legale, abbiamo trovato che l’Italia una legge molto utile ma poco usata. Si tratta della cosiddetta Legge del buon Samaritano in vigore dal 2003, che equipara le onlus ai consumatori finali e permette il recupero delle eccedenze per la donazione in beneficenza. Così nel 2013 nasce Equoevento.”
Un progetto partito in grande che ora vede anche una seconda squadra di volontari in Lombardia, oltre che la vostra in Lazio, quali sono i vostri obiettivi?
“Vorremmo costituire delle squadre di volontari in ogni regione d’Italia. Si tratta di un progetto molto ambizioso, tenendo conto soprattutto delle poche donazioni economiche che riceviamo. Finora ci stiamo investendo personalmente. Abbiamo tutti un lavoro, chi fa l’avvocato, chi il designer, questo è volontariato, ma è una parte molto importante della nostra vita. Al momento servono furgoni e contenitori per il trasporto, oltre a soldi per il carburante. Dal punto di vista delle donazioni di cibo abbiamo molte offerte da parte di organizzatori e location di eventi, un grosso riscontro e non riusciamo ancora a gestire tutti. Abbiamo il patrocinio dell’Assessorato Sostegno sociale e solidarietà di Roma e collaboriamo con lo Stadio Olimpico oltre che con altri organizzatori di eventi.”
Avete già contatti in Emilia–Romagna? Una città come Rimini, con tutte queste strutture ricettive, congressuali e la Fiera, potrebbe benissimo essere un buon bacino per un progetto come il vostro.
“Sì, abbiamo ricevuto delle richieste di adesione di alcune organizzazioni emiliane, ma al momento stiamo temporeggiando proprio perché non siamo ancora organizzati, ci stiamo lavorando. Sicuramente Rimini sarebbe un bacino importante di raccolta e di consegna dei pasti. Speriamo che possa accogliere una sede di Equoevento o un team di volontari.”
Una proposta di condivisione, da condividere e far crescere.

MAI PIU’ SPRECO CON “SCAMBIACIBO”

Sempre più amministrazioni e aziende, grandi o piccole, stanno invitando i cittadini e consumatori all’interno dei propri processi . Tra queste c’è Coop Adriatica che ha presentato lo scorso settembre al Sana, Salone Internazionale del biologico e del naturale di Bologna, la piattaforma Scambiacibo.it, un sito dove recuperare le eccedenze alimentari domestiche. Condividere è facilissimo: basta iscriversi al sito e mettere un annuncio dell’alimento ce si intende donare, magari con una foto. Succede che magari abbiamo ricevuto un dono non proprio gradito o che abbiamo esagerato con la spesa e i prodotti sono vicini alla scadenza: pubblicarli e trovare loro un piatto che li “accolga” è un buon modo per non sprecare. Al momento la piattaforma è in versione beta, cioè in prova. Con il contributo dei primi iscritti, i tester, verranno acquisiti i primi feedback e la piattaforma verrà aggiornata e migliorata. Anche questa è condivisione.