La Tares? Un bagno di sangue

Solo nel comune di Rimini la nuova bolletta sui rifiuti costerà l’11% in più rispetto al 2012. Federconsumatori calcola un aumento annuo di 50 euro a famiglia. Parallelamente aumenta la raccolta differenziata: a quando il premio ai più virtuosi?

di Mirco Paganelli

Se si unisce una congiuntura economica asfittica alla tradizione italiana di elaborare garbugli normativi, allora la confusione è assicurata. Il rischio che siano i cittadini a pagarne le conseguenze è dietro l’angolo come dimostra la vicenda della nuova “Tassa sui rifiuti e servizi” TARES. Dopotutto se si parla della scadenza di un’imposta già a partire dalla sua nascita è plausibile che sorgano interrogativi. La TARES, infatti, nasce il primo gennaio 2013 sulle ceneri della TIA (applicata nel comune di Rimini) e della Tarsu (la tassa sui rifiuti di tutti gli altri comuni) per rimanere in vigore solo 12 mesi nell’attesa della formulazione della Service tax. Perché questo balletto tributario?

Genesi della TARES
Il 31 agosto scorso l’art. 5 del DL 102 ha introdotto novità sostanziali che consentono di gestire la tassa sui rifiuti con “modalità semplificate”. La precedente TIA, nel capoluogo, faceva riferimento al DPR 158 del 1999 che forniva criteri di suddivisione della tariffa bilanciati dai dati dell’Osservatorio sui rifiuti del Comune di Rimini al fine di ottenere un sistema di contrappesi per scongiurare sperequazioni all’interno delle categorie domestiche e non. Il DL 102 ha permesso di utilizzare lo stesso sistema tariffario del 2012. In un recente comunicato il Comune ha giudicato questa normativa in continua evoluzione “tempestosa e contraddittoria”. Per questo vuole “mantenere quanto più possibile lo status quo”, ovvero l’impianto tariffario della TIA. Un primo balletto normativo, durato mesi, per ottenere alla fine lo stesso metodo di calcolo. Cosa è invece cambiato?

Le maggiorazioni
Come rivela l’acronimo stesso dell’imposta, essa comprende anche quei servizi detti ‘indivisibili’ come l’illuminazione pubblica, la manutenzione delle strade e la cura del verde. “Attraverso tali maggiorazioni – afferma l’assessore alle Politiche Finanziarie del Comune di Rimini Gian Luca Brasini – si nasconde l’intento dello Stato di caricare i cittadini a proprio vantaggio”. Tali aumenti saranno di 30 centesimi al metro quadro per ogni abitazione a partire dalla rata di dicembre: una fetta di TARES da 3,2-3,4 milioni di euro riminesi che prenderanno la via di Roma. I comuni possono scegliere di piazzare fino a 10 centesimi/mq ulteriori per le proprie casse, ma Palazzo Garampi fa sapere di rinunciarvi.

La questione dell’IVA
I rincari non finiscono qua. L’IVA è una questione che ancora scotta. La precedente TIA, infatti, era concepita come una tariffa, non come tassa, ovvero era considerata un corrispettivo che un privato (il cittadino o l’impresa) pagava ad un altro privato (Hera) come se non vi fosse il Comune a fare da intermediario. Hera emetteva una fattura per ogni famiglia o attività con l’IVA esposta del 10%. “Un giochino per mandare soldi a Roma”, secondo l’assessore, o “un imbroglio per sovratassare i cittadini”, secondo il presidente di Federconsumatori Rimini Andrea Bascucci. Dopo dibattiti ed interventi giudiziari si è chiarito che l’imposta per i rifiuti non poteva più essere una tariffa, bensì una tassa a tutti gli effetti. Ma questa presa di coscienza ha forse comportato la cancellazione dell’IVA? No. Anzi, seppur giudicata ingiusta, l’IVA nella TIA, in quanto esposta, era recuperabile da parte dei soggetti in grado di esercitare il diritto di detrazione. Con la TARES, invece,  l’IVA è inglobata nel bollettino, per cui oltre a rimanere invariata è anche non più detraibile. “Per il Tesoro si tratta di 2 miliardi di euro”, spiega Bascucci.

Il peso su famiglie e imprese
Secondo l’assessore Brasini ogni bolletta presenterà un aumento dell’1,5% per i rifiuti oltre all’IVA, per un totale di un +11% sul 2012, ricordando che le imprese non potranno più recuperare il 10%. Federconsumatori invece calcola un aumento per famiglia che va dal 14 al 19% a secondo della tipologia di immobile, che si traduce in 40-50 euro. “Una cifra che potrebbe non pesare sul bilancio familiare se non fosse che ci sono tante altre voci che si vanno a sommare – contesta Bascucci -. In questo modo si neutralizzano interventi demagogici come la cancellazione dell’Imu: si è parlato solo di come questa operazione possa garantire un risparmio di 250 euro per famiglia, quando poi si nascondono sotto altre 4 o 5 tasse dei recuperi equivalenti se non maggiori”.
“Stiamo vivendo un cambiamento repentino di tasse che genera molta confusione – prosegue Bascucci -, in primis per gli addetti ai lavori che ogni volta devono capire cosa c’è sotto per spiegare la nuova modulazione di un’imposta. Prima il passaggio Ici-Imu, ora questa, domani la service tax… Si sta adottando una strategia della confusione per insinuare nuovi costi, generare incomprensione ed evitare rimostranze”. E per quanto riguarda i servizi indivisibili (i 30 cent/mq): “Si pagano sulla fiducia, perché non sono misurabili. Il tutto in un contesto in cui ogni 3-4 mesi le tasse vengono cambiate, separate, accorpate, cambiano i nomi e le modalità di pagamento. Così vengono a mancare i principi di equità e trasparenza”.

Un “bagno di sangue”.
“Per il Comune la TARES ha solo effetti negativi – confessa l’assessore Brasini -. Alla città non va nemmeno un euro, anzi: l’insoluto dei cittadini e delle imprese causato da difficoltà economiche, evasione o altro, ricade sul bilancio comunale. La variazione sulle nostre casse può andare da zero a 4 milioni (di perdite). Per noi è politicamente un bagno di sangue, perché ci mettiamo la faccia facendo gli esattori per conto di terzi”. Non solo, la prima rata quest’anno è arrivata tardi, a luglio. Per 7 mesi, dunque, il Comune si è visto costretto ad anticipare i ricavi attesi da Hera. Questi sono stati previsti insieme al gestore nel piano finanziario per la raccolta e smaltimento dei rifiuti di Rimini, oltre alle spese amministrative. Per il 2013 tale piano ammonta a 32 milioni di euro. Sommando la quota per lo Stato, il Comune si troverà a raccogliere e redistribuire oltre 35 milioni di euro. “Il piano di quest’anno è rimasto invariato; non c’è nemmeno stato l’adeguamento Istat richiesto ed è compresa anche la raccolta porta a porta della zona Rimini Nord. Per cui è stato spuntato con il gestore il miglior prezzo possibili”.

Roma e i comuni
“Dobbiamo ancora verificare se le maggiorazioni servono effettivamente a coprire solo i servizi o se vengono utilizzate per rifinanziare anche il debito pubblico”, prosegue Brasini, e il suo giudizio sullo Stato rimane duro. Per lui è in atto un disegno neo-centralista, opposto al federalismo fiscale, che distrae risorse alle amministrazioni locali per convogliarle a Roma. “Perché parte del debito oggi viene pagato con l’Imu che dovrebbe essere una imposta municipale? Perché la tassa sui rifiuti di un comune deve andare in parte allo Stato?”. È un momento teso fra Anci e governo centrale: “I comuni sono l’ultimo baluardo verso i cittadini, e lo Stato li sta trasformando in esattori”. E chiosa: “Da quando amministriamo abbiamo subito tagli per 18 milioni di euro”.

Tariffazione puntuale
Federconsumatori giudica il metodo di calcolo “presuntivo”, un paradigma che considera le famiglie costantemente in casa a produrre rifiuti a discapito di chi è, invece, poco in casa durante la giornata, come famiglie di lavoratori e studenti. Inoltre mancano gli incentivi per chi fa la differenziata. Perché allora questo metodo? “Così com’è è molto più facile e più redditizio”, sostiene il presidente Bascucci che auspica una tariffazione che non sia soltanto un calcolo algebrico che incrocia la superficie dell’abitazione con il numero dei componenti, ma che tenga anche conto dell’effettiva produzione di rifiuti e che premi le buone pratiche di raccolta con delle scontistiche sulla bolletta. Nella stessa direzione viaggia il Comune: “Già dal prossimo anno vorremmo una tariffazione che incentivi maggiormente la raccolta differenziata – racconta l’assessore all’Ambiente Sara Visintin -. Stiamo ragionando su un sistema di tariffazione puntuale che tenga conto dell’indifferenziata e delle frazioni volte al recupero che abbasserebbero i costi di smaltimento. È una soluzione molto più equa che si basa sulla logica del chi inquina paga”. Dopotutto quando vennero installati i cassonetti con la chiavetta l’obiettivo era il medesimo: passare ad una tariffazione puntuale che conteggi i costi. E non mancano i risvolti ambientali: in tal modo si è più incentivati a ridurre i rifiuti favorendo una nuova cultura ecologica. Ad esempio, “nel caso di acquisti ci si preoccuperà di usare meno gli imballaggi. Prima di gettare qualcosa si cercherà di riutilizzarlo al meglio e aumenterà la percentuale di differenziata”. Rimangono invece fissi i costi per la pulizia delle strade che dovranno essere ripartiti su tutte le utenze.

Traguardi vanificati
A stabilire quale sia la tariffa giusta è Hera con il contraddittorio di Atersir, un’assemblea che raccoglie sindaci e tecnici. Il Comune di Rimini è presente con gli assessori Brasini e Visintin. Quest’ultima confessa che “nonostante il confronto sia stato piuttosto serrato siamo riusciti a coniugare due aspetti. Alla fine di ogni anno finanziario verrà fatto un calcolo dei pesi effettivamente raccolti e smaltiti, divisi in base a tipologia e costo. Grazie ad un conguaglio potremo modificare la tariffa dell’anno successivo ed andare eventualmente a ridurla. Quest’anno abbiamo ottenuto una riduzioni di 800 mila euro perché è diminuito il quantitativo dei rifiuti dal 2012 e perché è aumentata la raccolta differenziata. Contemporaneamente abbiamo contenuto il costo di altri progetti, esteso la raccolta porta a porta, presentato una campagna sulla raccolta degli oli esausti”. Solo che questa cospicua riduzione dei costi per il trattamento dei rifiuti non sarà visibile in bolletta da parte dei cittadini a causa delle maggiorazioni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come si calcola la TARES

La tassa è composta dalle seguenti voci di spesa. Si paga una quota fissa per metro quadro che va da 1,58 euro nel caso di nucleo familiare composto da un solo componente a 1,71 euro nel caso di 6 o più individui. Poi si aggiunge una quota che va da 19,42 a 82, 59 euro l’anno, sempre a seconda dei componenti. Facendo un esempio, una famiglia di 4 persone che vive in 100 mq spenderebbe 230 euro l’anno. A questi vanno ad aggiungersi il 10% di IVA, un 5% di tassa provinciale e 30 centesimi/mq di servizi indivisibili, per un totale di quasi 300 euro. Per quanto riguarda le attività commerciali, questi sono alcuni esempi per superfici di 100 mq (al netto delle sovrattasse): 1.425 euro per i supermercati; 1.183 euro per gli esercizi di ortofrutta; 634 euro per gli alberghi.

 

Da TARSU a TARES la vera batosta: le famiglie numerose sono le più colpite

Se la questione Tares è scottante nel capoluogo, per tutti gli altri comuni della provincia di Rimini è un ciclone. Infatti la stragrande maggioranza di questi fino al 2012 era ancora in regime TARSU, mentre il capoluogo era già passato alla TIA che anticipa lo stesso metodo di calcolo della TARES. Cosa significa? La tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (TARSU) fa riferimento al decreto legge n. 507 del 1993 e prevede il pagamento dell’imposta esclusivamente in base alla superficie dell’immobile senza tenere conto dell’effettiva produzione di rifiuti e del numero di componenti del nucleo famigliare. La tassa di igiene ambientale (TIA), afferente al dlg. 22/1997, incrocia invece la superficie dell’unità abitativa con i relativi residenti e divide le attività economiche in base alla propensione all’inquinamento. Passare dalla TIA alla TARES, come Rimini, non comporta stravolgimenti di tariffa per particolari soggetti: i parametri usati sono gli stessi. Le uniche differenze sono le maggiorazioni statali e la non detraibilità dell’IVA, quindi gli aumenti sono equamente distribuiti.

Tutto il contrario per chi passa da TARSU a TARES. Caso emblematico Novafeltria: “Il gettito delle famiglie aumenterà del 25-26%, ma in modo diseguale – rivela l’assessore al Bilancio Giorgio Biordi -. Le più colpite saranno quelle numerose. Una famiglia media di 4 persone arriverà a pagare anche il 50-60% in più”. A fronte della sovrattassa sui servizi indivisibili e di un piano finanziario per la raccolta dei rifiuti incrementato del 18% dal gestore Montefeltro Servizi, ne escono rincari da distribuire secondo la logica del “chi inquina paga”. Bar, ristoranti, ortofrutta e pescherie sono i più colpiti: “Per loro gli aumenti vanno dal 100 al 300% rispetto alla TARSU”. La batosta si fa più severa per le imprese che dispongono di superfici scoperte, conteggiate anch’esse nel calcolo TARES rispetto a prima. Alcune categorie economiche considerate meno inquinanti subiranno, invece, delle riduzione: le banche risparmieranno in totale circa 10 mila euro. “Per noi è da rivedere tutto. Occorre lasciare maggiore margine di manovra ai comuni nel determinare le tariffe e agevolare quelle situazioni meritevoli di tutela come le famiglie numerose e le categorie economiche in difficoltà”.