Lavorare per le tasse: uno studio sui dipendenti riminesi

pressione_fiscale__siamo_al_primo_posto_nel_mondo_8305Dopo le imprese di capitale, la Fondazione dei Dottori Commercialisti di Rimini analizza la pressione fiscale sui lavoratori dipendenti. Oltre 100 tasse, per un carico che supera il 50% del reddito. Rimini e l’Italia le più penalizzate in tutto il mondo.

di Alessandra Leardini

Mario è un impiegato che guadagna 1.300 euro al mese. La sua busta paga registra in un anno (con tredicesima e quattordicesima) un reddito lordo di 24.500 euro. Oltre la metà di questo reddito se ne va in tasse, ossia 12.579 euro, il 51,3%. Ogni mese il nostro lavoratore dipendente deve versare al fisco 1.050 euro del proprio reddito. In sostanza, 187 giorni del suo anno lavorativo vengono impiegati non per guadagnare, ma per pagare le tasse.
La situazione di Giovanni non è più rosea. Con un reddito netto mensile di 2.500 euro e una capacità di spesa annua di 31.500 euro, lascia ogni anno allo Stato e ad altri enti impositori addirittura il 55% del suo reddito, ossia 31.300 euro, vale a dire 2.600 euro ogni mese. Con questi numeri, per pagare imposte dirette e indirette gli servono ben 202 giorni del suo tempo annuo lavorativo.

Il quadro impietoso che emerge da questi due casi non è fantascienza, ma è il frutto dell’indagine statistica realizzata dalla Fondazione dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Rimini e presentata questa mattina alla sede dell’Ordine dei Commercialisti di Rimini.
L’obiettivo è quello di mettere in luce, sottolinea il presidente Giuseppe Savioli, “come il prelievo fiscale in Italia sia talmente impressionante da sfuggire al buonsenso”. In Italia come a Rimini che secondo Savioli, “è in linea con il resto del paese”. Se poi si considera che l’Italia è il paese con la pressione fiscale effettiva più alta d’Europa e che l’Europa è l’area con il prelievo più pesante in tutto il mondo, si intuisce bene quanto anche i riminesi siano penalizzati rispetto al resto del mondo.

Ma come è arrivata, la Fondazione dei Commercialisti di Rimini, a stimare i prelievi sui nostri Mario e Giovanni? Incrociando le tasse che questi due profili tipo di lavoratori dipendenti riminesi sono costretti a pagare (oltre cento!) con i loro stili di vita e le ipotesi di consumo desunte dai dati Istat. All’esame della Fondazione, non solo le imposte dirette che gravano sui lavoratori dipendenti, ma anche tutto quel marasma complesso di imposte indirette che Mario, Giovanni e ogni altro lavoratore dipendente assolvono quotidianamente, da quando si alzano fino a quando vanno a dormire. Tasse che vengono versate alle casse di Stato, Regione, Provincia e Comune di residenza, inconsapevolmente, a seconda dei consumi e degli stili di vita: dalle tasse sull’istruzione all’Iva, dalle tasse sull’auto all’accise sui carburanti (una delle imposte più gravose), fino alle utenze domestiche. Sia Mario che Giovanni hanno una moglie non fiscalmente a carico (perché con reddito superiore a 2800 euro) e un figlio che frequenta l’università. Entrambi hanno un posto fisso e percepiscono quattordici mensilità, ma se Giovanni riesce a concedersi qualche cena al ristorante e qualche vacanza con la famiglia, lo stesso non vale per Mario che ha uno stile di vita molto sobrio. Eppure più della metà del suo reddito va al fisco.

Come pensare, di fronte a questi risultati, che possano riprendere i consumi?
“E’ fuori dubbio – osserva il presidente della Fondazione dei Commercialisti di Rimini – che il blocco dei consumi percepito dalle categorie commerciali in questo periodo di crisi, ha la sua piena giustificazione in una pressione fiscale che umilia il lavoro e che rende difficilissimo destinare una porzione di stipendio a qualsivoglia acquisto che non sia di fondamentale necessità”.
Mario e Giovanni, poi, sono casi-studio relativamente fortunati, con tanto di tredicesima e quattordicesima ed un posto fisso, vantaggi non scontati in questo difficile periodo. Come sappiamo, negli ultimi anni contrassegnati dalla crisi, è aumentato il popolo dei cassaintegrati e dei disoccupati.

Parallelamente è aumentato però anche il carico della pressione fiscale generale. Sulle imprese riminesi la Fondazione conduce da anni uno studio sulle società di capitale che nell’ultimo anno ha fatto emergere come il prelievo fiscale arrivi ad incidere sul loro reddito per oltre il 100%, superando di gran lunga i guadagni. Sui lavoratori dipendenti non è ancora possibile verificare statisticamente se questo aumento è avvenuto, spiega Savioli, perché l’indagine è stata realizzata solo per il 2013. “E’ però obiettivo della Fondazione – conclude il presidente – portare avanti questo studio anche per i prossimi anni così da monitorare l’andamento del prelievo fiscale anche per i dipendenti oltre che per le imprese di capitale”.