Minori, italiani, intere famiglie: ecco i poveri riminesi

Volontari della Caritas impegnati nella distribuzione dei pacchi viveri

Famiglie “messe a dura prova”, che “hanno dovuto ricostruire i propri equilibri dopo la perdita del lavoro” o coppie immigrate che “devono trasferire i figli in patria e lasciarli ai nonni per l’impossibilità di mantenerli”. Italiane o straniere, con bimbi piccoli o costituite da anziani soli, le famiglie che nell’ultimo anno si sono rivolte ai vari centri Caritas della diocesi di Rimini, sono in aumento, come sottolinea il X Rapporto sulle Povertà della Caritas diocesana.

Sono 7.455 le persone incontrate nel 2013 nei vari centri di ascolto, 430 in più rispetto al 2012. Il 40% degli utenti vive con i familiari, 1.950 hanno minori a carico, per un totale di 3.547 bambini in stato di povertà. Problema, quest’ultimo, “sempre più grave – secondo la responsabile dell’Osservatorio, Isabella Mancino – così come delicata è la questione dei minori rimasti in patria senza genitori: circa 1.200 quelli delle famiglie incontrate in Caritas”.
Preoccupano anche le condizioni degli anziani (aumentati del 65% gli utenti tra i 65 e i 74 anni, del 56% quelli sopra i 75 anni) e di chi è costretto a dormire in strada (2.444 nel 2013, +4%). “Negli ultimi mesi – prosegue Mancino – diverse persone hanno rifiutato di dormire una settimana nei nostri alloggi, al caldo, per il timore di ‘perdere il posto’ nel proprio rifugio di fortuna”.
Il Rapporto registra, nel 2013, un calo di utenti stranieri (-3% in un anno, ma molti rientrano in partria o scelgono altre mete italiane) a fronte di un incremento degli italiani (in due anni cresciuti del 32,5%) per più della metà residenti in provincia. Aumentano gli uomini (+13,8%). “I motivi principali – prosegue la responsabile dell’Osservatorio – sono la mancanza di un’occupazione, l’assenza di reddito, quindi la difficoltà a mantenere la propria casa”.
Altri problemi riguardano le “relazioni sempre più fragili nella coppia, tra genitori e figli o con la rete parentale, con sempre maggiori episodi di violenza”, e la salute: “In aumento la richiesta di farmaci e ticket per visite mediche”.
La mancanza di reddito ha reso più difficili anche le spese alimentari: 100 in più, in un anno, le famiglie che hanno chiesto pacchi viveri, 22.025 quelli consegnati dalle Caritas riminesi a fronte dei 20.098 del 2012. Oltre 71mila i pasti serviti a 2.765 persone (cui si aggiungono i 54mila pasti della Mensa dei Frati di Rimini), molte delle quali tornate più volte. Raddoppiate in un anno le docce (8.148 per 1.140 utenti), 889 le persone ospitate per 10mila notti contro le 7.400 del 2012. “A fronte di una stabilità del numero di utenti, sono aumentate molto di più le risposte perché le persone, in condizioni di povertà sempre più estreme – conclude Mancino – hanno avuto bisogno di aiuto per tempi più lunghi”.
“I poveri non sono solo della Caritas, della Chiesa, della Papa Giovanni. Tutti, consapevoli o meno, ne siamo responsabili”, ha aggiunto la responsabile dell’Osservatorio sulle povertà della Caritas diocesana riminese, Isabella Mancino: “Con la crisi economica è diventato ancora più evidente che tutti possiamo diventare poveri. Sono povero se mi sento solo, se non posso costruirmi un futuro, se non ho occasioni di lavoro, se non sono in grado di pagare l’affitto della casa in cui abito…”. Dall’incontro con le altre realtà riminesi impegnate per i poveri è emerso, tra l’altro, che “occorrono soluzioni per la ricerca del lavoro. E il progetto del Fondo diocesano per il lavoro è un’ottima strada da percorrere”.

Alessandra Leardini