Non chiamatelo sesso debole!

Sarà per mancanza di alternative, oppure per venire incontro alle necessità familiari o per mettersi alla prova, sta di fatto che mentre le imprese con titolari maschi stanno subendo qualche battuta d’arresto (nel 2012 sono tornate sui livelli del 2010), quelle con titolari donne continuano ininterrottamente a crescere: erano poco meno di 7,5 mila nel 2007, prima della crisi, sono diventate 8,1 mila alla fine del 2012.
Dopo il grande balzo del 2010, quando l’ingresso in provincia dei comuni dell’Alta Valmarecchia fece fare un salto di quasi 500 unità, la crescita è stata più contenuta, ma prosegue senza interruzioni tanto che oggi si declina al femminile più di una impresa su cinque. Il totale delle donne imprenditrici, invece, raggiunge quasi il 30% di tutti gli imprenditori della provincia di Rimini.
Però la crisi qualche cambiamento lo ha prodotto anche nel campo delle aziende “in rosa”. Per esempio, nelle attività immobiliari (agenzie, vendita, ecc.) il calo del numero delle imprese si è sentito anche su questo versante, da più di 1.000 a circa 700. Più contenuto, ma non meno importante, il calo (164) delle imprese femminili nel manifatturiero, dove quello delle costruzioni è il settore più penalizzato. Diminuzioni in parte compensate dalla crescita della presenza imprenditoriale femminile nel turismo (alloggi e ristorazione), nel commercio, che rimane il luogo privilegiato con oltre un terzo del totale delle imprese, e in parte anche in agricoltura.
Uno sforzo, quello delle donne che diventano imprenditrici, che va elogiato, ma nello stesso tempo andrebbe sostenuto con azioni più incisive, dalla facilitazione del credito a all’uso del commercio elettronico, per finire con vere semplificazioni burocratiche, sempre promesse ma mai realizzate.

“Le donne non sono sole” 

Valeria Piccari, Presidente Comitato per l'Imprenditoria Femminile della Camera di Commercio di Rimini

Promozione e sostegno di attività al femminile e formazione mirata a facilitare le aspiranti manager nei settori oggi più propizi, come il web marketing e il commercio elettronico. Sono queste le due priorità del Comitato per l’Imprenditoria Femminile istituito presso la Camera di Commercio di Rimini. “E’ una soddisfazione vedere che la nostra provincia continua ancora ad assestarsi su numeri alti” commenta la presidente Valeria Piccari che è anche alla guida di Donna Impresa Confartigianato. “Mi hanno contattata anche dai vertici nazionali per capire cosa sta facendo Rimini per registrare un numero così significativo di imprese femminili, non solo nei servizi ma anche in settori nuovi o tradizionalmente maschili. Di certo le nostre donne stanno dimostrando di sapersi adeguare alla situazione economica attuale cogliendo la sfida”.
Piccari porta l’esempio di una signora, mamma di tre bambini piccoli, che ha attivato un e-commerce di una linea innovativa di bavaglini. O di altre due mamme, a casa in maternità, che prendendo spunto proprio dalle esigenze dei loro figli, hanno messo in piedi un’attività di moda e arredo per l’infanzia, sempre e solo on line. Ma ci sono anche esempi di donne che rientrano alla guida delle aziende dei genitori, spesso riportando un antico mestiere artigianale di nuovo alla ribalta, o che si mettono in gioco nell’attività agricola di famiglia puntando su prodotti d’eccellenza.
“Tutto questo dimostra come le donne sappiano rischiare e mettersi in gioco nell’aprire o innovare con tenacia un’attività” prosegue Valeria Piccari. E’ come se la vera differenza la facesse il capitale umano impiegato, un segreto che la presidente del Comitato conosce per prima, grazie all’esperienza della sua azienda (Adriaplast a Santarcangelo) che da sempre investe molto nella tecnologia e nella valorizzazione e attenzione dei suoi dipendenti che hanno un’età media di 33 anni e che in grandissima parte parlano straniero.

Intraprendere un’attività però non è facile. Come cercate di sostenere le donne in questa avventura?
“La Camera di Commercio di Rimini ha aperto un bando di 100 mila euro (info su www.riminieconomia.it) al quale possono partecipare sia aspiranti imprenditrici sia nuove imprese costituite dopo il 1° gennaio 2012. L’agevolazione consiste in un contributo a fondo perduto fino ad un massimo del 40% delle spese ammesse (almeno di 10mila euro), opportunamente dimostrate da fatture. Non verranno comunque liquidati contributi superiori a 8 mila euro”.

L’attenzione del Comitato per l’Imprenditoria femminile si rivolge solo alle giovani?
“Assolutamente no. Rivolgiamo molta attenzione anche alla fascia sopra i 50 anni. Molte donne di questa età oggi si trovano senza lavoro per colpa della crisi e devono essere reinserite. Per questo la formazione finalizzata all’avviamento di un’attività, viene sempre più dedicata anche a loro”.

La formazione in quali ambiti avviene?
“In ottobre abbiamo tenuto due pomeriggi di studio sull’uso dei social network, che sono stati un successo con sessanta donne partecipanti e tante richieste di continuare le nostre attività formative per il 2014 su questa linea oltre che sul tema dell’e-commerce, altro settore in espansione. Il calendario per il prossimo anno è in fase di programmazione ma il nostro obiettivo è certamente quello di offrire corsi gratuiti per tutte”.

Un’altra grande piaga oggi, non solo per le donne, è il credito. Cosa fa il Comitato su questo fronte?
“Direi che è il vero dramma di oggi. L’anno scorso abbiamo stipulato una convenzione con Eticredito per sostenere le donne che volevano avviare un’attività. E’ stato un successo. Da qui l’idea di aprire il bando di 100mila euro per le start up. Le banche saranno coinvolte anche in una nostra iniziativa già prevista per il 2014, l’Open Day Woman: faremo incontrare donne che hanno già avviato un’impresa con altre che desiderano farlo ma non sanno da dove cominciare. Faremo incontrare energie, saperi, conoscenze per far sì che esperienze concrete possano essere di esempio a donne oggi scoraggiate. Non vuole essere un ufficio di collocamento ma un appoggio. E inviteremo banche e istituzioni per far conoscere meglio la nostra imprenditoria femminile. Che va sostenuta a dovere”.

Ad esempio, in che modo, parlando del Pubblico?
“La donna non dovrebbe scegliere tra la maternità e il lavoro e invece, spesso, ciò accade. Ma così come noi facciamo la nostra parte, anche le amministrazioni dovrebbero sostenere le donne che lavorano e intraprendono abbassando i costi dei servizi, a cominciare dagli asili nido, e calibrando i tempi delle città più sulle esigenze delle lavoratrici madri”.

Alessandra Leardini