Inquinamento e polveri sottili, livelli preoccupanti nel riminese

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Per tre riminesi su quattro l’automobile è il mezzo principale per andare al lavoro, anche quando la distanza casa-ufficio è nel raggio di pochi chilometri. Solo il 2% usa il bus, l’1% il treno In Europa i trasporti arrivano ad incidere per il 25% sulle emissioni inquinanti. Anche in provincia di Rimini, con il tempo, sono diventati più efficienti in termini energetici, ma per il 96% del loro fabbisogno continuano a dipendere dal petrolio. Intanto aumentano le morti premature causate da polveri sottili…

Di Primo Silvestri e Mirco Paganelli

Secondo l’ultimo rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA), nel 2010, le morti premature causate dall’inquinamento atmosferico sono state, in tutto il mondo, più di un milione e mezzo, di cui 400 mila solo in Europa. Morti premature che diventeranno, a livello di tutto il pianeta, 3,5 milioni nel 2050, se non ci saranno mutamenti. Ciò avviene nonostante la riduzione, almeno in Europa, a partire dal 1990, di tutte le emissioni in atmosfera, pur se con intensità diversa. Ovviamente non è ancora sufficiente se per il 2030 sono attese altre 300 mila morti premature, causate soprattutto dalle polveri sottili (PM10 e PM 2,5).
In Europa i trasporti arrivano ad incidere per il 25% sulle emissioni da gas serra (i gas che alimentano il riscaldamento del pianeta Terra). Emissioni, quelle dei trasporti, che secondo i piani dell’Europa devono essere ridotte del 60 per cento entro il 2050. Obiettivo minimo per contenere l’aumento della temperatura sotto di 2 gradi.
I trasporti sono diventati più efficienti in termini di consumi energetici, ma continuano a dipendere dal petrolio, un combustibile fossile tra i più inquinanti, per il 96 per cento del loro fabbisogno di energia. Ridurre le emissioni vuol dire che le nuove auto, per poter circolare, non potranno superare, a partire dal 2020, 95 grammi per chilometro di CO2, che diventano 147 gr/km per i veicoli commerciali (furgoni cargo).
Ma non ci sono solo le emissioni a fare male. Perché non fanno bene nemmeno le congestioni da traffico (le file che vediamo tutti i giorni nelle città) che costano all’Europa l’1 per cento del Pil. Tradotto: la gestione della mobilità è un tema importante, per la nostra salute e per non perdere troppo tempo in strada. Ancora di più in una località turistica, dove si viene per rigenerarsi, non certo per ammalarsi. Dal 1991 al 2011 (ultimo dato disponibile), in provincia di Rimini, gli spostamenti pendolari dei residenti sono aumentati del 24 per cento, il doppio della crescita dei residenti. Però ad aumentare di più, tre volte quelli per ragioni di studio, sono gli spostamenti per motivi di lavoro, che rappresentano oltre i due terzi del totale. L’irregolarità e lo spezzettamento degli orari di lavoro potrebbero essere tra le cause.
Il grosso degli spostamenti provinciali avviene all’interno del comune di residenza, ma la seconda componente – che poi è quella che cresce di più – è costituita dal pendolarismo tra comuni della stessa provincia. Notevole sia quasi triplicato il flusso verso la Repubblica di San Marino. In massima parte sono frontalieri che varcano, tutti i giorni, il confine per andare a lavorare in aziende sul Titano.

Non è meno interessante scoprire con quali mezzi le persone si recano al lavoro oppure a scuola: quasi due spostamenti su tre nel 2011 avvengono in auto (erano poco più della metà nel 1991). Più distanziato è l’utilizzo del bus (8,5%) e della bicicletta (8,4% e più del doppio della media nazionale) mentre il 9,6% si sposta a piedi. L’uso del treno è marginale (2,8%) ma questo è comprensibile se non esistono buoni collegamenti. Sono gli studenti a prenderlo di più: il 7 per cento. Per loro sarà confortevole sapere che, nella prima metà 2015, il 90 per cento circa dei treni regionali della linea Rimini-Bologna hanno viaggiato in orario, al massimo con un ritardo di cinque minuti.
Bisogna però aggiungere che se separiamo gli spostamenti per lavoro dal resto, l’uso dell’auto privata sale al 73 per cento, mentre scende all’1 per cento il treno e al 2 per cento il bus. Dunque per tre persone su quattro l’auto è il mezzo principale per andare al lavoro, anche quando la distanza casa-lavoro è nel raggio di pochi chilometri.
Come conferma un’indagine realizzata qualche anno fa (2011) nell’area industriale di Cattolica-San Giovanni dove sono stati intervistati oltre ottocento lavoratori/trici, nonostante il 46 per cento non percorra più di 5 chilometri per coprire la distanza casa-lavoro, il 95 per cento utilizza l’auto, il 12 per cento la moto e il 10 per cento la bici, soprattutto d’estate. Solo l’uno per cento prende il bus (che all’epoca non passava dentro l’area, poi qualcosa è migliorato, con alcune linee che hanno cominciato ad entrare dentro, in coincidenza con l’entrata e l’uscita dal lavoro). Tra le ragioni addotte per scegliere l’auto: il 49 per cento per avere maggiore libertà di movimento, ma un buon 43 per cento lo fa per mancanza di alternative.  
Su questo problema, che probabilmente non riguarda solo San Giovanni in Marignano, sarebbe opportuno che i responsabili della mobilità dei Comuni e della Provincia lavorassero, se si vuole ridurre l’uso di mezzi privati, quindi l’inquinamento di cui sono responsabili.

QUEI VELENI NELL’ATMOSFERA

Di troppe auto si può anche morire, e la provincia di Rimini presenta valori preoccupanti relativi allo sforamento di tre indicatori che comportano rischi per la salute: il PM10, il biossido di azoto e l’ozono. I primi due sono generati dal traffico, dal riscaldamento e da tutte le attività antropiche, per cui ha origine alla scala locale. Il terzo dipende invece da fattori globali, dalle variazioni nell’atmosfera di altri inquinanti precursori ed è di difficile gestione, come ci spiega Marco Zamagni, responsabile di Arpa Rimini per il monitoraggio sulla qualità dell’aria. “L’ozono è un inquinante di vasta scala e presenta criticità soprattutto nelle zone collinari della provincia. Come il PM10, una volta che questi inquinanti si sono formati, coprono ampie zone. Il biossido di azoto dipende invece prettamente dal traffico veicolare, per questo risulta molto elevato in città. Il suo parametro sta rientrando, anche se negli ultimi cinque anni continua ad oscillare attorno al valore limite consentito, per cui il suo rispetto non è ancora garantito”.
Le polveri sottili su Rimini, dopo il picco del 2012, sembrano calare, ma solo nella quantità annua. Il problema sta nei picchi giornalieri: ci sono ancora troppe giornate in cui viene sforato il limite consentito dalla legge e che negli ultimi anni hanno portato le amministrazioni comunali ad adottare la regola delle “targhe alterne” per provare a ridurre il volume di auto. “Anche le regioni circostanti contribuiscono a determinare le concentrazioni inquinanti di fondo della Pianura Padana e la provincia di Rimini segue lo stesso andamento della regione: tutto il bacino adriatico ha caratteristiche analoghe. Rispetto alle provincie più interne, il mare può rappresentare un elemento favorevole grazie al regime di brezze e alla ventilazione che favoriscono un rimescolamento degli inquinanti. Però ciò non è sempre detto”. In sintesi, “Rimini presenta diverse criticità in fatto di qualità dell’aria al pari di altri territori”. Il fatto di non essere i soli è una magra consolazione.
I rischi per la salute riguardano soprattutto le fasce più deboli della popolazione: bambini e anziani. Le polveri sottili non vengono filtrate dall’apparato respiratorio e la a superficie di queste particelle viene assorbita dai polmoni. L’ozono invece ha un’azione irritante nei confronti delle vie respiratorie e le danneggia. Ecco perché laddove i valori sono elevati è sconsigliata l’attività fisica all’aperto. Per non dovere arrivare a questo punto, la soluzione è sempre la stessa: go green, darci dentro col “verde”.