Quale alternativa al conto corrente? I consigli delle banche riminesi

gestione risparmioPrendiamo una famiglia con due figli appena iscritti all’università, 20 mila euro di risparmi e una media propensione al rischio. Dove investire nel 2015? Lo abbiamo chiesto ai consulenti di tre banche riminesi

di Domenico Chiericozzi

A inizio anno è d’obbligo fare il punto della situazione sullo stato di salute del proprio risparmio. Una sorta di tagliando. Questioni importanti in cui è di fondamentale importanza il supporto e un dialogo alla pari con il proprio intermediario finanziario che ha un duplice ruolo: informare e assistere nel tempo i propri clienti. A maggior ragione da quando i tassi di interesse sono a zero e per guadagnare qualche punto percentuale senza correre eccessivi rischi, serve un approccio estremamente professionale.
Che cosa fare quindi con i propri risparmi in alternativa al conto corrente o altre attività a breve termine?

Con questo primo articolo TRE si propone di coinvolgere periodicamente le banche ed i loro esperti per capire quali strategie e quali consigli essi offrono una volta definito il profilo di rischio di chi investe. Un argomento verso il quale registriamo un forte interesse da parte dei risparmiatori, anche per effetto del tramonto dell’investimento-rifugio per eccellenza, quello “nel mattone”.
Abbiamo quindi rivolto alcune domande “preliminari” agli istituti di credito locali, alle banche cioè che hanno sede legale sul territorio con consigli di amministrazione “nostrani”, con l’obiettivo di approfondire ulteriormente i vari argomenti: Cassa di Risparmio di Rimini, Banca Popolare Valconca (che però in questa prima occasione non hanno fornito le risposte), Banca di Rimini, Banca Malatestiana e Banca Valmarecchia. La cifra complessivamente investita non è irrilevante. Parliamo di 880 milioni di euro complessivi usciti dai conti correnti dei rispettivi proprietari di queste tre banche, che sono poi confluiti nei vari strumenti finanziari.

UNO SGUARDO GENERALE

Vediamo quali sono stati nel 2014 gli strumenti maggiormente collocati, e con quale proporzione, tra risparmio gestito (affidato a società esterne specializzate, interne o esterne alla banca) e amministrato (servizio di deposito titoli).
Per Banca di Rimini, la raccolta totale è di 775 milioni di euro. Quella indiretta ammonta a 160 milioni di cui 66 in risparmio gestito.
In Banca Malatestiana sono oltre 600 milioni di euro le masse gestite. L’istituto nato nel 2002 dalla fusione di altre banche di credito cooperativo locali, al primo posto tra i prodotti “preferiti” cita quelli di liquidità (conti deposito). Seguono risparmio gestito, strumenti obbligazionari e polizze assicurative legate a gestioni separate, con una proporzione opposta alla precedente: 80% in depositi amministrati e 20% in risparmio gestito.
I prestiti obbligazionari tornano al primo posto (39% della raccolta) per la BCC Valmarecchia che vanta investimenti dei clienti per circa 125 milioni di euro; seguono i fondi comuni (22,5%), polizze assicurative e fondi pensione (7,9%) e le gestioni patrimoniali mobiliari (1,5%). Unica realtà, tra le intervistate, che mostra dati più bilanciati tra risparmio gestito e amministrato: 32% contro il 68% del “fai da te” della banca.

INVESTIMENTI, IL SUPPORTO AI CLIENTI

Il secondo tema che abbiamo posto alle banche, è solo apparentemente teorico: “come” i clienti possono costruire i loro investimenti e in che modo e con chi il cliente ne condivide le decisioni.
Negli ultimi anni, il livello di discrezionalità degli intermediari si è ampiamente ridotto e le normative impongono regole ferree per misurare la “propensione al rischio” del cliente.
Banca di Rimini dichiara di avere consulenti dedicati in ogni filiale. La prassi – dicono dalla sede di via Garibaldi – prevede che i clienti siano “intervistati” e che sulla base di quanto emerge si proceda a sottoscrivere “strumenti diversificati pertinenti”.
Anche Banca Malatestiana conferma la medesima impostazione. Le informazioni sul profilo di rischio e gli obiettivi di investimento sono raccolti su un questionario che è sottoscritto dal cliente stesso. Una sintesi delle due posizioni è espressa anche da banca Valmarecchia.

UN ESEMPIO CONCRETO

Vediamo come se la sono cavata le banche su un caso concreto. Una famiglia, marito moglie e due figli appena iscritti all’università. Hanno a disposizione 20 mila euro di risparmio e una quota di nuovo risparmio pari a 300 euro al mese. Imprevisti a parte, tali somme non dovrebbero servire per i prossimi 24-36 mesi. La propensione al rischio è media. Cosa fare nel 2015?

Per Banca di Rimini, “due – tre anni sono un orizzonte temporale troppo breve per una pianificazione adeguata per la somma” indicata. Il modo “migliore” sarebbe uno strumento monetario, anche per accumulare il nuovo risparmio, o “meglio ancora” depositi bancari diretti (conti deposito-depositi a risparmio).
Eppure il cliente dichiara di essere disposto a cavalcare un po’ di rischio… Una certa quota di investimento azionario, magari con un piano di accumulo, appare adeguato.
E’ questa la proposta, ad esempio, di Banca Malatestiana che “alla luce dell’attuale andamento dei tassi e delle previsioni di evoluzione degli stessi” opta come Banca di Rimini ad “adottare soluzioni a tasso variabile, meglio ancora se ancorate all’inflazione e a tasso fisso con scadenze molto corte, per attenuare quello che è il potenziale rischio tasso”. Sono possibili – spiega la banca con sede a Palazzo Ghetti – anche logiche di flessibilità gestita, con attività azionarie che non superino il 15-20% del capitale investito. Occorre naturalmente prestare molta attenzione – avverte la banca – all’impegno economico generato dall’attività di studio dei figli.
Va decisamente “oltre” Banca Valmarecchia che preferisce un fondo comune bilanciato in un’unica soluzione che, secondo la tipologia in base alla classificazione Assogestioni, può arrivare a investire in azioni da un minimo del dieci ad un massimo del 90%.

IL TEMA PIU’ SPINOSO

Le questioni si complicano quando si chiede di elaborare portafogli d’investimento sulla base di previsioni.
Forte degli 800 fondi collocati in 15 società, Banca di Rimini precisa che “non esiste un prodotto più consigliabile di altri” e che solo “miscele diverse” possono offrire risposte “giuste”. Quello che consigliano, dicono, è una corretta pianificazione e una diversificazione su mercati globali che possono contenere le oscillazioni del controvalore del proprio risparmio (volatilità). Banca Valmarecchia, su questo, non si esprime mentre Banca Malatestiana riferisce dettagliatamente le proprie strategie. “La banca propone strumenti di risparmio gestito che possano essere difensivi nei confronti di un potenziale aumento dei tassi, utilizzando anche prodotti legati all’inflazione. Ai clienti con profili di rischio più elevato ed obiettivi di crescita del capitale, sono proposti strumenti di risparmio gestito obbligazionari a tasso fisso con elevata diversificazione (investimenti in obbligazioni corporate e governative) con un obiettivo di rendimento superiore a quello offerto dai titoli di stato a tasso fisso di almeno 1 – 1,5 punti percentuali. Un’ulteriore opportunità – prosegue Banca Malatestiana – è data dalla definizione di un’asset allocation ben strutturata, composta da strumenti obbligazionari e piccole percentuali di azionario. Per il cliente che desidera garanzie sul capitale investito, proponiamo polizze assicurative finanziarie a gestione separata, con tasso minimo garantito e durata dai cinque ai dieci anni. Fra i fondi collocati riportiamo il migliore ed il peggiore: +9,00% fondo flessibile con esposizione ma 70% in azioni e un +0,02 fondo monetario (dati al 10/12/2014)”.

ECONOMIA E FINAZA RIMANGONO TEMI OSTICI

In conclusione, abbiamo chiesto alle banche locali quali iniziative siano state intraprese per andare incontro alle esigenze della clientela che deve comunque essere opportunamente informata e, più generale, quali iniziative sono nate per migliorare il rapporto banca-cliente nella gestione del risparmio.
Banca di Rimini cita il ciclo di incontri nelle scuole con l’iniziativa “Sbankiamo” e quelli non commerciali con i clienti in collaborazione con professionisti esterni.
Banca Malatestiana pone “l’educazione finanziaria come parte integrante della consulenza fornita a tutti i clienti con servizi di consulenza specialistica quando le esigenze d’investimento sono “particolarmente complesse”. La BCC Valmarecchia parla, invece, di un “rapporto personalizzato con ciascun investitore” senza porre in evidenza alcuna particolare iniziativa.

In conclusione, non rimane che ribadire un principio: anche quando si parla di risparmio e investimenti serve un linguaggio semplice, facilmente comprensibile e tanta trasparenza.