Quello che le donne non trovano

Essere donna a Rimini e cercare un lavoro è molto diverso che vivere la stessa condizione a Bologna, Ravenna o Modena. La ragione è piuttosto semplice e preoccupante nello stesso tempo: in provincia di Rimini (dati 2011) lavorano poco più di 54 donne su 100, quando nelle altre città citate si oscilla tra 62 e 64 e la media regionale è 61.

A Rimini, dunque, le donne hanno meno opportunità di trovare un impiego. Certo c’è il turismo, dove le donne avviate sono la maggioranza, ma si tratta di un lavoro stagionale, per definizione breve e dove in pratica non esiste nessuna possibilità di carriera. A pesare è poi la crisi che ha colpito tutti ma in modo particolare le donne che a Rimini dal 2010 perdono, in valore assoluto, 2 mila posti di lavoro (da 58 a 56mila nonostante l’ingresso in provincia dei comuni dell’Alta Valmarecchia) su un totale di 134 mila addetti. E’ andata relativamente meglio agli uomini, tanto è vero che la distanza tra i due tassi di occupazione (quante persone lavorano per ogni cento che lo cercano) è tornata ad allargarsi da 17,5 a 21,5 punti percentuali.

La crisi ha certamente aggravato la condizione occupazionale delle donne in provincia di Rimini, ma  il differenziale di opportunità rispetto al resto dell’Emilia Romagna  preesisteva: era infatti di cinque punti la distanza tra i due tassi di occupazione nel 2005, la crisi è sopraggiunta nel 2008, si è avvicinata a sette punti nel 2011. Questo vuol dire che c’è qualcosa che non va, nella capacità di creare posti di lavoro, nella struttura economica del territorio, indipendentemente dai cicli dell’economia, che solo aggravano la situazione.

Ciononostante, le donne il lavoro non hanno smesso di cercarlo, anche perché in tante famiglie è stato messo in discussione quello principale. Così il loro tasso di disoccupazione (persone che cercano lavoro ogni cento), a partire dal 2008 e fino al 2011, è raddoppiato passando dal 6,3 al 12,1%, il doppio del dato regionale e superiore perfino a quello nazionale, del 9,6. Ancora più drammatica la situazione delle giovani donne riminesi con meno di  25 anni, che si ritrovano con un tasso di disoccupazione del 30%. A conferma dell’impegno a cercare lavoro da parte delle donne c’è anche il dato degli iscritti nelle liste di disponibilità dei Centri per l’impiego di questa provincia, dove su un totale di circa 8 mila solo per i primi nove mesi del 2012, più della metà sono donne.

L’occupazione femminile in provincia aumenta fino all’età di 44 anni, poi comincia a scendere, con un ritiro precoce dal mercato del lavoro come avviene nel resto d’Italia,  in corrispondenza della crescita dei figli. Anzi, maggiore è il numero dei figli e prima avviene l’abbandono. Questo non avviene, almeno non nella stessa misura, negli altri paesi europei, segno di servizi per l’infanzia e scolastici migliori, ma anche di una flessibilità del lavoro (per esempio negli orari) non penalizzante in termini salariali e di carriera.