Rapporto Economico: “Una ripresa è possibile”

In primo piano, Manlio Maggioli, presidente della Camera di Commercio di Rimini, e Massimo Pasquinelli, Presidente Fondazione Carim, alla presentazione del Rapporto dell'economia della provincia di Rimini 2013-2014

Il Rapporto Economico della provincia di Rimini per il 2013-2014, presentato il 31 marzo alla sede del Campus Universitario riminese, presenta numeri ancora critici per il lavoro, le imprese e l’accesso al credito. Ma dodici imprese mostrano che è possibile combattere la crisi con tre armi “segrete”

di Alessandra Leardini

La pasta made in Rimini che sbarca a Singapore, le vernici ecologiche di Viserba che conquistano i grattacieli di Dubai, la noce di Romagna che traina la crescita dell’azienda leader delle arachidi “globali”, l’agenzia viaggi e i motori elettrici che da una realtà provinciale come quella riminese, sfidano a testa alta le multinazionali mondiali. Come TRE sottolinea da tempo andando a visitare le imprese più competitive del territorio, c’è una Rimini che ha saputo andare oltre la crisi, pur guardandola da vicino. Una fetta di economia che è cresciuta anche nell’ultimo anno, contrassegnato, secondo i dati del Rapporto Economico della provincia di Rimini 2013-2014, da una congiuntura ancora molto negativa. Su questi segnali di speranza sono stati accesi i riflettori dell’appuntamento annuale organizzato per la presentazione del Rapporto, per dimostrare che una ripresa è possibile, anche di fronte a numeri per certi versi drammatici, per il lavoro, le imprese e l’accesso al credito.

Da destra, Alessandro Annibali (New Factor), Fabrizio Moretti (Colorificio MP), Dennis Cecchetti (Canuti Tradizione Italiana)

All’estero per crescere

La capacità di approcciare nuovi mercati esteri è, in un momento in cui la crisi sembra risparmiare solo le aziende che esportano a fronte di un crollo del marcato italiano, l’arma scaccia-crisi più impegnativa. Non tutte le imprese, infatti – pensiamo a quelle più piccole – riescono a permettersi al proprio interno una struttura specializzata nell’export management.
Il Colorificio MP, nato nel 1972 a Viserba, poco più di venti dipendenti, un fatturato di 5 milioni di euro di cui il 15% estero, è un’azienda che guarda oltre confine da più di dieci anni. Se non lo avesse fatto, oggi – considerando la crisi dell’edilizia in Italia – forse sarebbe costretta a raccontare tutta un’altra storia. Dal 2008 ha assunto un export manager che nel 2011 è stato affiancato da un giovane neolaureato grazie all’iniziativa “Temporary Export Manager” della Camera di Commercio (oggi a tempo indeterminato). “L’introduzione di questo giovane – spiega il direttore Fabrizio Moretti – è servita ad avvicinare e gestire tutti i mercati asiatici dove oggi siamo presenti oltre all’Europa e alla Russia: Nordafrica, Paesi Arbi, Cina, India e Singapore”. Merito di un prodotto che costa fino al 100% in più dei prodotti locali di queste frontiere, ma che sa distinguersi per la qualità e il design del made in Italy.
Anche Celli Spa, leader da quarant’anni negli impianti di spillatura di birra e bevande, ha puntato sull’export in tempi non sospetti. Presente in novanta paesi, negli ultimi due anni ha perso il 17% sui mercati nazionali guadagnando un 20% su quelli esteri. Continuo investimento e interesse a quanto accade fuori, sono le parole d’ordine secondo il titolare, Goffredo Celli.
La stessa formula è seguita su altro fronte, quello della pasta made in Rimini dall’azienda Canuti che dopo più di un decennio trascorso a conquistare i palati esteri, pochi giorni fa ha inviato la sua prima fornitura a Singapore. Il segreto? “Artigianalità del prodotto, fedeltà alle ricette tradizionali, investimenti continui in apparecchiature e certificazioni di qualità” spiega Dennis Cecchetti.
Non è invece l’export ad aver trainato la crescita di New Factor, l’azienda di Cerasolo, che può vantare un fatturato di 30 milioni di euro con un aumento del 7% nel 2013. “I nostri prodotti, arachidi e pistacchi, sono sempre arrivati dall’estero. La svolta c’è stata quando abbiamo iniziato a puntare su un prodotto tutto italiano come la noce di Romagna, un esempio di eccellenza perfettamente in grado di competere con la noce della California”. New Factor ha preso per la gola anche i cinesi. “Ma sono i clienti più esigenti che abbiamo mai incontrato. La Cina è il primo paese al mondo produttore e consumatore di arachidi. Compra da noi perché vuole regalare ai suoi consumatori un sogno: che quel prodotto è il migliore”. Per un prodotto d’alta qualità ci vuole però anche una forza lavoro altamente specializzata. Solo nel 2013 New Factor ha aumentato di 300mila euro le spese per il personale.

Da destra, Manuel Mandelli (Yalla Yalla), Alberto Grossi (Umpi R&D) e Paolo Donati (ES Italia)

L’Innovazione che fa la differenza

Se i motori elettrici firmati Lucchi hanno sempre guardato avanti, fino ad andare, in alcune circostanze, anche troppo veloci rispetto ai tempi, gli integratori di ES Italia si sono guadagnati la stima di realtà sportive professionistiche come la Juventus e la squadra italiana di Calcio che per i prossimi mondiali in Brasile porterà con sé una scorta dei prodotti realizzati da quest’azienda riccionese. “La ricerca scientifica conta moltissimo” spiega Paolo Donati, chimico e amministratore unico di questa società di soli cinque addetti.
Dai prodotti per sportivi al risparmio energetico è l’intuizione a farla da padrone. Umpi R&D, figlia riminese della cattolichina Umpi Elettronica, ha saputo individuare un problema (la presenza in Italia di edifici molto vecchi ad alto dispendio energetico) e creare una soluzione in grado di raggiungere l’obiettivo (diminuzione dei costi in bolletta) con la minima fatica per la clientela. Il segreto, illustrato dal presidente Alberto Grossi, sta nell’utilizzare un’infrastruttura elettrica già esistente, per installare una rete di sensori in grado di misurare il consumo energetico.
Completamente diverso è il settore di Yalla Yalla, agenzia di viaggi riminese che opera esclusivamente on line trovandosi a competere con multinazionali. “Nei primi tre anni – spiega il fondatore, Manuel Mandelli – abbiamo raggiunto i 30 milioni di fatturato. I volumi ci sono anche in Italia, ma bisogna saperli prendere”. La scalata prosegue fino a superare i confini italiani: da poco è stato aperto, infatti, un nuovo ufficio in Spagna dove operano cinque persone.

Da destra, Renata saragoni (Teddy Spa), Sabrina Vescovi (Eurocom Telecomunicazioni) e paolo Terenzi (Cereria Terenzi)

Coccolare i dipendenti conviene!

Si chiama facilitatore, ma di fatto è un maggiordomo aziendale la figura professionale escogitata da alcune imprese del territorio per venire incontro alle esigenze quotidiane dei dipendenti. Sia SGR Servizi che la riccionese Eurocom Telecomunicazioni hanno introdotto in azienda una persona che, prenotata a turno, si occupa di alcune incombenze che gli altri dipendenti non riescono a fare nelle ore d’ufficio. Pagare un bollettino alle poste, ritirare un’impegnativa o un certificato dal medico, prenotare una visita al Cup, fino ad andare a prendere a scuola, a turno, i figli dei colleghi. Basta organizzare in azienda un calendario che permetta ai lavoratori di “prenotare” il “maggiordomo aziendale”. Sabrina Vescovi, titolare di Eurocom, manager e mamma, nel 2008 ha portato il progetto al Dipartimento della famiglia della presidenza del Consiglio dei Ministri. Il progetto è partito ancor prima che fosse erogato da Roma un finanziamento di 240mila euro. E oggi prosegue sebbene siano scaduti i finanziamenti statali. “Impieghiamo in totale 70 persone, prevalentemente giovani. Sono per lo più laureati molto preparati: per noi era indispensabile tenerceli stretti, anche perché impieghiamo oltre 24 mesi per formare i nostri ingegneri”. L’attenzione ai dipendenti, anche attraverso questo curioso progetto di conciliazione, ha permesso – spiega Vescovi – di ridurre l’assenteismo e di incrementare produttività ed efficienza diminuendo lo stress”.
Anche all’interno della Cereria Terenzi l’azienda è sempre stata concepita come una grande famiglia. Questa impresa di San Giovanni in Marignano ha anche tentato di aprire un asilo aziendale. “Non ci siamo riusciti per intoppi burocratici – racconta Paolo Terenzi – ma le nostre dipendenti, per lo più mamme, possono uscire se hanno delle incombenze familiari”. Non è un caso, dunque se, come spiega Terenzi, oggi in questa azienda di seconda generazione, che ha vinto diversi riconoscimenti per la responsabilità sociale d’impresa, lavorano molte figlie di signore che sono state impiegate in passato dal padre dell’attuale titolare, Evelino. “Se i nostri prodotti sono più belli rispetto alla concorrenza è perché chi li fa è più felice”.
Stessa filosofia per Teddy Spa che con duemila dipendenti, porta avanti il “sogno” del suo fondatore Vittorio Tadei. “Sentirmi amministratore e non padrone della Teddy – ha affermato nel 2011, in una festa al Palacongressi di Rimini con tutti i dipendenti per festeggiare i cinquant’anni di carriera – mi ha regalato la forza di cui avevo bisogno per affrontare il business. Un padrone ragiona soltanto per il proprio tornaconto, fa scelte di tipo speculativo, chiude senza preoccuparsi delle persone. Un amministratore, invece, deve rendere conto al suo socio di maggioranza quindi non tratta le persone come numeri, ma cerca di far crescere l’azienda nell’ interesse del bene di tutti”. Il sogno di Tadei era di costruire un’azienda globale, e ci è riuscito considerando i seicento negozi del Gruppo oggi operativi in tutto il mondo. Ma il suo sogno andava anche oltre, come sottolinea la dirigente Renata Saragoni: “Vittorio desiderava che giovani e meno giovani potessero dare un senso alla propria vita attraverso il lavoro, che ogni cinque persone impiegate, una avesse bisogni ‘speciali’, che ogni lavoratore potesse sentirsi molto più che dipendente: imprenditore di se stesso, così da avere il coraggio di contribuire con delle idee e progetti alla crescita dell’azienda”. Da tre anni l’azienda riminese leader nell’abbigliamento, ha aperto anche una scuola all’interno della sua sede, per diffondere gli stessi valori che hanno fatto grande questa attività.