Rimini capitale dei contratti a termine

SIGEP_2012_Gelato_GRP6031In provincia di Rimini, complice il turismo, c’è il numero di contratti a tempo indeterminato più basso della regione. Maglia nera anche per il tasso di occupazione mentre scarseggiano, tra i dipendenti, dirigenti e laureati

Prendete le persone che hanno lavorato alle dipendenze di qualche impresa (escluso i dipendenti di aziende agricole) da cui risulti almeno un versamento contributivo Inps: in provincia di Rimini, nel 2013, sono state 100.109, oltre 4 mila in meno rispetto al 2012. Questo è già un problema, grave, ma non è quello su cui vorremmo soffermare l’attenzione.
C’è una seconda questione che merita di essere sottolineata e riguarda l’esiguità, per i maschi come per le femmine, dei contratti di lavoro a tempo indeterminato: sono 65 ogni cento dipendenti per gli uomini contro una media regionale di 81 (che sale a 84 per le province emiliane); 54 ogni cento dipendenti per le donne, a fronte di un 76 regionale, con le solite punte emiliane che arrivano a 81.
E’ l’altra faccia della stagionalità, condizione lavorativa che a Rimini è presente soprattutto nel turismo e coinvolge 20 lavoratori dipendenti su cento, contro i 4 della media regionale. E sempre nel turismo si registra un solo contratto di lavoro a tempo indeterminato ogni cento, contro i 23 dell’industria e i 29 del commercio (Excelsior 2014).

Qui non c’entra nessun articolo di nessuno statuto: lavorare per pochi mesi non favorisce la professionalità e nemmeno consente di percepire un reddito sufficiente. Se l’offerta di lavoro stagionale è un “di più”, allora va bene perché allarga le opportunità. Ma se diventa, come accade, e non da oggi, un sostituto minore alla mancanza di un lavoro più stabile, allora questo modello è da rivedere. La minore diffusione, a Rimini, di contratti a tempo indeterminato si somma ad un tasso di occupazione più basso, in particolare per le donne (nove punti percentuali in meno della media regionale), e ad un tasso di disoccupazione più alto (due punti sopra il dato regionale). Il risultato, combinato, per chi cerca lavoro in provincia, sono minori opportunità rispetto al resto dell’Emilia Romagna.

La conferma arriva anche dalla distribuzione dei lavoratori dipendenti per qualifica, nello specifico quelle medio-alte. Solo l’1,3% dei dipendenti usufruiscono di un contratto come quadri a Rimini contro il 4,4% di Bologna e il 3% di Modena, che coincide con la media regionale.
Passando invece alla figura di dirigente, questa, sempre ogni cento dipendenti, è appannaggio di uno 0,2 a Rimini, 1,1 a Bologna e 1 a Parma, quando la media regionale è dello 0,8%.
In altri termini, mentre a Rimini le imprese assumono un dirigente ogni 394 dipendenti, in Emilia Romagna ce n’è uno ogni 121. Cioè sono tre volte più numerosi. Lo stesso squilibrio esiste per la domanda di personale laureato. Un dato che dovrebbe sollecitare qualche riflessione e magari essere da stimolo per azioni di compensazione.