Rimini, il Piano Strategico parte dal lungomare

Il rendering di quello che sarà il nuovo lungomare di Rimini

Il rendering di quello che sarà il nuovo lungomare di Rimini

Quali frutti sta dando il lavoro nato cinque anni fa con la costituzione del Piano Strategico di Rimini? I cantieri e i progetti e il nuovo volto di città che ne deriverà. Intervista a Maurizio Ermeti, Presidente del Forum Rimini Venture

di Mauro Bianchi

Giugno 2010: dopo l’approvazione unanime del documento finale si avvia ufficialmente la prima fase di attuazione del Piano Strategico (PS), ossia lo strumento chiamato a tracciare una pianificazione strategica e partecipata per la città di Rimini ed il suo territorio. Un processo di programmazione basato sulla discussione e l’ascolto. A distanza di quasi cinque anni, qual è il bilancio? Quali gli obiettivi e le prospettive di sviluppo? Quali i cantieri inseriti in questo progetto?Lo chiediamo a Maurizio Ermeti, presidente del Forum per il Piano Strategico.
“La prima volta che abbiamo presentato il Piano Strategico in consiglio comunale, nel giugno 2010 – ricorda Ermeti – ottenemmo un consenso unanime: era un fatto storico, si proponeva alla politica un modello che poi essa ha adottato. La nuova amministrazione ha raccolto pienamente il lavoro prodotto, dandogli continuità e reinterpretandolo in chiave progettuale-operativa. E’ importante che ci sia una continuità sul progetto di idea di città. E’ altresì importante che la politica abbia la capacità di tradurre dei progetti in realtà, con gli strumenti che ha a disposizione.
Nessuno prevarica sul proprio livello. L’idea non è più di qualcuno in particolare. Ad esempio, il caso della ristrutturazione del sistema fognario è significativo proprio per il fatto che si è trattato di un progetto per il bene comune della città. Dal 2013 ad oggi l’ attività preponderante è stato passare dai progetti alle realizzazioni. Riguardo a ciò, lo scopo dell‘Agenzia del Piano Strategico non è quello di fare in proprio le cose ma di dare attuazione a quanto stabilito dal Forum e di accompagnare attori pubblici e privati affinché assieme si facciano carico della realizzazione di quei progetti”.

Può farci un altro esempio di progetto condiviso partito dal Piano?
“L’incubatore turistico Rimini Tourism Innovation Square. Mancava a Rimini un luogo deputato ad accogliere tutto ciò che ha a che fare con l’innovazione e la formazione turistica nonché un incubatore di impresa dedicato a questo settore. Avevamo individuato nella Fondazione Carim il soggetto che poteva supportare il partner industriale, ovvero l’incubatore M31, con sede a Padova e a Santa Clara nella Silicon Valley. M31 ha un fatturato complessivo di 17 milioni di euro, 120 collaboratori, 20 domande di brevetto internazionali, più di 70 paesi coperti commercialmente. E siamo riusciti a portarlo a Rimini. Siamo partiti a gennaio, dopo aver scommesso su questi due soggetti (uno per la competenza l’altro perché ha gli spazi e le risorse). Abbiamo poi agganciato un progetto regionale che finanziava in parte queste cose, abbiamo costruito il trio, presentato il progetto, ottenuto le risorse della Regione, classificandoci tra le città in Emilia Romagna con i progetti migliori, e alla fine siamo riusciti a metterla in campo una cosa che sembrava difficilissima da avviare”.

Quali sono i cantieri principali sui quali ci si impegna a passare dai sogni ai fatti?
“Il primo riguarda il tema mare e turismo e comprende tante idee. Una di queste è il Parco del mare, per rilanciare il nostro prodotto turistico mettendo insieme la riqualificazione dell’arenile, della spiaggia, degli alberghi e della viabilità. E’ un progetto che cambia completamente i modelli che siamo abituati a vedere in giro per la città, che coinvolgerà oltre 14 km di lunghezza, da Torre Pedrera a Miramare, con una riqualificazione di insieme. Sarà, anche quantitativamente, uno degli spazi più dotati dal punto di vista turistico, poco costruito ma molto naturale. Si inserisce in questo discorso anche il piano di salvaguardia della balneazione: in estate partirà il cantiere in piazzale Kennedy, un’opera ciclopica con la realizzazione di due vasche su tutta la superficie della piazza.

Torniamo al parco del Mare: quali i tempi e le modalità di realizzazione?
“L’Amministrazione comunale sta trattando con la Regione per intercettare finanziamenti europei. Entro l’estate 2015 uscirà il bando dove gli operatori (albergatori, commercianti, bagnini) dichiareranno la loro manifestazione d’interesse a partecipare per pezzi alla riqualificazione, ma lo abbiamo fatto non come lo si fece con i project dove la strumentazione urbanistica era completamente in disaccordo con le proposte e i progetti presentati. Qui faremo un bando dopo aver predisposto con la Regione, la Provincia e il Comune questa modalità: l’operatore privato che si mette in gioco deve fare un progetto, compartecipare all’investimento per la parte dove insiste la sua proprietà e dove farà il suo intervento. Nel momento in cui presenta il progetto, se questo è coerente con la visione d‘insieme del Piano, nel giro di 60 giorni può avere le autorizzazioni per partire. La strumentazione urbanistica è già stata concordata tra i soggetti, e quindi tutti sono favorevoli alla realizzazione del progetto”.

Può entrare un po’ più nel dettaglio?
“Il Piano ha confezionato una serie di linee guida di riferimento che dicono come devono essere la viabilità futura, il sistema dei parcheggi, l’organizzazione e la localizzazione dei servizi. Noi ad esempio, riteniamo che si debba spostare gran parte delle volumetrie oggi sulla spiaggia (cabine, ristoranti, bar, ecc.) fuori dall’arenile, fino anche al 40- 45% di quello che c’è oggi. Ciò è conveniente sia per chi investe sia per il progetto in generale, mantenendo sull’arenile solo le attività più pregiate, per poterle fare funzionare tutto l’anno, e quindi dare una maggiore remuneratività a chi fa l’investimento. Ad autunno vogliamo avviare la verifica dei progetti al bando, che sarà aperto: si potrà aderire cioè anche in tempi successivi”.

Andranno riqualificati però anche gli alberghi…
“Abbiamo presentato un laboratorio con ingegneri, architetti, geometri per proporre delle modifiche al PSC e al Rue, al fine di individuare una serie di modalità per cui la riqualificazione alberghiera possa avvenire in modo lineare e veloce (senza che per ogni progetto il Comune debba fare un POC), ma su alcune coordinate precise, che sono quelle della rivalutazione delle strutture che sono sul mercato e quelle che sono in procinto di uscire, verso una rigenerazione di quelle che sul mercato ci vogliono restare. E’ un pacchetto completo di proposte che auspichiamo siano accolte dall’Amministrazione comunale”.

E il problema dell’aeroporto? Come si inserisce nel Piano Strategico?
“Certo l’aeroporto è fondamentale. Ma bisognava forse pensare strategicamente anche a soluzioni non consuete. Noi già tre anni fa sostenevamo che si poteva utilizzare l’aeroporto di Bologna, se solo si fosse pensato ad un sistema di collegamento veloce con la costa, o al limite con la stazione ferroviaria. Ciò fa parte di una strategia in cui gli operatori dei trasporti non sono in concorrenza tra di loro, ma convergono su più obiettivi. Questo non c’è in Italia. Infatti poi questa strategia Bologna non l’ha adottata, e noi ci ritroviamo per forza ad avere necessariamente un aeroporto, ma teoricamente non ci sarebbe stato bisogno, per cui adesso bisogna ricucire i pezzi di questa storia il meglio possibile”.

Altre “vision” che meritano un approfondimento?
“La mobilità. Nel gruppo di lavoro del Piano Strategico che se ne occupava, si rileva che Rimini usa la vecchia circonvallazione e il suo centro storico come una grande rotatoria per il centro, è questo non è pensabile in una visione di nuova città urbana. Dobbiamo costruire una serie di azioni per fare in modo che questa si possa bypassare e raggiungere il centro storico in modo diverso, che non sia più soffocato, altrimenti lo si deteriora. Da questa visione passano una serie di interventi che l’Amministrazione riminese ha iniziato a fare, i quali si muovono in quello che il PS aveva già a suo tempo proposto. Le rotatorie sulla statale già fatte e quelle da fare entro il 2015 (rotatoria per Coriano e Gros) per far sì che la statale 16 sia la nostra vera circonvallazione. L’altro è lo sfondamento di Via Tonale propedeutica alla pedonalizzazione del Ponte di Tiberio, poi i 17 interventi di fluidificazione della via Roma con il punto critico dove taglia la città di fronte alla stazione, ora risolto con la rotatoria in questi giorni già terminata”.

E sulla “mobilità dolce”? Quali sono le proposte?
“Abbiamo fatto un bel lavoro con i giovani, finanziato dalla Regione, un laboratorio partito due anni fa coi ragazzi coordinato da esperti e da tutor, un progetto che dà a Rimini un vero biciplan, un piano di piste ciclabili intelligenti, percorsi che portano da punto a punto. I giovani dell’Università hanno ideato anche il logo, e vorremmo che comparisse al posto del segnale attuale con la bici. Al Comune è piaciuto molto e verrà utilizzato per le prossime piste”.

Cosa contempla invece il Piano per la valorizzazione del centro storico?
“Una cosa importante è il lavoro di progettazione sul Ponte di Tiberio, che festeggia 2000 anni di storia. Ci siamo un po’ fissati con la storia del bimillenario del Ponte, è stato ideato Fluxus che è nato col PS, nel gruppo di lavoro sulla cultura, inventandosi queste celebrazioni tra il 2014 e il 2021 quando riteniamo siano ultimate tutte le opere infrastrutturali nel borgo e nell’invaso in modo da dare a quella zona la rilevanza giusta che deve avere: un ponte pedonalizzato, un invaso risistemato che diventa luogo di passaggio pedonale ma anche ciclabile, i collegamenti col ponticello per raggiungere il borgo San Giuliano (lavori già partiti). Per la risistemazione dell’invaso il Comune ha stanziato 3 milioni e mezzo. Stiamo poi lavorando con la Provincia per fare con fondi della comunità europea il primo ‘visitor center’ della Rimini romana, che ci sembrava troppo dimenticata. Rimini ha la fortuna di essere una vera città romana che però è stata soffocata completamente negli ultimi 60 anni col turismo, con la seconda ‘città’ nata sul mare. La rivalutazione della Rimini antica è un plus anche per il turismo”.

C’è però l’area della stazione a dividere le due “città”. Come risolvere questa frattura?
“Abbiamo anche qui svolto un lavoro di advisoring col Comune, con Sistemi Urbani che è la società delle ferrovie, abbiamo ricucito per fare in modo che venga costruito un progetto e sul quel progetto poi si misurano le fattibilità e gli interessi di ciascuno degli attori. Quella è la vera cerniera di collegamento tra la parte storica e il mare. E’ uno dei progetti che cambierà veramente il volto della città, che col Parco del Mare può rimettere a sistema quella cerniera. Questa fase è partita con uno studio preliminare fatto dall’università e i laboratori di ricerca di molte facoltà come architettura di Venezia e Pescara. Si arriverà a breve a definire delle proposte per la sigla di accordi che da qui a 10 anni faranno vedere il cambiamento di Rimini”.

La città storica e romana e rinascimentale, il mare, ma c’è anche la collina. Come valorizzarla?
“Il raddoppiamento del territorio era un obiettivo del piano, siamo arrivati a ottobre 2013 a firmare un protocollo d’intesa nel quale tutti i comuni della Valmarecchia si sono resi disponibili a far partire un progetto per valorizzare strategicamente l’intera valle sia nel rapporto con Rimini, sia con la bassa che alta valle. A giugno 2015 uscirà il documento del Piano Strategico sulla Valmarecchia, che metterà in rete anche Badia Tedalda, che è fuori territorio ma che insiste sul Marecchia e che ci ha rapportato con la Regione Toscana”.