Rimini s’ingegna: tutti a caccia di progetti europei

Ambiente e mobilità sostenibile sono i settori su cui gli enti riminesi puntano di più nei loro progetti europei

L’Ufficio Unico per le Politiche Comunitarie di Provincia, Comune di Rimini e Camera di Commercio ha fatto arrivare nel Riminese 5 milioni di euro complessivi di fondi europei. Turismo e ambiente i settori su cui il Pubblico punta di più mentre tra le imprese private sale la tensione per Horizon 2020. Ma cosa resta dei progetti europei sul territorio?

di Isabella Ciotti

Quando l’Europa chiama, anche Rimini risponde. Si chiama call for proposal  l’apertura ufficiale dei bandi con cui la Comunità Europea invita le amministrazioni degli Stati membri a presentare i propri progetti di cooperazione territoriale: idee, strategie, piani di ricerca finalizzati alla risoluzione di quei problemi che, superate le frontiere, si scoprono essere comuni a tutti e 28 i paesi. Dalla mobilità alla cultura, dalla sicurezza all’energia: ciò che conta è che i progetti siano innovativi e aiutino anche i cugini stranieri.
Così, nei mesi di tempo concessi dal bando, gli uffici per le relazioni internazionali di ogni comune, provincia ed entità territoriale si danno da fare tra documenti, burocrazia e sofisticherie tipicamente europee per presentare correttamente le proprie carte, spesso coinvolgendo alcuni partner o rendendosi partner di altri. Nel caso di Rimini, sarebbe più esatto dire l’ufficio: è uno solo, e si chiama Ufficio Unico per le Politiche Comunitarie. Una convenzione, firmata nel 2010, con la quale il Comune, la Provincia e la Camera di Commercio hanno scelto di collaborare per sfruttare al meglio i fondi della Comunità Europea, prima di allora subordinate alla non sempre efficace iniziativa dei singoli. Le somme si aggirano sui 2 milioni per i progetti ordinari, con quote per ciascuno dei partecipanti di circa 200mila euro, mentre salgono per i cosiddetti progetti strategici, più grandi e di maggiore durata. Fatto sta che quando le proposte superano la selezione, l’idea di partenza comincia a prendere forma e a diventare più articolata.
Dice bene il responsabile dell’Ufficio Unico, Enzo Finocchiaro: “lì, bisogna correre”. E in questi tre anni la squadra riminese ne ha vinte parecchie di maratone. 45 i progetti seguiti, per un totale di circa 5 milioni di euro ricaduti sul territorio. 500mila al progetto strategico Smart Inno, avviato a fine 2013 per sostenere l’attività di ricerca e sviluppo delle piccole e medie imprese, oltre 300mila a Hera, per la valorizzazione dei beni culturali nell’area adriatica, 130mila a Zero Waste, per la gestione dei rifiuti prodotti a seguito di eventi e festival. Spicca il titolo di IOR – Impact of Relationship, con l’adesione di 27 paesi e l’obiettivo di contrastare il cyber bullismo incoraggiando i giovani ad un sano e corretto utilizzo della rete.

La Provincia si concentra soprattutto sul turismo

Tra i 20 progetti di cui la Provincia è attualmente coordinatrice, si è da poco concluso Adria Muse, l’iniziativa che ha trasferito i musei dell’Adriatico al di fuori delle loro mura: gli amanti del mare si tengono a distanza dalla città? E allora la mostra riminese sulla navigazione antica è stata portata al Club Nautico, per poi raggiungere l’arena di Pola, sulle coste dell’Istria.
A gennaio si è chiuso invece CLEAR (Cultural Values Leisure Environments Accessibile Roundly), iniziato con un’indagine sul grado di accessibilità di 37 musei della Provincia da parte di disabili, e terminato con la realizzazione di una App che consente di avere informazioni preventive sui servizi offerti dalle strutture.

Attenzione all’ambiente, soprattutto da parte dei Comuni

Si intitola Pescatore responsabile, pescatore sostenibile il progetto di Bellaria Igea Marina che a marzo ha ottenuto ben 300mila euro di finanziamenti europei. Quest’estate la città, in collaborazione con Arpa Emilia-Romagna e Legacoop, diventerà un laboratorio per testare i servizi ambientali che la pesca può offrire alla difesa e alla salvaguardia del mare e delle sue risorse.
A Rimini, tra il 2010 e il 2012, sono andati invece oltre 70mila euro per il progetto Engage: l’obiettivo era compiere il “Patto dei Sindaci”, com’è stato definito l’impegno da parte degli amministratori di ridurre le emissioni di CO2 del 20% attraverso l’uso di energie rinnovabili.
Fare la conta, oggi, delle iniziative lanciate a favore dei diversi settori in questi ultimi anni, sarebbe un  po’ come calcolare quanti ombrelloni abbiamo sulle nostre spiagge. Sono tanti, e non sempre visibili da tutti.

Cosa resta di questi progetti?

Ma se i cittadini non li notano, cosa resta di queste risorse sul territorio?
Intanto va detto che i cittadini non spendono nulla: i progetti sono finanziati al 100% dalla Comunità Europea, e ogni spesa deve essere legittimata e verificata per scongiurare possibili sprechi. Ma va anche detto che nella maggior parte dei casi tutte queste iniziative, con i loro milioni di euro distribuiti in media tra i 24 e i 30 mesi di tempo, sembrano stazionare al di sopra delle nostre teste.
“Più che con il cittadino, i progetti europei nascono per interagire con i soggetti economici”, fa notare Enzo Finocchiaro. Funzionano, ci spiega il responsabile dell’Ufficio Unico, come dei laboratori di ricerca e sviluppo: si individuano le buone pratiche raccolte negli anni in un determinato settore, si effettuano ulteriori ricerche e si stabiliscono strategie che uniscano pubblico e privato verso il raggiungimento di nuovi obiettivi. Per prima cosa quindi restano le indagini condotte sul territorio, e gli strumenti utilizzati per migliorarlo.
“L’idea è di lasciare una sorta di cassetta degli attrezzi. Le novità e i dispositivi tecnologici introdotti in ambito turistico sono risorse che restano, e quello della valorizzazione dei beni culturali è un tema che non muore”.
Restano anche, e soprattutto, le relazioni stabilite con gli altri territori, il vero trampolino di lancio per l’economia locale.
“Veniamo cercati da molti per il nostro buon nome. L’Università di Vienna ci ha recentemente coinvolto nel progetto Danube Limes Brand, di cui è capofila. Siamo stati chiamati in qualità di esperti a portare il nostro know-how, la nostra esperienza in ambito turistico a servizio dei paesi sul Danubio. Occasioni come queste ci consentono di capitalizzare aree e risultati”.

Quali sfide per il futuro?

La prima riguarda la strategia europea per il prossimo settennio. Ricerca e innovazione, agenda digitale e competitività dei sistemi produttivi sono ai primi posti tra le priorità di investimento. Meno turismo, finora la nostra carta vincente nel confronto internazionale, e più spazio ai temi dell’energia, dell’occupazione e del volontariato internazionale.
La seconda e più importante sfida per il territorio riguarda invece la vexata quaestio della Provincia. Con l’approvazione, lo scorso 7 aprile, della legge Delrio per la riorganizzazione degli enti locali, l’Ufficio Unico Comunitario potrebbe perdere una delle sue colonne portanti. A poco serve che il triumvirato sia stato riconfermato per tutto il 2014, la preoccupazione resta.
Due, in particolare, per il presidente Stefano Vitali. “La prima è che il patrimonio di professionalità e relazioni conquistato finora venga disperso, e che i ventisei comuni della Provincia cessino di attingervi. La seconda è che i singoli enti, perso il loro punto di riferimento, cedano alle avances di agenzie e consulenti privati che promettono di intercettare fondi quando in realtà non hanno le competenze per farlo”.

Ricercatrice del Gruppo CSA, una delle aziende riminesi più attive nella caccia ai fondi europei

Intanto, largo alle imprese

E’ di 80 miliardi di euro il budget previsto per il prossimo settennio dal programma Horizon 2020, il nuovo fondo europeo per la ricerca e l’innovazione che da quest’anno unisce i finanziamenti  del 7° Programma Quadro, del Programma Competitività e Innovazione e dell’Istituto Europeo di Innovazione e Tecnologia. Non stupisce la cifra messa a disposizione dalla Comunità Europea, che in questi anni si è sempre dimostrata attenta a coinvolgere il mondo imprenditoriale nei propri programmi. Forse meno attente sono state le imprese riminesi, per la maggior parte impegnate a sopravvivere alla crisi e ancora troppo lontane dal mondo dei bandi internazionali. “Le aziende più piccole sono schiacciate”, commenta Finocchiaro. “Ma ci sono anche eccellenze del territorio che dall’esperienza europea hanno ottenuto risultati concreti in termini di ricerca e produzione. Queste aziende hanno  immediatamente colto come riuscire ad entrare in questa rete porti a importanti collaborazioni, oltre alla possibilità di accedere a nuovi progetti”.
Tre le aziende, per un totale di cinque proposte, che tra il 2012 e il 2013 hanno presentato all’Ufficio Unico la richiesta di fondi, ottenendo così un posto all’interno del 7° Programma Quadro: Petroltecnica, specializzata nella gestione di rifiuti e bonifiche ambientali, Focchi S.p.A., leader nel settore dei rivestimenti per gli edifici, e infine il Gruppo CSA, centro di studi ambientali e autore di tre diversi progetti.
A queste eccellenze il merito di aver saputo soddisfare le attese dell’UE, aggiudicandosi, non senza fatica, le risorse per crescere. “Noi abbiamo puntato sui bandi di ricerca, che sono piuttosto complessi – racconta Gabriele Matteucci del Gruppo CSA – si richiede molto a livello di conoscenze e professionalità. Ma è quando ti confronti con gli altri partner europei che capisci davvero se hai qualcosa da dire o meno. Che dire, bisogna crederci”.