Risparmi: attenti al “Lupo”, meglio un portafoglio diversificato

Secondo un’indagine di Ispo Ricerche, presentata ad un convegno organizzato dall’Associazione dei promotori finanziari (Anasf), più della metà degli italiani intervistati si dichiara poco o per nulla competente in materia finanziaria, cioè nella gestione dei propri risparmi.

Secondo lo stesso sondaggio, solo il 5 per cento degli italiani si rivolge ad un promotore finanziario, cioè a dei professionisti, quindi è logico dedurre che nella stragrande maggioranza dei casi prevalga il fai da te, oppure ci si affidi ai consigli, non sempre disinteressati, della propria banca. In ogni caso non è buona cosa investire, o far investire, i propri risparmi (magari quelli di una vita) senza minimamente conoscere l’uso che ne verrà fatto. Qualunque esso sia.  

A questo proposito può tornare utile un passaggio di un rapporto di una banca svizzera, dedicato a come investire nel 2014: “Chiunque sarebbe felice di veder raddoppiare in un anno il prezzo del titolo che detiene….(ma) A dir la verità, quelli che la stampa finanziaria descrive come investimenti di successo sono in gran parte frutto di un tempismo fortunato e in genere hanno vita breve. A nostro avviso, agli investitori conviene molto di più concentrarsi sulla strategia di lungo periodo” (UBS  Year Ahead 2014).

Non fidarsi, quindi, troppo di chi sbandiera risultati a due cifre per pochi anni, perché questi possono essere casuali e non ripetibili. L’invito a orientarsi sul medio-lungo periodo è corretto, ma questo vuol dire anche che nella scelta del proprio portafoglio (azioni, obbligazioni, ecc.) bisogna guardare non a quello che i titoli scelti hanno reso negli ultimi anni, ma prendere un tempo più lungo. Con l’avvertenza, sempre valida, che il passato non offre nessuna garanzia che il futuro si ripeterà tale e quale. Però può offrire qualche tranquillità in più.

Un altro consiglio riguarda la diversificazione: è opportuno non investire tutti i propri risparmi in un solo prodotto, ma preferire un gruppo di prodotti, perché così è più facile bilanciare quello che va peggio (e magari produce perdite), con quello che si comporta meglio e dà buoni risultati.
Sul merito, sempre lo stesso rapporto scrive: “Due classi di attivi diversi possono entrambi produrre buone performance (risultati) nel lungo periodo, ma non necessariamente si muovono all’unisono. Ad esempio, le azioni e obbligazioni statunitensi di alta qualità hanno registrato rendimenti rispettivamente del 7,5% e del 5,2% l’anno, negli ultimi 10 anni. Tuttavia, durante la crisi finanziaria del 2008 le azioni statunitensi hanno perso il 37% del loro valore, mentre le obbligazioni statunitensi hanno guadagnato l’8%”.

Infine ricordarsi che non esistono rendimenti elevati, senza correre rischi di pari grado. Chi ha visto il film The Wolf of Wall Street (il Lupo di Wall Street) ricorderà la storia del signore che aveva vinto qualche centinaia di migliaia di dollari alla lotteria e si fa convincere dallo spericolato  finanziere di turno ad investirli tutti in prodotti che avrebbero reso il 20% l’anno, finendo però per perdere tutto.