Risparmi tar-tassati

Quante tasse sul risparmio pagheremo nel 2014? E’ ancora un’incognita. La legge di stabilità in discussione contiene la proposta di portare allo 0,2% (dallo 0,15% del 2013) l’aliquota applicata su tutti gli investimenti, compresi i conti di deposito.
Poi c’è la tassazione, la seconda, delle rendite finanziarie (gli interessi dei BOT, ecc.) che qualcuno propone di alzare oltre il 20%.
Che i risparmi, anche piccoli, costituiscano una tentazione per tutti i Governi che cercano di far quadrare i conti, non è una novità. Basta seguire cosa è successo negli ultimi anni: dal primo gennaio 2012 la tassazione del 12,5% vale solo per i Btp e per gli altri titoli di Stato, mentre per azioni, fondi, bond societari ecc., l’aliquota è salita al 20%. E al 20% sono invece scesi, dal precedente 27%, i prelievi sugli interessi maturati dai conti correnti.

Un esempio per capire: un investimento in azioni da 50.000 euro con un rendimento complessivo ipotetico del 3% annuo (quindi 1.500 euro) prima del 2012 pagava il 12,5%, pari a 187,5 euro. Nel 2013, con l’aliquota al 20%, lo stesso rendimento sopporta una tassa di 300 euro, cui si è aggiunta la mini patrimoniale dello 0,15% (applicata su tutti gli investimenti) che vale altri 75 euro. Totale: 375 euro. L’anno prossimo, ipotizzando che vada in porto solo l’aumento (da 0,15 a 0,2%) della mini patrimoniale, l’esborso salirebbe a 400 euro (altri 25 euro). Mentre se alla fine si decidesse di portare l’aliquota generale al 22% per lo stesso investimento e lo stesso rendimento, al Fisco si lascerebbero 430 euro, quasi un terzo dei 1.500 euro che rappresentano il guadagno del risparmiatore.
Può consolare sapere che l’aumento delle tasse sulle rendite da capitale e sugli interessi è un trend presente anche in altri paesi Europei. In Francia, sommando il tutto, si arriva al 39%; in Germania è del 26,3% (contiene ancora una imposta introdotta per sostenere gli oneri della riunificazione tedesca), l’Austria è sul 25%, il Regno Unito  ha un’aliquota massima del 37,5%, la Spagna tra il 21 e il 27%  e solo la Russia si accontenta del 13%. In questo panorama, l’Italia è l’unico paese ad avere ancora un trattamento agevolato (il 12,5% in luogo del 20%) per gli interessi dei titoli pubblici (qui, forse, c’entra il fatto che, avendo un debito molto elevato, un aumento della tassazione comporterebbe un aumento dei tassi, divenendo per il Governo una partita di giro).
Intanto i rendimenti sui titoli di stato si mantengono piuttosto bassi (1,59% per un BTP a tre anni), mentre quello di un BOT ad un anno non copre nemmeno l’inflazione. Per ottenere di più, con l’incertezza dei tempi lunghi, bisogna mirare ai prossimi vent’anni: in questo caso si può portare a  casa più del 4 % netto.